
Dodici immagini per raccontare Ragusa
Dodici immagini per raccontare una città che cambia, recuperare la memoria del passato e immaginare il futuro. È stato pubblicato il bando del concorso artistico «Ragusa si racconta» ( LINK BANDO) , promosso dall’associazione culturale Insieme in Città, con il contributo del Comune di Ragusa e dell’Ecomuseo CARAT.
Le preiscrizioni scadono il 28 novembre 2026.
L’iniziativa, dedicata a Carmelo Cappello nel trentennale della morte, invita giovani artisti e studenti a reinterpretare l’identità ragusana attraverso pittura, fotografia, grafica e altre forme espressive.
Dodici opere saranno selezionate per comporre un ciclo visivo idealmente destinato alla facciata di Palazzo INA, in piazza San Giovanni, un edificio controverso che potrebbe trasformarsi in un racconto collettivo della città.
Un Concorso per scoprire la “modernità ragusana”

«Nel 2015-2016-2017 noi già realizzammo dei calendari per rappresentare i dodici mesi di Ragusa», racconta Giorgio Flaccavento, presidente di Insieme in Città, studioso e memoria storica delle trasformazioni urbanistiche ragusane.
L’obiettivo è trasformare Palazzo INA «da una modernità anonima ad una “modernità ragusana”», utilizzando gli spazi tra le finestre per ospitare le dodici rappresentazioni artistiche.
Flaccavento rifiuta l’idea di cancellare le testimonianze architettoniche meno amate. «Ragusa si vergognava delle sue origini agricole», osserva, ricordando quando il progresso industriale sembrava destinato a sostituire definitivamente il passato.
Le opere di Duilio Cambellotti alla Prefettura, di Salvatore Meli al Genio Civile e il bronzo di Carmelo Cappello in Corso Italia raccontano quella trasformazione. «Anche queste cose che venivano viste come un futuro sono diventate un passato».
La memoria, dunque, non rappresenta un ostacolo al cambiamento, ma uno strumento per comprenderlo.
La storia sotto i nostri piedi
A Ragusa, perfino i tombini raccontano la storia.
Alcuni conservano ancora la data del 1932 e il fascio littorio, simbolo di un’epoca che ha lasciato tracce profonde nella società italiana. Per molti sono soltanto vecchi manufatti di ghisa, particolari trascurabili di un paesaggio urbano attraversato ogni giorno senza essere veramente osservato.
Per il professor Giorgio Flaccavento, invece, rappresentano una lezione di storia e di coscienza civile.
«I nostri errori fanno parte dell’esperienza della vita e bisogna razionalizzarli, bisogna correggerli, bisogna migliorarli, non eliminarli».
Si tratta di una delle riflessioni più profonde che ha trasformato l’intervista in un vero e proprio viaggio: un dialogo che, prendendo le mosse da un concorso artistico, finisce per ripercorrere quasi un secolo di mutamenti urbanistici, economici e sociali.
Per Flaccavento, docente, studioso e protagonista di importanti vicende culturali della città, la memoria non è un esercizio nostalgico. È uno strumento per interpretare il presente e, soprattutto, costruire il futuro.
Una convinzione che ha guidato l’esperienza dell’associazione culturale Insieme in Città, impegnata dal 2015 nella rigenerazione partecipata del centro storico di Ragusa Superiore.
Una città che cambia abitanti

Il centro storico di Ragusa sta vivendo una profonda evoluzione che rende il capoluogo ibleo un affascinante laboratorio sociale del Mediterraneo. Se da un lato il Masterplan comunale rileva la presenza di circa 4.300 abitazioni disabitate, dall’altro si registra una crescita demografica significativa, con 2.590 nuovi residenti tra il 2009 e il 2025 nei quartieri di Ragusa Superiore e dei Cappuccini.
La città storica non è affatto abbandonata, sta attraversando una profonda trasformazione che ne ridefinisce la popolazione, le funzioni e il tessuto delle relazioni sociali.
Flaccavento ricorda piazza San Giovanni gremita durante la prosperità agricola, poi progressivamente svuotata. Oggi osserva segnali di ripresa, accompagnati dalla presenza di nuovi abitanti.
«Dobbiamo considerare ragusani tutti quelli che vivono Ragusa», afferma. «La comunità è viva se sa accogliere gli altri».
Anche i giovani di origine straniera, auspica, contribuiranno al concorso, offrendo rappresentazioni della città che le generazioni precedenti non avrebbero immaginato.
Ma esiste un altro rischio: trasformare il centro storico in una scenografia turistica.
«Il turismo di massa riduce l’esistenza di una città ad un’immagine hollywoodiana», avverte. Una città può recuperare i monumenti e perdere contemporaneamente la propria vita quotidiana.
Il Concorso

Il concorso prevede la preiscrizione entro il 28 novembre 2026, la consegna degli elaborati entro il 30 aprile 2027 e la premiazione il 23 giugno 2027.
La partecipazione è gratuita e coinvolge giovani artisti e studenti delle scuole di Ragusa.


