L’Università di Bengasi e il CIRS di Ragusa hanno portato a termine l’ultima campagna esplorativa del Cyrenaica Karst Project, una ricerca scientifica volta a valorizzare uno dei patrimoni naturalistici più straordinari dell’intero Mediterraneo.
Immerso nell’acqua sino al collo, il geologo Rosario Ruggieri avanza lentamente lungo una stretta galleria naturale sotterranea nel quartiere di Al-Coeffiah alla periferia di Bengasi, la principale metropoli della Libia occidentale. Scruta attentamente le rocce delle pareti alla ricerca di indizi utili a comprendere lo sviluppo geomorfologico della grotta. Dietro di lui, gli speleologi Antonello Ingallinera e Luigi Fontana eseguono le misurazioni topografiche necessarie per realizzare la mappa della cavità e studiare il percorso delle acque sotterranee della pianura carsica di Bengasi, prima che queste si riversino nel Mar Mediterraneo.

Dopo aver percorso alcune decine di metri, gli speleologi del Centro Ibleo di Ricerche Speleo-idrogeologiche (CIRS) di Ragusa, sono costretti a fermarsi per la presenza di un “sifone”, il punto in cui la volta della galleria si abbassa fino ad immergersi nell’acqua impedendo di proseguire. «La grotta che stiamo esplorando» osserva Rosario Ruggieri, presidente del CIRS «è il risultato di un enorme collassamento di frana. Dopo aver attraversato ambienti estremamente instabili, formati da massi ciclopici accatastati uno sull’altro in modo molto precario, siamo riusciti a raggiungere la “tavola d’acqua”, il livello che separa la parte della cavità in cui circola l’aria da quella completamente allagata. Abbiamo rilevato la presenza di una circolazione idrica sotterranea che procede oltre il sifone, e che in futuro dovremo in qualche modo verificare».

Nonostante l’impossibilità di documentare la parte sommersa della cavità, sui volti degli speleologi si legge una chiara soddisfazione. A rendere speciale l’esplorazione appena conclusa è stato l’avvistamento di un esemplare di Typhlocaris lethaea, un piccolo crostaceo che vive nella più fitta oscurità. Lungo meno di 5 centimetri, è endemico degli ambienti acquatici sotterranei di Bengasi, si caratterizza per essere completamente bianco, per l’assenza di pigmentazione, e privo di occhi.
La scoperta del Typhlocaris lethaea risale al 1920, ma successivamente non si ebbero più notizie, tanto da considerarlo estinto fino al 2007, quando durante la prima missione del Cyrenaica Karst Project, Iolanda Galletti, speleobiologa del CIRS, ne fotografò alcuni esemplari nella Grotta di Lethe, la stessa in cui era stato avvistato circa un secolo prima.

Il Cyrenaica Karst Project è una ricerca scientifica complessa avviata nel 2007, frutto di una collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Terra della Facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Bengasi, guidato dal Professore Awad Bilal, e il CIRS di Ragusa. Fin dall’inizio, la direzione internazionale è stata affidata a Rosario Ruggieri, esperto di idrogeologia sotterranea e promotore della Conferenza internazionale Man and Karst, l’evento biennale che riunisce studiosi di numerosi paesi per condividere le più recenti scoperte scientifiche sul carsismo e sul rapporto tra uomo e ambiente carsico.
Il Progetto dell’Università di Bengasi e del CIRS prevede lo studio della relazione tra l’evoluzione delle grotte carsiche della Cirenaica ed i cambiamenti climatici che hanno interessato l’area mediterranea negli ultimi tre milioni di anni. Partendo dalla comprensione dei fenomeni geodinamici e speleogenetici che hanno modificato la superficie ed il sottosuolo delle aree carsiche libiche, i ricercatori mirano ad individuare nuove risorse idriche rinnovabili, fondamentali per il futuro della Libia.


Nella grande sala d’ingresso, dove la luce del sole riesce ancora a filtrare, ad attendere il ritorno in superficie degli speleologi del CIRS c’è Abdelsalam Elshaafi, professore di vulcanologia dell’Università di Bengasi e Direttore del Cyrenaica Karst Project. «La ricerca che stiamo conducendo da diversi anni insieme a Rosario Ruggieri, leader del Progetto, riveste un’importanza strategica per la Libia» spiega il professore Elshaafi. «Il nostro paese è occupato per il 95% da pianure aride e desertiche, comprendere cosa ha causato il collassamento dei grandi massi che formano questa cavità, studiare il sistema di circolazione delle acquee sotterranee che interessa la pianura di Bengasi, e l’intera regione della Cirenaica, è per noi fondamentale. Abbiamo la necessità di individuare nuove risorse idriche rinnovabili da tutelare e mettere a disposizione della popolazione libica in un futuro prossimo».
L’avvistamento del Typhlocaris lethaea nella cavità appena esplorata testimonia l’eccezionale biodiversità del sottosuolo libico, ma rappresenta anche l’allarme di una grave minaccia ambientale. L’habitat in cui vive è un ambiente acquatico con una salinità media di 4.72 ppt (4,7 grammi di sali per litro). Sebbene inferiore ai 35 ppt dell’acqua marina, questa concentrazione rende l’acqua di falda inutilizzabile per usi potabili e irrigui.
La principale causa di inquinamento e perdita di potabilità delle acquee sotterranee è lo sfruttamento eccessivo delle risorse idriche per l’agricoltura, effettuato senza rispettare i tempi di ricarica naturale dell’acquifero. A questo si aggiunge l’uso diffuso delle cavità naturali come discariche per rifiuti e scarichi fognari che accelera il processo di contaminazione completa delle falde.



«Le acquee che scorrono nel sottosuolo di Bengasi sono già in larga misura contaminate », afferma Abdelsalam Elshaafi. «Per proteggere il sistema idrico sotterraneo, abbiamo deciso di estendere le ricerche del Cyrenaica Karst Project in altre aree della Libia. È fondamentale comprendere il sistema di circolazione delle acquee nel suo insieme; per questo dedicheremo le prossime giornate della campagna di ricerca all’esplorazione di alcune grotte profonde individuate nell’area di Al-Jabal Al-Akhdar, una zona ancora incontaminata. Solo ricostruendo un quadro completo della situazione carsica attuale potremo individuare strategie efficaci per proteggere dall’inquinamento le grotte della Cirenaica e le acquee sotterranee utilizzabili per il consumo umano e l’irrigazione agricola. Tra i nostri obbiettivi rientra anche l’istituzione di un Geoparco riconosciuto dall’UNESCO, che permetterebbe di salvaguardare le cavità naturali e il sistema idrico sotterraneo. L’istituzione del Geoparco permetterebbe inoltre di promuovere i siti carsici più significativi della Cirenaica come destinazioni di turismo sostenibile, ed attirare -in un futuro non molto lontano- visitatori da tutto il mondo».

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Secondo il Rapporto Global Environment Outlook 2000 dell’ONU, la popolazione libica è la più vulnerabile al mondo per quanto riguarda la disponibilità di acqua potabile. Le esigenze idriche complessive della Libia sono stimate circa otto volte superiori alle risorse rinnovabili annuali disponibili. Si tratta di una situazione estremamente critica che necessita di una soluzione da trovare nel più breve tempo possibile.
Negli anni ’60 del secolo scorso alcuni centri vicino a Bengasi vennero abbandonati a causa della mancanza d’acqua fino al 1989, quando entrò in funzione The Great Man-made River Project (GMMR), il più grande acquedotto del mondo, voluto dal Colonnello Gheddafi per portare l’acqua potabile di enormi giacimenti fossili, individuati a grande profondità nel cuore del deserto del Sahara, verso le città costiere. Attualmente, l’80% della popolazione libica vive nelle aree urbane servite dal GMMR e può fare affidamento soltanto su queste risorse non rinnovabili che, secondo alcune stime, potrebbero esaurirsi entro i prossimi 50 anni.






Un problema mediterraneo
In Libia il prezzo della benzina è il più basso al mondo: un litro costa 0,15 Dinari, pari a 0,020 €/litro. In un paese dove bastano poco più di due euro per acquistare 100 litri di carburante, e che rischia di rimanere senza risorse idriche nell’arco di 50 anni, il vero “petrolio” è l’acqua.
Il problema della gestione delle risorse idriche rinnovabili non riguarda soltanto la Libia. Negli ultimi decenni, i cambiamenti climatici hanno provocato una forte accelerazione al processo di desertificazione di vaste aree del pianeta e portato il tema dell’acqua al centro del dibattito mondiale.
Secondo le stime dell’ONU, nel 2025 i prelievi globali di acqua dolce sono raddoppiati negli ultimi 45 anni. Anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) denuncia da oltre un decennio che il processo di desertificazione riguarda anche l’Europa mediterranea, e non più soltanto i paesi africani. Per quanto riguarda l’Italia, la regione più esposta è la Sicilia, con una accelerazione dell’avanzamento della desertificazione che interessa il 70% del territorio regionale.
L’importanza del Cyrenaica Karst Project risiede proprio nella sua rilevanza internazionale, richiama problematiche comuni a molti paesi, ha tutti i requisiti per diventare un modello di ricerca scientifica adottabile dai paesi rivieraschi del Mar Mediterraneo impegnati a contrastare alterazioni ambientali determinate dall’intrusione marina e dall’inquinamento antropico delle falde acquifere. L’importanza del Cyrenaica Karst Project non è soltanto di carattere scientifico. I risultati che intende conseguire hanno un forte impatto socio-economico. Al termine della Campagna esplorativa, conclusasi il 17 giugno 2026, il Presidente dell’Università di Bengasi Eiz Eldeen Aldressi ha voluto incontrare il geologo Rosario Ruggieri ed il Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra Awad Bilal per un aggiornamento sui risultati sinora ottenuti e ribadire l’impegno dell’ateneo libico a sostenere le future campagne di ricerca scientifica, di grande importanza per la popolazione libica e non solo.


