Nicola Granà: il Parco Naturale? Una grande opportunità per i Monti Sicani.

I Parchi naturali sono validi strumenti di promozione del territorio ed in tante parti del mondo hanno contribuito a migliorare le condizioni economiche delle comunità locali.
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In Sicilia esistono da trent’anni ma ad oggi i risultati sperati non sono arrivati. Diversi i motivi, emblematica la vicenda del Parco Naturale dei Monti Sicani istituito tre volte –l’ultima nel 2014– e per altrettante volte annullato dai giudici del Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia perché ritenuto lesivo per le attività produttive presenti nell’area interessata.

Per comprendere come, anche in Sicilia, i Parchi Naturali possano diventare efficaci strumenti di sviluppo territoriale abbiamo fatto una chiacchierata con Nicola Granà, il sindaco di Palazzo Adriano che nel maggio 2019 era riuscito a rendere operativo il Parco Naturale dei Monti Sicani (leggi l’articolo).

Sindaco Granà, cosa è successo dopo l’abolizione del Parco naturale dei Monti Sicani?

E’ successo che l’Assessore regionale del Territorio e dell’Ambiente Toto Cordaro ha convocato i sindaci dei Sicani per capire la volontà delle comunità locali riguardo il ripristino del Parco. Quasi tutti i sindaci hanno partecipato all’incontro promosso dall’Assessore ed hanno manifestato la volontà di iniziare, tutti insieme, un nuovo iter evitando gli errori fatti in passato.

La Regione Siciliana ha istituito il Parco dei Monti Sicani per ben tre volte, nel 2010, nel 2012 e nel 2014, e per altrettante volte il TAR lo ha annullato perché i Decreti istitutivi erano stati emanati senza tenere in considerazione le esigenze delle attività produttive presenti nell’area interessata. Cosa è mancato?

E’ mancato il coinvolgimento delle comunità locali nella fase in cui è stata decisa la perimetrazione del Parco. Oggi ci troviamo davanti ad una grande opportunità, possiamo pensare al Parco dei Monti Sicani come un reale strumento di sviluppo economico partendo proprio da una nuova perimetrazione attenta alle esigenze delle attività produttive esistenti.

Quindi le comunità dei Monti Sicani sono favorevoli all’istituzione del Parco…

Noi sindaci abbiamo chiesto all’Assessore Cordaro di ripartire tenendo in considerazione le esigenze del territorio. I Parchi possono diventare uno strumento di sviluppo economico soltanto con un effettivo coinvolgimento delle comunità locali sin dalla fase istruttiva. Non è un caso che, alla luce della strada intrapresa, alcuni Comuni sinora esclusi hanno manifestato l’interesse a far parte del Parco naturale dei Monti Sicani. Mi riferisco a Lercara Friddi, Campofiorito, Bisaquino e ad altri Comuni. Siamo tutti pronti a ripartire insieme. L’iter sarà lungo, ma noi ci siamo.

Cosa è stato fatto e quali risultati sono stati raggiunti prima dell’annullamento del Parco dei Monti Sicani?

Avevamo iniziato a promuovere il territorio con diverse attività legate all’immagine di un Parco naturale…

Comunque, non è venuta meno l’importanza naturalistica dei luoghi. La Sentenza del TAR ha annullato il Parco dei Monti Sicani ma, nello stesso tempo, ha riportato in vita quattro Riserve Naturali -quelle di Monte Cammarata, Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, Monte Carcaci, Monte Genuardo e S. Maria del Bosco- istituite tra il 1997 ed il 2000 per esaltare il valore naturalistico dei Sicani…

Le Riserve Naturali sono uno straordinario strumento di tutela del nostro patrimonio naturalistico. Oltre alle Riserve sono vigenti anche altri strumenti di tutela ambientale come i Siti di Interesse Comunitario e le Zone di Protezione Speciale che in molti ancora non conoscono. Grazie alla loro istituzione abbiamo salvato i “polmoni verdi” dei Monti Sicani ma ai fini della promozione del territorio, dell’attrazione turistica a livello nazionale ed internazionale, un’area definita “Parco” ha una valenza superiore.

Cosa c’è alla base delle resistenze di chi è ancora contrario al Parco?

Sicuramente c’è un grosso problema di comunicazione. Il fatto è che la popolazione non ha ancora sviluppato un senso di appartenenza al Parco perché l’iter istitutivo ha sempre avuto una regia esterna. Pur lavorando bene con il Commissario straordinario nominato dall’attuale Assessore del Territorio, la popolazione non si è mai sentita coinvolta. Bisogna anche tenere presente che negli anni passati il Parco è esistito solo sulla carta, di fatto le comunità locali non hanno visto nessuno dei benefici che in origine erano stati prospettati. Nell’ultimo anno con il Commissario straordinario Luca Gazzara abbiamo registrato dei passi avanti, ma non è bastato.

Cosa non si è riuscito a fare?

Molti attendevano benefici immediati, altri sono ancora convinti che il Parco limiti eccessivamente le attività produttive esistenti nel territorio. Sono in tanti ad essere fermamente contrari all’istituzione del Parco, penso ai cacciatori, ad alcuni agricoltori e soprattutto ai proprietari delle cave. Non si può negare che l’istituzione del Parco comporti delle limitazioni. Il problema è far capire a queste categorie che le limitazioni in realtà proteggono il territorio e gli interessi dell’intera collettività.

Quale strada seguire?

Innanzitutto partire dall’idea che non dobbiamo parlare di “Parco” come un qualcosa da rimettere in vita ma di uno nuovo strumento di valorizzazione del nostro territorio da costruire con la partecipazione attiva delle comunità locali. Quello che noi sindaci dei Monti Sicani intendiamo chiedere al Governo Regionale è di dotarci di uno strumento “Parco” che non sia molto rigido, che tenga conto delle esigenze locali come, ad esempio, le necessità edilizie per scopi produttivi delle aziende che intendono ampliarsi o insediarsi nelle aree periferiche dei centri urbani. Quello che chiediamo è un “Parco” che accompagni le comunità locali verso un sistema economico-produttivo sostenibile senza alcun trauma per delle comunità che hanno già gravi problemi da affrontare.

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