Franco Fontana, addio al maestro che trasformò il Mediterraneo in colore

di Vincenzo Sottosanti

pubblicato il 30 agosto 2026

La notizia della morte di Franco Fontana arriva a Ragusa Ibla nel luogo e nel momento forse più emblematici per ricordarlo: durante il Ragusa Foto Festival, quest’anno dedicato agli “Archetipi Mediterranei”. È Alessandra Mauro, direttrice artistica della manifestazione e profonda conoscitrice della sua opera, ad annunciarne la scomparsa al pubblico. Nel suo ricordo affiora non soltanto il grande maestro italiano del colore, ma l’uomo: vitale, ironico, curioso, capace fino alla fine di continuare a guardare il mondo con stupore.

Per qualche istante, al Ragusa Foto Festival, la fotografia smette di essere soltanto il tema di un incontro e diventa memoria.

È Alessandra Mauro, direttrice editoriale di Contrasto e direttrice artistica del Festival, a prendere la parola e ad annunciare al pubblico la morte di Franco Fontana, scomparso a Modena il 29 agosto 2026, all’età di 92 anni.

La notizia è appena arrivata. Le parole di Mauro hanno inevitabilmente il tono del ricordo a caldo, personale prima ancora che critico. Dietro uno degli autori più riconoscibili della fotografia italiana del secondo Novecento emerge l’uomo che aveva conosciuto e frequentato: la sua vitalità, l’ironia, la curiosità, la capacità di continuare a interessarsi alle immagini e alle persone senza rifugiarsi nella distanza che spesso accompagna la consacrazione di un maestro.

Ed è forse proprio la curiosità la chiave migliore per ricordare Franco Fontana.

La coincidenza assume un significato ancora più forte perché l’edizione 2026 del Ragusa Foto Festival, la prima sotto la direzione artistica di Alessandra Mauro, è dedicata agli “Archetipi Mediterranei”, un’indagine fotografica sulle identità, le memorie e le trasformazioni che attraversano il mare e i territori che vi si affacciano.

Proprio il Mediterraneo è stato uno degli spazi nei quali lo sguardo di Fontana ha trovato alcune delle sue espressioni più intense.

Ragusa Ibla, 29 agosto 2026. Alessandra Mauro, direttrice editoriale di Contrasto e direttrice artistica del Ragusa Foto Festival, annuncia al pubblico la scomparsa di Franco Fontana, ricordandone la figura umana e l’importanza del suo percorso artistico. Insieme a Suleima Autore, ripercorre alcuni tratti della sua ricerca fotografica attraverso le immagini di Franco Fontana. Una Retrospettiva, catalogo della mostra inaugurata nel dicembre 2024 al Museo dell’Ara Pacis di Roma e curata da Jean-Luc Monterosso. Foto Vincenzo Sottosanti / Archivio LIMEN

Il Mediterraneo come luce

Franco Fontana aveva cominciato a fotografare nei primi anni Sessanta, scegliendo il colore quando buona parte della fotografia d’autore continuava ancora a identificarsi con il bianco e nero.

Ma per lui il colore non era decorazione. Era struttura.

Un campo giallo, una collina verde, una strada, una parete, il cielo o una superficie marina diventavano gli elementi essenziali attraverso i quali costruire l’immagine. Il teleobiettivo comprimeva le distanze, l’inquadratura eliminava il superfluo, il paesaggio perdeva progressivamente profondità fino ad avvicinarsi all’astrazione.

Fontana non inventava mondi inesistenti. Scopriva immagini nuove dentro il mondo reale.

Il Mediterraneo sembrava offrire naturalmente la materia necessaria a questa ricerca: il sole netto, le ombre profonde, il blu del mare, le terre gialle e ocra, il bianco delle architetture, le geometrie prodotte dall’agricoltura.

Non gli servivano il pescatore, la barca o il tramonto per raccontarlo. Potevano bastare una linea d’orizzonte e due colori.

Nelle sue fotografie il Mediterraneo cessava così di essere soltanto una geografia. Diventava soprattutto una condizione della luce.

Una selezione di immagini di Franco Fontana, nelle quali il paesaggio rurale si trasforma in geometria, ritmo e colore. Campi, colline e linee d’orizzonte diventano forme essenziali, espressione di uno sguardo che ha rivoluzionato la fotografia italiana del paesaggio attraverso l’uso audace e personale del colore. Fonte: sito web francofontanaphotographer.com

Le Sicilie di Fontana

All’interno di questo lungo viaggio nel colore, la Sicilia occupa uno spazio particolare.

Fontana vi tornò in momenti differenti della propria carriera, fotografando Tindari, Nicosia, Gangi, Noto, Morgantina, Donnafugata e altri luoghi dell’isola.

A Tindari, nei primi anni Novanta, le forme della laguna di Marinello sembrano dissolvere la geografia: sabbia, acqua e costa diventano superfici sospese dentro il blu.

Nell’entroterra siciliano, case, campi e tetti si trasformano invece in trame geometriche.

A Noto, dove nel 1995 tenne anche un workshop, Fontana trovò uno dei paesaggi urbani più congeniali al proprio linguaggio: la pietra barocca investita dal sole, le ombre profonde, le superfici degli edifici e il cielo della Sicilia sud-orientale.

Anche davanti alla monumentalità del Barocco preferiva spesso il frammento. Una parete. Un tetto. Un’ombra. Una porzione di cielo.

Era il suo modo di sottrarsi alla cartolina e all’immagine già conosciuta della Sicilia.

Nel 2007 arrivò anche a Donnafugata, nel territorio ragusano. Ancora una volta il castello e il suo paesaggio non vengono necessariamente raccontati attraverso la veduta monumentale: muri, strade, torri e presenze umane diventano elementi di una composizione costruita soprattutto dalla luce.

La Sicilia di Fontana non dice allo spettatore semplicemente: “guardate quanto è bella quest’isola”.

Gli chiede piuttosto: “siete sicuri di averla già vista?”

Donnafugata (Ragusa), 2007. Una fotografia di Franco Fontana realizzata negli spazi del Castello di Donnafugata, nel territorio ibleo. L’opera, proposta e venduta all’asta da Finarte, era accompagnata dal certificato di autenticità rilasciato dallo stesso fotografo. Immagine tratta dal catalogo online Finarte.

Appunti siciliani

Il rapporto con l’isola trovò una delle sue sintesi più significative nel volume Appunti siciliani. Sicilian Notes, pubblicato nel 2007.

Il titolo sembra descrivere perfettamente il metodo del fotografo.

Non un atlante della Sicilia. Non un reportage che pretende di spiegarne interamente l’identità. Piuttosto una raccolta di appunti visivi: coste, campagne, città, architetture, colori e segni incontrati durante il viaggio.

Un altro capitolo importante fu Il tempo fissato. Pietre e colori a Morgantina.

Fra le rovine dell’antica città siciliana, la ricerca di Fontana incontra qualcosa di ulteriore: il tempo.

Le pietre archeologiche, la terra e il paesaggio diventano superfici sulle quali la luce rende visibili le stratificazioni della storia.

Qui il Mediterraneo non è più soltanto sole, terra e mare.

È anche memoria di civiltà.

Una Sicilia che continua a circolare

Le fotografie siciliane di Fontana continuano oggi a vivere nei libri, nelle collezioni e nel mercato della fotografia d’autore.

Immagini realizzate a Tindari, Donnafugata e in altri luoghi dell’isola sono passate negli anni attraverso gallerie specializzate e case d’asta come Finarte, consentendo anche ai collezionisti privati di acquisire stampe firmate e certificate del fotografo.

È un aspetto significativo perché testimonia quanto quelle immagini abbiano ormai superato il momento dello scatto per entrare nella storia della fotografia italiana.

Ma il valore più importante dell’eredità di Fontana non si misura nelle quotazioni.

Sta nel modo di guardare.

Continuare a vedere

È qui che il ricordo di Alessandra Mauro a Ragusa assume un significato particolare.

Nel momento della scomparsa, la direttrice artistica del Ragusa Foto Festival non ricorda soltanto l’autore consacrato dai musei, dalle mostre e dai libri. Ricorda una persona ancora capace di curiosità, vitalità e partecipazione.

In fondo, lo stesso atteggiamento che aveva guidato per tutta la vita la sua fotografia.

Continuare a guardare ciò che tutti conoscono come se lo si incontrasse per la prima volta.

Forse non poteva esserci scenario più appropriato di Ragusa Ibla per salutarlo: una città di pietra affacciata idealmente sul Mediterraneo, durante un Festival dedicato proprio agli archetipi di questo mare.

La Sicilia era stata per Fontana un territorio antico sul quale esercitare uno sguardo nuovo.

Aveva trovato il blu del mare, le geometrie delle campagne, la pietra delle città, le ombre, le rovine e la luce.

Poi aveva eliminato tutto ciò che riteneva superfluo.

E aveva lasciato soltanto l’essenziale.

Un campo. Un muro. Una strada. Una linea all’orizzonte.

Nelle fotografie di Franco Fontana il Mediterraneo non era soltanto un luogo. Era luce. E la Sicilia uno dei territori nei quali quella luce poteva diventare fotografia.

Questa versione lega più strettamente la scomparsa di Fontana al tema “Archetipi Mediterranei” dell’edizione 2026, rendendo il ricordo di Alessandra Mauro la cornice narrativa dell’intero articolo.

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