Posidonia oceanica: come vive fino a 50 metri di profondità

La Posidonia oceanica è una delle prime piante terrestri ad aver colonizzato l’ambiente marino. Ha dato origine a vaste praterie sommerse che rappresentano uno degli ecosistemi più importanti del pianeta per biodiversità, produttività biologica e capacità di assorbimento del carbonio.

La storia della Posidonia oceanica è affascinate e in parte ancora avvolta nel mistero.

In origine, si è evoluta dalle alghe marine, organismi vegetali comparsi oltre un miliardo di anni fa. È stata tra le prime piante a colonizzare la superficie terrestre. Ha contribuito all’incremento dell’ossigeno atmosferico, alla formazione del suolo e allo sviluppo di complessi ecosistemi terrestri.

Circa 80 milioni di anni, questa pianta “superiore” -dotata di radici, fusto e foglie- è tornata a vivere sul fondo del mare adattandosi a situazioni estreme per la sopravvivenza delle piante terrestri.

Una ricerca coordinata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli ha svelato il meccanismo evolutivo che da milioni di anni permette allaPosidonia oceanicadi prosperare in ambienti marini fino a 50 metri di profondità. I ricercatori hanno scoperto che laPosidonia oceanicamantiene una capacità fotosintetica sorprendentemente elevata anche in condizioni di luce ridotta. Già a pochi metri sotto il livello del mare, l’acqua assorbe quasi completamente la luce solare lasciando filtrare principalmente i fotoni blu, poco funzionali all’attività fotosintetica. Grazie alla fotosintesi, le piante catturano l’energia solare trasportata dalla luce per trasformare acqua ed anidride carbonica in glucosio necessario per la loro crescita.

La ricerca ha visto coinvolti anche l’Università di Verona, il CNR e il Politecnico di Milano. Grazie ad una tecnica avanzata, la Spettroscopia Bidimensionale Elettronica (2DES), i ricercatori hanno scoperto che laPosidonia oceanicaha adattato la struttura molecolare del proprio fotosistema sviluppando un meccanismo di cattura dell’energia trasportata dalla luce solare più efficiente rispetto alle piante terrestri e -nello stesso tempo- accelerando il trasferimento dell’energia catturata verso il centro di reazione della fotosintesi.

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