L’11 settembre 2001 non appartiene soltanto alla storia degli Stati Uniti. Le immagini degli aerei che penetrano nelle Torri Gemelle, il fumo sopra Manhattan e le persone in fuga segnarono l’inizio di una stagione destinata a cambiare anche il Mediterraneo.
Da allora guerre, terrorismo, migrazioni, nuove frontiere e crisi geopolitiche hanno ridisegnato lo spazio che separa — e insieme unisce — Europa, Africa e Medio Oriente.
Per la Sicilia, ricordare l’11 settembre significa anche compiere un esercizio di memoria geografica.
L’isola occupa il centro di uno degli spazi più sensibili del pianeta. Qui le grandi crisi internazionali smettono rapidamente di essere eventi lontani e diventano realtà.
Guerre combattute a migliaia di chilometri possono trasformarsi in partenze dalle coste africane, nuove rotte migratorie, tensioni politiche ed emergenze umanitarie.
Lampedusa, Augusta, Sigonella, il Canale di Sicilia ricordano quanto possa essere breve la distanza tra la grande storia e la nostra vita quotidiana.
Il pericolo delle semplificazioni
L’11 settembre impone però anche un’altra riflessione: il pericolo delle semplificazioni.
Negli anni successivi agli attentati, il mondo islamico è stato troppo spesso raccontato attraverso le categorie del terrorismo, della minaccia e della paura. Una rappresentazione incapace di restituire la complessità di culture, società e territori molto diversi tra loro.
Il Mediterraneo ha una storia ben più antica delle guerre che oggi lo attraversano.
Per millenni è stato spazio di commerci e migrazioni, di scienza e conoscenza, di lingue, religioni e contaminazioni culturali.
La Sicilia conserva ancora le tracce profonde di quegli incontri. Sono nell’architettura, nei nomi dei luoghi, nell’agricoltura, nella cucina e persino nelle parole che pronunciamo ogni giorno.
Quando la paura sostituisce la conoscenza
Ricordare l’11 settembre significa quindi rifiutare sia l’oblio sia la costruzione del nemico.
Le vittime del terrorismo devono essere ricordate. Ma quella memoria non può trasformarsi nella lente attraverso cui osservare interi popoli, culture e territori.
Quando la paura sostituisce la conoscenza, una società non diventa più sicura. Diventa più fragile.
È anche da questa convinzione che nasce LIMEN.
LIMEN: andare oltre la soglia
Limen, in latino, significa soglia.
Una soglia non è soltanto ciò che separa due spazi. È anche il punto dal quale si può guardare oltre, attraversare un confine e mettere in discussione ciò che crediamo di sapere.
Questa è la posizione di LIMEN: non fermarsi al limite della conoscenza.
La superficie non basta a spiegare la realtà. La complessità non può essere ridotta a uno slogan. La distanza non deve diventare automaticamente diffidenza, così come la diversità non può essere trasformata in minaccia.
Il compito che LIMEN sceglie è un altro: cercare i fatti, attraversare i territori, ascoltare le persone e mettere in relazione ciò che, a prima vista, appare lontano.
Conoscere prima di giudicare. Approfondire prima di concludere. Comprendere prima di avere paura.
La Sicilia al centro, non alla periferia
Per una Sicilia che voglia recuperare una vera prospettiva mediterranea, questa non è una scelta culturale secondaria. È una necessità.
Essere al centro del Mediterraneo non significa soltanto trovarsi lungo le rotte migratorie o dentro le strategie militari internazionali.
Significa poter diventare luogo di osservazione e di incontro. Un punto privilegiato dal quale leggere le trasformazioni dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente.
La Sicilia può continuare a percepirsi come periferia d’Europa. Oppure può riconoscere ciò che la geografia le assegna da millenni: una posizione centrale nel Mediterraneo e, con essa, una responsabilità.
Comprendere prima di avere paura
Venticinque anni dopo, una delle lezioni più difficili dell’11 settembre rimane questa: la sicurezza di una società non dipende soltanto dalle frontiere che riesce a difendere.
Dipende anche dalla capacità di comprendere ciò che accade oltre quelle frontiere.
Per LIMEN, questa non è una formula retorica. È una scelta editoriale.
Nel cuore del Mediterraneo, andare oltre il limite della conoscenza significa provare a comprendere il mondo prima che sia la paura a raccontarcelo.

