Abies nebrodensis: un abete da salvare

Circa 10.000 anni fa l’Appennino siculo ospitava intere foreste di Abies nebrodensis, una pianta arrivata in Sicilia prima dell’ultima glaciazione e sopravvissuta grazie all’istituzione del Parco Naturale delle Madonie.​

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Nel momento in cui la società civile ha ritrovato l’interesse per la salvaguardia dell’Ambiente e del nostro Pianeta, c’è un motivo in più per entrare in contatto con la Natura e comprenderne i fragili equilibri. Da dove iniziare? Innanzi tutto dalla conoscenza dei Parchi e dalle Riserve Naturali più vicini a noi. In Sicilia esistono oltre 80 aree protette istituite a partire dagli anni ’80 del secolo scorso ed oggi diventate meta di un turismo responsabile in continua espansione. Il Parco Naturale delle Madonie è una di questa. E’ uno straordinario laboratorio della Biodiversità a soli 100 Km da Palermo.

Perchè visitare il Parco delle Madonie

Il rilievo montuoso delle Madonie sfiora i 2.000 metri di quota e testimonia che la Sicilia non è solo mare. Qui hanno trovato rifugio sicuro piante non osservabili altrove. Alcune specie sono molto antiche, un esempio è l’Abies nebrodensis  arrivata in Sicilia oltre 10.000 anni fa, prima dell’ultima glaciazione.

La Società Botanica Italiana ha eletto l’Abies nebrodensis pianta simbolo della Sicilia. Gli unici esemplari presenti in natura sono distribuiti lungo il sentiero escursionistico che attraversa il Vallone Madonna degli Angeli. Foto V. Sottosanti/Archivio LIMEN

L’origine dell’Abies nebrodensis è ancora un mistero. Le informazioni più antiche provengono dalle torbiere di Geraci Siculo, da piccoli specchi d’acqua alimentati da piccole sorgenti d’acqua che nei millenni hanno depositano nei fondali pollini di Abies nebrodensis risalenti a 10.000 anni fa. Per i botanici dell’Università di Palermo questa è la prova di una ampia diffusione della specie quando l’uomo preistorico iniziava a diffondersi nel territorio siciliano. Le informazioni offerte dai pollini rinvenuti nelle torbiere di Geraci Siculo, spingono i botanici a ritenere che l’Abies nebrodensis derivi dalla mutazione di un Abete arrivato sui monti delle Madonie circa due milioni di anni fa.
Secondo questa ipotesi, la specie d’abete arrivata prima delle glaciazioni, tipica di ambienti freddi, nel tempo ha subito delle mutazioni per adattarsi all’innalzamento della temperatura che ha determinato l’attuale clima mite mediterraneo.

Le Torbiere di Geraci Siculo sono facilmente raggiungibili percorrendo il sentiero escursionistico che parte da Geraci Siculo. Qui i botanici dell'Università di Palermo hanno rinvenuto pollini di Abies nebrodensis risalenti a 10.000 anni fa, ad un periodo in cui la specie era molto diffusa nelle alte montagne della Sicilia. Foto V.Sottosanti/Archivio LIMEN

Il disboscamento indiscriminato iniziato nel XIX secolo per far fronte alla crisi economica, accentuatasi nel secolo successivo per le due guerre mondiali, portò all’estinzione delle foreste di Abies nebrodensis  che ricoprivano gran parte dell’appennino siculo.

Già nel 1922 il botanico Domenico Lanza denunciò l’esigenza di proteggere i pochi esemplari esistenti sia dal disboscamento che veniva praticato nei terreni privati che dai morsi degli animali selvaggi. Una svolta si ebbe negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale grazie agli appelli lanciati dalla botanica Albina Messeri che nel 1953 spinsero la Regione Siciliana ad acquistare i terreni del Vallone Madonna degli Angeli per scongiurare l’estinzione dell’Abies nebrodensis.

A seguito delle pressanti sollecitazioni delle associazioni ambientaliste, la Regione Siciliana negli anni ’80 del secolo scorso iniziò ad istituire Parchi e Riserve Naturali per salvaguardare uno straordinario patrimonio naturalistico ed urbanistico che rischiava di scomparire per sempre. In tempi più recenti sono stati istituiti anche un Parco Naturale Nazionale e tre Aree Marine Protette gestite dal Ministero dell’Ambiente che, insieme ai quattro Parchi ed alle 77 Riserve regionali, ricoprono oltre il 10% della superficie complessiva della Sicilia.

L’istituzione del Parco delle Madonie non è bastato per scongiurare l’estinzione dell’Abies nebrodensis. E’ stato necessario un intervento di salvaguardia finanziato dal Progetto LIFE per creare le condizioni che hanno favorito negli ultimi dieci anni all’avvio di una rinnovazione spontanea che ad oggi ha registrato la nascita di oltre cento nuove piante che inizieranno a riprodursi nei prossimi decenni.

Ci vorrà almeno un secolo affinché le cicatrici del disboscamento scompaiano ed altri due secoli per vedere distese di Abies nebrodensis di dimensioni modeste, ma i visitatori di oggi possono osservare da vicino le piante adulte sopravvissute e, con la guida di un esperto, meravigliarsi nello scorgere plantule alte pochi centimetri ed immaginare come, tra alcuni secoli, si presenteranno le alte Madonie.

Parco Naturale delle Madonie. Vallone Madonna degli Angeli. Foto V.Sottosanti/Archivio LIMEN

Organizza la tua escursione

Il Parco è aperto tutto l’anno ma è consigliabile pianificare l’escursione in Primavera o in Estate quando i faggi lungo il sentiero del Vallone Madonna degli Angeli sono verdi ed offrono una piacevole frescura.

Sconsigliato incamminarsi in caso di pioggia o nebbia. Per le escursioni invernali in periodo di neve è necessario l’uso di ciaspole ed è consigliata la presenza di una guida esperta.

Il sentiero si trova a circa otto chilometri da Polizzi Generosa lungo la strada che conduce a Piano Battaglia.

Per organizzare escursioni con l’accompagnamento di guide esperte è possibile rivolgersi al centro servizi montani di Piano Battaglia. 

Merita una visita il Museo dell’Abies nebrodensis di Polizzi Generosa per scoprire la storia di questa straordinaria pianta e le sfide affrontate nell’ultimo secolo dai botanici per evitarne l’estinzione. Chi ha più tempo può pianificare anche una escursione a Piano Battaglia per raggiungere con gli impianti di risalita la sommità della Mùfara ed osservare dall’alto le cime delle Madonie e gran parte del territorio siciliano. Gli impianti di risalita sono aperti tutto l’anno. (tariffe ed orari seggiovia).

Agli amanti dei paesaggi mozzafiato e del trekking è suggerito il Sentiero della Pace (circa 9 Km ed un dislivello di 650 metri) che attraversa il Vallone Mandarini per raggiungere la vetta del Monte San Salvatore (1.800 m.) dove nasce l’Imera meridionale: il fiume più lungo della Sicilia che, dopo aver attraversato tutta la Sicilia da nord a sud, sfocia nel Canale di Sicilia nei pressi di Licata.

D’obbligo la visita di Petralia Sottana e dei Borghi di Petralia Soprana e Geraci Siculo dove è possibile pernottare e mangiare ottimo cibo madonnina.

Per chi raggiunge il Parco Naturale delle Madonie da nord, irrinunciabile una sosta a Castelbuono per visitare il Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo e comprendere la straordinarietà della biodiversità del Parco Naturale delle Madonie.

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