Settecento incarichi all’ASP di Ragusa. Ma cosa cambierà per i pazienti?

Basta ridisegnare l’organizzazione interna di un’Azienda sanitaria per cambiare davvero la sanità? La riorganizzazione può essere necessaria, ma la vera domanda è: produrrà risultati che i cittadini potranno vedere e misurare?

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti

IN BREVE

L’Azienda sanitaria di Ragusa ridisegna oltre 700 incarichi professionali e gestionali mentre sul territorio continua la protesta per carenza di personale, pronto soccorso, liste d’attesa e rete ospedaliera. Settecento incarichi sembrano una rivoluzione. Ma basta ridisegnare l’organizzazione interna di un’Azienda sanitaria per cambiare davvero la sanità? La riorganizzazione può essere necessaria, ma la vera domanda è: produrrà risultati che i cittadini potranno vedere e misurare? È questa la domanda che resta dopo la decisione dell’ASP di Ragusa di attribuire oltre 700 incarichi professionali e gestionali alla dirigenza sanitaria, destinando quasi 800 mila euro al relativo trattamento economico.

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Occorre chiarire subito un punto: non sono 700 nuove assunzioni. Gli incarichi riguardano dirigenti sanitari già in servizio e comprendono responsabilità gestionali delle Unità operative e incarichi professionali di diversa complessità.

Il provvedimento, adottato con la delibera n. 1906, conclude un percorso iniziato a marzo con l’aggiornamento della mappatura degli incarichi, ferma al 2020.

Il direttore generale Giuseppe Drago sostiene che una maggiore chiarezza organizzativa possa rendere più efficienti le strutture e migliorare la qualità dei servizi.

È un obiettivo importante. Ma tra riordinare una struttura e ridurre l’attesa di un paziente esiste uno spazio che deve essere riempito di risultati concreti.

Ed è proprio in quello spazio che comincia l’inchiesta di LIMEN.

La protesta è arrivata prima

Il provvedimento dell’ASP arriva in un momento particolarmente delicato per la sanità ragusana.

A Vittoria il sindaco Francesco Aiello ha promosso una mobilitazione davanti all’ospedale Guzzardi. Le ragioni indicate riguardano liste d’attesa, carenza di medici e personale sanitario, difficoltà dell’emergenza-urgenza, assistenza territoriale e necessità di rafforzare i presìdi ospedalieri. Alla protesta ha partecipato anche Nello Dipasquale.

A Ragusa, contemporaneamente, l’assessore comunale alla Salute Giovanni Iacono ha confermato che l’Avvocatura sta esaminando gli atti in vista di una possibile impugnazione davanti al TAR della proposta di rete ospedaliera regionale, dopo le osservazioni già avanzate dal Comune.

Poi arriva la notizia dei 700 incarichi.

La successione temporale potrebbe suggerire un collegamento con le proteste, ma occorre distinguere i fatti: l’iter della riorganizzazione era iniziato a marzo, molti mesi prima della mobilitazione di settembre.

Le due vicende, però, oggi inevitabilmente si incontrano.

Mentre cittadini e amministratori chiedono servizi più efficienti, l’ASP interviene sulla propria macchina organizzativa.

La domanda è quindi semplice: quanto di quella riorganizzazione arriverà fino al letto del paziente?

Dipasquale: «Il problema non si risolve domani»

LIMEN ha intervistato l’Onorevole Nello Dipasquale il 14 settembre per la seconda inchiesta sulla sanità siciliana di prossima pubblicazione, prima della notizia degli oltre 700 incarichi.

Le sue osservazioni non sono quindi una replica al provvedimento dell’ASP, ma fotografano il problema indipendentemente da esso.

«La Sicilia ha bisogno di una riforma sulla sanità», afferma Dipasquale, sottolineando che le inadempienze accumulate nel tempo non consentono di trovare «oggi una soluzione definitiva per domani». Servono risorse, programmazione e una strategia capace di rendere attrattivi anche gli ospedali delle realtà provinciali.

Alla luce della nuova delibera, il ragionamento assume un significato particolare.

I 700 incarichi possono ridefinire responsabilità, riconoscere professionalità e stabilire con maggiore chiarezza chi deve dirigere cosa.

Ma non equivalgono a 700 medici, infermieri o operatori sanitari in più.

Non risolvono automaticamente una carenza di personale, non riaprono un servizio chiuso, non riducono necessariamente una lista d’attesa e non garantiscono che una Casa di Comunità disponga delle professionalità necessarie per funzionare pienamente.

La riorganizzazione può essere uno strumento. Non può essere considerata, da sola, il risultato.

Dagli organigrammi alle corsie

Questo non significa che il provvedimento dell’ASP sia irrilevante.

Un sistema sanitario nel quale responsabilità, competenze e catene decisionali non siano definite con precisione difficilmente può funzionare bene. L’organizzazione conta.

La questione è capire come misurare il passaggio dall’organizzazione al servizio.

Se la nuova struttura funzionerà, nei prossimi mesi dovrebbero emergere effetti verificabili: tempi di attesa al pronto soccorso, tempi necessari per ottenere una TAC, una risonanza o una visita specialistica, turni scoperti, organici dei reparti, prestazioni realmente erogate dalle Case di Comunità.

E ancora: come cambieranno le liste d’attesa? Quanti pazienti continueranno a essere costretti a rivolgersi al privato o a spostarsi fuori provincia?

Sono questi gli indicatori attraverso i quali sarà possibile capire se i 700 incarichi avranno rappresentato soltanto una riorganizzazione interna oppure l’inizio di un miglioramento effettivo dell’assistenza.

Dipasquale insiste anche sulla necessità di superare una sanità costruita come somma di reparti da difendere territorialmente. Non tutti gli ospedali, sostiene, possono offrire tutto: occorre qualificare i presìdi, distribuire le specializzazioni e costruire una vera rete provinciale.

La nuova mappa degli incarichi dovrebbe allora essere letta anche attraverso una domanda più ampia:

a quale modello di sanità vengono assegnate quelle responsabilità?

Un organigramma può essere perfettamente disegnato. Ma deve servire un progetto.

Chi governa davvero la sanità ragusana?

La vicenda rende evidente anche un problema di governance.

La sanità siciliana non viene governata da un solo soggetto. La Regione programma la rete sanitaria, definisce gli indirizzi e gli obiettivi e svolge funzioni di monitoraggio. Le Aziende sanitarie organizzano concretamente i servizi sul territorio.

I sindaci possono formulare osservazioni, contestare le scelte e utilizzare gli strumenti amministrativi o giudiziari disponibili, ma non gestiscono direttamente gli organici ospedalieri.

Il caso ragusano lo dimostra.

L’Assessore alla Sanità del Comune di Ragusa Giovanni Iacono può contestare la rete ospedaliera e l’Amministrazione comunale può valutare il ricorso al TAR. Il Sindaco Francesco Aiello può trasformare il disagio dei cittadini in mobilitazione politica e istituzionale. L’Onorevole Nello Dipasquale può intervenire all’ARS e sollecitare una diversa programmazione.

Ma l’organizzazione quotidiana dei servizi resta affidata all’ASP, dentro una cornice programmatoria che dipende in larga misura dalla Regione.

Per questo, davanti a oltre 700 incarichi, non basta chiedersi chi abbia ricevuto quale responsabilità.

Bisogna chiedersi che cosa cambierà dopo.

I 700 incarichi alla prova dei risultati

LIMEN ha avviato un’inchiesta approfondita sulla sanità pubblica in Sicilia partendo dal territorio ragusano.

Le proteste di Vittoria, il confronto sulla rete ospedaliera, le liste d’attesa, la carenza di personale, il ruolo della Regione, le responsabilità dell’ASP e ora la redistribuzione di oltre 700 incarichi non saranno trattati come episodi separati.

Sono parti dello stesso problema: capire chi governa realmente la sanità, con quali strumenti e soprattutto con quali risultati per i cittadini.

Per LIMEN la delibera dell’ASP non rappresenta quindi la conclusione della vicenda, ma un punto di partenza.

Nei prossimi mesi verificheremo se alla nuova distribuzione delle responsabilità corrisponderanno cambiamenti misurabili nei tempi di attesa, negli organici, nell’emergenza-urgenza, nella funzionalità dei reparti, nella sanità territoriale e nell’accessibilità delle prestazioni.

Non si tratta di stabilire oggi se i 700 incarichi siano molti o pochi, giusti o sbagliati.

Si tratta di verificare cosa produrranno.

Perché nella sanità pubblica una responsabilità organizzativa acquista valore per il cittadino soltanto quando si traduce in un servizio migliore.

Tra qualche mese LIMEN tornerà sui numeri.

Controlleremo cosa è cambiato.

E, soprattutto, cosa non è cambiato.

È su questo terreno — quello dei risultati verificabili — che continuerà la nostra inchiesta sulla sanità ragusana.

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