Santa Domenica: la cava ritrovata. Musica e voci di chi ha scelto di vivere il parco urbano

La pioggia mette alla prova l’apertura del parco urbano. I ragusani attraversano la valle e tornano il giorno dopo, ancora più numerosi. Fra le latomie, l’arpa di Giulia Guastella e le voci di chi già immagina il futuro del parco.

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti

IN BREVE

Sabato 26 settembre segna la storica apertura del parco urbano di Ragusa. Nonostante la pioggia battente ingrossi rapidamente il torrente di Cava Santa Domenica, centinaia di ragusani accorrono numerosi. Grazie ai nuovi ponticelli, attraversano il corso d’acqua senza difficoltà per inoltrarsi lungo i sentieri ed esplorare le antiche latomie. Sospesi in alto rimangono i grandi ponti che per anni hanno offerto solo una vista panoramica della vallata; sotto, per la prima volta, prende vita una città che la vive e la attraversa.

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LIMEN – Guarda oltre la superficie
Cava Santa Domenica, 26 settembre 2026. A tarda sera, il sentiero verso l’uscita principale è ancora percorso dai ragusani che, nonostante la pioggia, hanno partecipato all’apertura del Parco urbano. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

La pioggia cade sulla Cava Santa Domenica proprio mentre Ragusa torna a entrarci, e l’acqua che attraversa la vallata aumenta la sua portata. Per un momento il maltempo sembra voler dettare il programma della giornata. Ma sui ponticelli realizzati durante i lavori di riqualificazione il passaggio resta agevole: i visitatori superano il corso d’acqua senza difficoltà, in sicurezza, e proseguono. Sono centinaia. Scendono lungo i sentieri, entrano nelle latomie. Per molti la scoperta comincia qui, nel vedere dal basso i ponti dai quali avevano sempre guardato la cava..

Il torrente si ingrossa mentre i primi ragusani scendono nella Cava Santa Domenica. La corrente non li scoraggia: i ponticelli metallici consentono di attraversarlo in sicurezza. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN.
Il torrente si ingrossa mentre i primi ragusani scendono nella Cava Santa Domenica. Le condizioni meteorologiche non li scoraggia: i ponticelli metallici consentono di attraversarlo in sicurezza. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN.

Il maltempo costringe a rinviare il concerto previsto sul ponte di via Roma, ma all’interno della cava l’esperienza continua. I visitatori avanzano lungo i percorsi bagnati mentre la portata dell’acqua aumenta, mentre i ponticelli metallici garantiscono il passaggio in sicurezza da una sponda all’altra. All’imbrunire, il nuovo impianto di illuminazione disegna i contorni dei sentieri e svela la straordinaria profondità delle sale scavate nella pietra. Una leggera pioggia accompagna i ragusani per tutta la serata amplificando la forza primordiale di una valle che la città sta riscoprendo con stupore.

Sembra quasi che Madre Natura abbia scelto la pioggia per sottoporre Ragusa a un severo banco di prova con una domanda: “alla prima difficoltà lascerete di nuovo sola questa valle?” La risposta arriva dalle centinaia di persone che continuano a scendere con gli ombrelli aperti e ad attraversare il torrente mentre minaccia di esondare.

Le strutture realizzate e quelle recuperate durante i lavori di riqualificazione hanno reso Cava Santa Domenica nuovamente accessibile dopo decenni di abbandono. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN.
Anche sotto la pioggia, i ragusani hanno potuto percorrere Cava Santa Domenica e attraversare il torrente grazie ai sentieri e ai ponticelli realizzati o ripristinati durante la riqualificazione. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

L’ingegnere Alberto Iacono e l’architetto Gianfabio Tomasi, impegnati nella progettazione e nella direzione dei lavori, osservano il “fiume” di persone che attraversa il torrente. Sui loro volti affiora una soddisfazione difficile da nascondere.
Durante i tre anni di cantiere hanno dovuto affrontare ostacoli che all’inizio nessuno immaginava: oltre 90 tonnellate di rifiuti da rimuovere, scarichi fognari che portavano liquami direttamente nella vallata da intercettare ed eliminare e tanti altri problemi. Gli imprevisti sono stati così numerosi che elencarli tutti richiederebbe un racconto a parte. 

Il lavoro che li ha impegnati prende forma in un’immagine semplice: il torrente si ingrossa, e la gente continua a varcarlo in sicurezza. Tutte le strutture reggono alla perfezione: la testimonianza inequivocabile di una riqualificazione della vallata eseguita a regola d’arte.

Ragusa, 27 settembre 2026. Sui volti di Gianfabio Tomasi e Alberto Iacono, alla soddisfazione del successo dell'apertura del giorno precedente si aggiunge quella di domenica nel vedere il parco pieno di cittadini. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN
Ragusa, 27 settembre 2026. Gianfabio Tomasi (in maglietta bianca) e Alberto Iacono sorridono tra i visitatori. Alla soddisfazione per l’apertura del giorno precedente si aggiunge quella di vedere, domenica, il parco pieno di cittadini. Foto: V. Sottosanti / Archivio LIMEN.

Una domenica solare piena di sorprese

Domenica 27 il sole cambia la scena. I sentieri si riempiono, le persone entrano nelle latomie e osservano i terrazzamenti. La pietra ricorda ciò che la cava ha dato a Ragusa: calcare per costruire, calce prodotta nelle carcare, ortaggi coltivati sui pendii. Parte della città superiore sorta dopo il terremoto del 1693 prese forma anche con materiali estratti qui. Oggi la valle può offrire qualcosa di meno misurabile, ma altrettanto necessario: tempo da trascorrere insieme, spazio per camminare e la possibilità di tornare a conoscere un ambiente rimasto a lungo ai margini della vita quotidiana.

La riqualificazione di Cava Santa Domenica è stata accompagnata da un percorso di democrazia partecipativa che ha coinvolto anche i ragusani più giovani. Invitando i cittadini a immaginare il futuro della vallata, l’Amministrazione comunale ha generato aspettative alle quali ora è chiamata a dare seguito. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

Un parco entra nella vita di una città quando qualcuno comincia a immaginare come tornarci la settimana successiva. Tra questi “pionieri” del Parco c’è Giuliana Occhipinti mi spiega che fa parte del gruppo di genitori di Aspettando lo smartphone Ragusa che ha aderito al Progetto pattidigitali.it, Il gruppo lavora perché i figli imparino a usare la tecnologia con consapevolezza e trovino anche occasioni per giocare e stare insieme lontano dagli schermi. Alcuni hanno già scelto il parco come loro «sede» informale: un posto in cui proseguire il percorso educativo e, quando il tempo lo permetterà, ritrovarsi la domenica anche per mangiare insieme nelle aree attrezzate.

Qui, intanto, i bambini giocano insieme. «Basta che stiano insieme, loro creano di tutto», dice Giuliana. Per lei la vallata «non è solo un posto dove lasciare i bambini, ma è dove trascorrere del tempo insieme».

Le chiedo che cosa accadrà quando si spegneranno i riflettori dell’inaugurazione. «Anche senza organizzare niente possiamo goderci questo spazio e riappropriarcene», risponde. È un’idea di cura affidata anche ai cittadini: scegliere di tornare, lasciare ai bambini tempo per inventare giochi, ritrovarsi nelle domeniche di bel tempo per pranzare insieme nelle aree attrezzate. Giuliana lo dice con chiarezza: «istituzioni e associazioni possono proporre attività, ma dobbiamo essere prima di tutto noi, come cittadini, a sentire il bisogno di frequentare questo posto». È una forma di gestione dal basso fatta di presenza e attenzione, che può affiancare la manutenzione e le responsabilità pubbliche.

È così che una parte della vita del parco prende forma direttamente da chi lo vive ogni giorno.  Ed è proprio mentre parliamo che arriva suo figlio Edoardo di nove anni con gli amici Paolo e Samuele entusiasti per aver scoperto un “tesoro”: una moneta antica. Sono gli stessi ragazzi a mostrarla agli archeologi Elisabetta Tramontana, che ha seguito i lavori di riqualificazione di Cava Santa Domenica per conto della Soprintendenza per i Beni Culturali di Ragusa, ed all’archeologo Giuseppe Terranova  che Edoardo ha riconosciuto mentre guidavano la visita archeologica organizzata dall’Associazione SiciliaAntica.

Nonostante le concrezioni, appare subito evidente che si tratta di una moneta del Regno d’Italia, probabilmente degli anni ’40 del secolo scorso. Samuele, Edoardo e Paolo non nascondo la fierezza per la loro scoperta e già programmano di tornare le prossime domeniche ad esplorare la vallata per nuove ed avvincenti avventure.

Da sinistra, Paolo, Edoardo e Samuele mostrano il «tesoro» rinvenuto in una fessura del pilone del ponte di via Roma alle loro spalle, mentre due compagni di gioco li osservano increduli. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN
A una prima osservazione, la moneta trovata da Samuele, Edoardo e Paolo potrebbe risalire agli anni del Regno d’Italia in cui fu costruito il ponte di via Roma. Per datarla con maggiore precisione servirà l’esame di uno specialista, dopo un intervento conservativo appropriato. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

L’archeologa Elisabetta Tramontana osserva compiaciuta la moneta scoperta dai giovani “esploratori”. Il suo volto trasmette la consapevolezza di quanto sia importante per la comunità ragusana il luogo in cui ci troviamo. «Per conto della Soprintendenza ho svolto il compito di svolgere sorveglianza archeologica, in particolar modo durante le movimentazioni di terra e gli scavi necessari per la riqualificazione della vallata», precisa. La scoperta della moneta è un piccolo segnale della portata storica ed archeologica di una vallata che probabilmente ha ancora tanti segreti d svelare. Elisabetta ricorda che «il lavoro svolto ha permesso di ricostruire il palinsesto delle informazioni scientifiche acquisite nel tempo, ma anche di fare nuove scoperte, come una tomba protostorica inedita individuata nel versante meridionale».

Il rinvenimento della moneta rappresenta la prova tangibile delle straordinarie sorprese che Cava Santa Domenica sa offrire a chi la esplora con attenzione e curiosità. Se a compiere la scoperta sono dei giovanissimi, che scelgono la bellezza della natura al posto di chat e videogame, il successo di Samuele, Edoardo e Paolo si trasforma in un magnifico augurio per il futuro e la valorizzazione del parco urbano.

L’apertura del Parco urbano di Cava Santa Domenica ha richiamato molti ragusani e acceso precise aspettative sul futuro della vallata. Il successo di queste giornate affida ora all’Amministrazione comunale una grande responsabilità: dare seguito alle attese della comunità. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

La magia delle latomie

Ragusa, Cava Santa Domenica, 27 settembre 2026. Giulia Guastella suona l’arpa in una delle antiche latomie, mentre i visitatori si fermano ad ascoltarla durante la giornata di apertura del Parco urbano. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

In una delle latomie, la pietra accoglie un suono arrivato idealmente da molto lontano. Le melodie tradizionali di Irlanda, Scozia e Bretagna diffuse dall’arpa di Giulia Guastella dialogano con la pietra e il silenzio della cava dando vita a un’atmosfera che nessuna sala da concerto potrebbe ricreare.

La scelta della musica non è casuale. Le melodie celtiche sono profondamente legate alla natura, ai paesaggi, al cammino e alla memoria delle comunità. Sono musiche nate all’aperto, tra montagne, vallate, coste e foreste, dove il rapporto tra uomo e ambiente è parte integrante dell’identità culturale.

Qui le pareti di roccia custodiscono la memoria del lavoro, della rinascita e della capacità dell’uomo di trasformare una tragedia in un patrimonio artistico riconosciuto in tutto il mondo.

Proprio questo legame rende particolarmente significativo l’incontro della musica celtica con Cava Santa Domenica. Se nelle terre nordiche il paesaggio conserva il ricordo delle antiche comunità, nelle latomie ragusane la pietra racconta la storia della ricostruzione di un’intera città mediterranea. Due realtà geograficamente lontane si incontrano attraverso un linguaggio universale: quello della musica, capace di trasformare un luogo storico in uno spazio di emozione, ascolto e contemplazione.

Quello che Giulia sta offrendo ai visitatori non è soltanto una esibizione musicale, ma un percorso emozionale in cui le antiche melodie delle terre celtiche risuonano tra le pareti di pietra che hanno dato forma alla Ragusa barocca, creando un ponte ideale tra il Mediterraneo e l’Atlantico, tra la memoria della Sicilia e quella delle grandi tradizioni europee.

Chiedo cosa significhi suonare in questo spazio . «L’arpa è uno strumento molto antico, molto connesso con la natura», mi dice. Parla delle corde che raggiungono la parte più profonda dell’anima. Intanto le persone si avvicinano e si fermano. «La musica da questo punto di vista è un collante incredibile».

Giulia fa parte dei Tír na nÓg, gruppo che interpreta musica celtica. Studia l’arpa da circa due anni: l’incontro decisivo, racconta, fu con un musicista di strada. «Ho sentito proprio il mio stato d’animo cambiare improvvisamente al suono dell’arpa».

Le chiedo che cosa potrebbe accadere in questa latomia quando la festa sarà finita. Giulia abita nel centro storico e sente la mancanza di spazi dove incontrarsi per suonare. «I musicisti a Ragusa sicuramente non mancano», osserva. Immagina strade e vallate in cui gli artisti possano conoscersi, collaborare, dare vita a nuovi progetti. «Se la città facilitasse questo incontro sarebbe sicuramente utilissimo».

Il parco potrebbe offrire un luogo a questi incontri, anche senza attendere il prossimo evento in programma. Un’azione tangibile consisterebbe nell’istituzione della “Latomia della musica”, uno spazio creativo affidato alle giovani leve della scena musicale ragusana, destinato ad ospitare festival e rassegne concertistiche rigorosamente acustiche, sulla falsariga dell’esibizione inaugurale di Giulia.

Giulia Guastella fa parte dei Tír na nÓg, un gruppo ragusano di musica celtica. Il 15 agosto 2026 si è esibita come danzatrice durante il concerto organizzato dal Club Alpino Italiano di Ragusa all’interno delle latomie di Cava Gonfalone, poco distanti da quelle di Cava Santa Domenica. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

Il volto internazionale di Ragusa

L’atmosfera internazionale creatasi nel giorno di riscoperta di Cava Santa Domenica ha anche un volto preciso. Sto ancora parlando con Giulia quando una signora dall’accento marcatamente inglese si avvicina e, con quell’eleganza che soltanto gli inglesi sembrano possedere, interrompe la conversazione per chiederle se continuerà a suonare. Quando le faccio notare che il suo accento non ha nulla di ragusano, lei replica con la sottile ironia tipica del British humour: «Mi chiamo Una Frost, con la “U”, e sono una cittadina extracomunitaria proveniente dalla Gran Bretagna, per metà scozzese e per metà inglese». Insieme al marito Santi Scaletta, ha scelto di trasferirsi a Ragusa cinque anni fa, e confessa che il loro unico rimpianto è non averlo fatto prima.

Della vallata apprezza l’ampiezza, il legno utilizzato come materiale principale per attrezzare il parco, i particolari costruttivi dei muretti a secco che riconosce come ragusani. Soprattutto, è contenta di vedere tante persone nella cava. Suo marito Santi osserva la stessa scena e invita i suoi concittadini a valorizzare la qualità della vita di cui godono: «Dovremmo essere davvero grati di essere nati qui e di vivere in questa città».

Poco dopo aver ascoltato le melodie scozzesi suonate da Giulia Guastella nella latomia, la voce della signora Frost rende quel legame fra terre lontane sorprendentemente concreto.

Ragusa, Cava Santa Domenica. Una Frost e Santi Scaletta si sono trasferiti a Ragusa da cinque anni per la qualità della vita offerta dalla città. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

Sabato il torrente è cresciuto e Ragusa è rimasta. Domenica la città è tornata con il sole. Le giornate del 26 e del 27 settembre 2026 segnano indiscutibilmente un evento storico per Ragusa. La comunità ha ritrovato al sua valle. Ora la relazione dovrà diventare duratura: cura dei percorsi, rispetto del parco, occasioni per incontrarsi, ascoltare e sostare. È questo che Santa Domenica può offrire ai ragusani e a chi verrà dopo di loro. La festa ha mostrato che il desiderio di tornarci esiste; i giorni ordinari diranno come la città saprà custodirlo.

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