Giuseppe Alessi: l’antifascista nemico della mafia

Giuseppe Alessi fu il primo presidente della Regione Siciliana ed intuì presto l’interesse della criminalità organizzata ad infiltrarsi nell’Amministrazione regionale per orientare la spesa pubblica a favore di comitati d’affari mafiosi.

Nel 1937, durante l’ultimo viaggio di Mussolini in Sicilia, l’istruzione scolastica era da oltre un decennio sotto il controllo del regime fascista. I giovani crescevano immersi nel fascismo, senza possibilità di immaginare un’Italia politicamente diversa, mentre agli adulti non veniva concesso alcuno spazio per manifestare dissenso.

Tuttavia, gli antifascisti esistevano, e tra loro c’era Giuseppe Alessi. Avvocato e uomo politico emergente negli anni ’30, Alessi si ritirò dalla vita pubblica con l’avvento del fascismo, per poi tornare attivo immediatamente dopo l’arrivo degli anglo-americani in Sicilia.

I principali oppositori del fascismo erano coloro che ne contrastavano ideologicamente il regime. Alessi trovava conforto e confronto nell’onorevole Salvatore Aldisio, che si era ritirato nella sua villa a Gela dopo essere decaduto nel 1926 da Deputato del Regno d’Italia per aver protestato contro il governo presieduto da Mussolini. Ogni estate Alessi lo raggiungeva con la famiglia per trascorrere insieme le vacanze che, puntualmente, si trasformavano in preziose lezioni di politica, di storia e organizzazione della Democrazia Cristiana. I contenuti delle loro discussioni avvenivano in un clima di assoluta riservatezza poiché Alessi era già stato segnalato dai fascisti per il confino di polizia, la pena applicata agli oppositori del regime fascista che prevedeva l’isolamento in località remote del territorio italiano, come le piccole isole di Ustica, Lipari, Lampedusa, Pantelleria, Ponza, Ventotene o San Domino. La decisione di applicare il confino non spettava ai tribunali dopo un processo, ma a una Commissione Provinciale di Pubblica Sicurezza che agiva con criteri arbitrari, trasformando il confino in uno strumento di repressione politica e controllo sociale. Giuseppe Alessi, già sottoposto a custodia cautelare, fu tenuto sotto stretto controllo per tre anni per le sue note posizioni antifasciste, e gli incontri con Aldisio avrebbero potuto facilmente trasformarsi in pretesto per essere confinato in un’isola remota.

Giuseppe Alessi fu il primo presidente della Regione Siciliana. Tra i suoi primi atti, l’impegno della Regione Siciliana a contrastare l’infiltrazione mafiosa nella Pubblica Amministrazione regionale. Il patrimonio di idee di Alessi purtroppo è stato disperso da politici condannati in via definitiva per aver favorito la mafia. Foto archivio famiglia Alessi

Il primo giugno 1947, Giuseppe Alessi fu eletto primo Presidente della Regione Siciliana. La monarchia era stata sostituita dalla Repubblica, il partito fascista nazionale era dissolto, ma Alessi vedeva all’orizzonte nuove e ancor più pericolose minacce. Giuseppe Verde, professore all’Università di Palermo e autore del saggio “Sepolta viva” —disponibile gratuitamente online— analizza i verbali della Giunta regionale presieduta da Alessi per ricostruire la sua ferma determinazione nella lotta contro la criminalità organizzata.

Sin dai primi verbali della neo Giunta, il presidente Alessi definiva l’Amministrazione regionale come un’istituzione politicamente impegnata nella repressione di ogni forma di delinquenza, con l’obiettivo di «colpirne e stroncarne in tutti i loro elementi e fattori, finanziatori, mandanti ed esecutori materiali». Giuseppe Alessi fu testimone di un impegno politico libero e risoluto, che generò un vasto patrimonio di idee e speranze per il progresso della società siciliana, purtroppo disperso dalle generazioni politiche successive.

Dopo Giuseppe Alessi, fu Piersanti Mattarella a impegnarsi concretamente per combattere l’infiltrazione mafiosa negli apparati burocratici della Regione Siciliana. La sua presidenza, durata dal 20 marzo 1978 al 6 gennaio 1980, fu tragicamente interrotta quando venne assassinato da un killer ancora oggi sconosciuto, su ordine dei vertici di “Cosa Nostra”.