Ragusa, l’eredità di Cassì. Giuffrida: «Le opere più importanti sono quelle di cui nessuno parla»

Dalla sicurezza di sei scuole finanziate dal PNRR alla riqualificazione di Cava Santa Domenica, una capacità di programmazione integrata che ha consentito al Comune di ottenere importanti finanziamenti. Ma la prossima amministrazione erediterà anche una sfida complessa: come garantire la gestione del nuovo parco urbano?

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti

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La valle restituita alla città. E il conto che deve ancora arrivare

Dall’alto dei ponti che attraversano Ragusa, Cava Santa Domenica ha cambiato volto. Il paesaggio che per generazioni i ragusani avevano osservato dall’alto può essere nuovamente attraversato.

Mentre l’entusiasmo collettivo accompagna la restituzione della vallata, una domanda comincia a farsi strada: chi si occuperà di mantenere vivo questo parco?

Un investimento di diversi milioni di euro che ora deve trasformarsi in un servizio pubblico permanente.

E potrebbe essere proprio questa una delle eredità più impegnative per chi governerà Ragusa dopo Peppe Cassì.

Il Parco urbano e le opere di cui nessuno parla

«Ci sono opere utili e che fanno clamore, come l’apertura del parco urbano di Cava Santa Domenica, un’opera utilissima, apprezzata e voluta bene da tutti, ma ci sono opere fondamentali per la stessa sicurezza della comunità che passano inosservate», osserva Gianni Giuffrida, vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici del Comune di Ragusa.

Il suo esempio è una strada, via Archimede, e un video amatoriale girato anni fa durante un violento nubifragio.

«Ricordo ancora bene il video con un autobus immerso in un metro e mezzo d’acqua…».

L’immagine è impressionante. Una delle principali arterie cittadine trasformata in un corso d’acqua, con veicoli e persone esposti a un pericolo concreto.

Per Giuffrida, il collettore realizzato nell’area di piazza Croce rappresenta uno dei risultati più importanti dell’amministrazione. Un’infrastruttura nascosta sotto l’asfalto, destinata a intercettare le acque meteoriche a monte, prima che si accumulino nelle zone più basse della città.

L’assessore sostiene che negli ultimi tre anni non si siano più verificati allagamenti della gravità di quelli documentati in passato.

Giuffrida ricorda anche la sistemazione delle acque bianche in via Carducci, gli interventi in via Palermo e il consolidamento delle pareti rocciose di Cava Gonfalone.

Sono opere che difficilmente attirano l’attenzione mediatica, ma che intervengono su vulnerabilità conosciute.

Lo stesso principio vale per gli edifici scolastici.

Sei scuole finanziate, mentre la cronaca racconta soffitti che crollano e ricorda la tragedia di San Giuliano di Puglia

Il 15 ottobre 2026 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha ammesso a finanziamento, attraverso uno scorrimento delle graduatorie PNRR, l’adeguamento antincendio della scuola Palazzello-Cervino.

Con quest’ultima assegnazione il Comune ha ottenuto il finanziamento di tutti e sei i progetti presentati.

Cinque edifici — Diodoro Siculo, Cesare Battisti, Ecce Homo, Quasimodo di via Portovenere e Vann’Antò — avevano già ottenuto complessivamente 860.000 euro. Per il Palazzello, Giuffrida indica un ulteriore finanziamento di circa 200.000 euro.

Sei progetti presentati e sei finanziati, per circa 1,06 milioni di euro.

I lavori del Palazzello dovranno concludersi entro il 30 aprile 2027.

La notizia arriva pochi giorni dopo i cedimenti registrati il 6 ottobre in due scuole di Vittoria.

Alla Pappalardo una porzione del soffitto è precipitata durante le lezioni, provocando il ferimento lieve di due studenti. Alla Matteotti, nello stesso giorno, un secondo cedimento ha coinvolto una studentessa.

Il fenomeno ha dimensioni nazionali. Secondo il Rapporto sulla sicurezza delle scuole, presentato il 9 settembre 2026 da Cittadinanzattiva, tra settembre 2025 e agosto 2026 si sono verificati in Italia 68 incidenti per macata manutenzione degli edifici scolastici, con dodici feriti.

Proprio oggi, 31 ottobre, ricorre il 24° anniversario della tragedia della scuola crollata a San Giuliano di Puglia in cui persero la vita 27 bambini e la maestra.

«Abbiamo reso gli edifici scolastici più efficienti, ma chi se ne è accorto? Chi ha compreso che la nostra priorità assoluta è stata la messa in sicurezza dei luoghi che accolgono le giovani generazioni?», si chiede con amarezza Giuffrida.

L’assessore afferma che una parte degli edifici scolastici ragusani possiede già caratteristiche antisismiche, mentre per altri sono stati eseguiti studi di vulnerabilità che consentono di individuare gli interventi di prevenzione necessari.

“Ragusa 2043”: una strategia che precede il PNRR

Ragusa vista dall’alto. In primo piano, il campo di atletica «Laura Guastella» di contrada Petrulli, recentemente riqualificato. Il recupero degli impianti sportivi esistenti e la realizzazione di nuove strutture hanno rappresentato una delle priorità dell’Amministrazione guidata dal sindaco Peppe Cassì. Un percorso che accompagnerà Ragusa verso il 2027, quando il capoluogo ibleo si fregierà del titolo di «Città Europea dello Sport», riconoscimento assegnato da ACES Europe. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

Dietro il recupero della vallata, le infrastrutture idrauliche, le piste ciclabili e gli interventi sulle scuole emerge una capacità di sviluppare una programmazione integrata.

Dal lungomare Bisani di Marina di Ragusa alla riapertura del campo di atletica di contrada Petrulli; dal recupero delle latomie di Cava Gonfalone alla riqualificazione di Santa Domenica; dal consolidamento del costone di Largo San Paolo al Masterplan del centro storico; dai laboratori partecipativi per la gestione del parco urbano alla collaborazione con la DMO Enjoy Barocco.

Interventi apparentemente distanti, ma accomunati da una logica: «Abbiamo avviato l’iniziativa “Ragusa 2043” immaginando come sarà la nostra città nel 2043», sostiene Giuffrida.

L’assessore individua tre dimensioni della strategia: opportunità turistiche, sviluppo sociale e culturale, recupero di spazi capaci di generare nuove attività economiche.

Il concetto centrale è quello dei vuoti urbani.

Un edificio abbandonato, una cava inutilizzata o un impianto sportivo chiuso rappresentano spazi sottratti alla comunità. Recuperarli significa restituire funzioni al tessuto urbano e creare condizioni favorevoli a ulteriori trasformazioni.

La macchina amministrativa costruita nel 2019

Ragusa, Villa Moltisanti. Due operai impegnati nei lavori di riqualificazione dell’edificio storico. L’intervento comprende opere strutturali e di recupero del patrimonio edilizio, nell’ambito del programma di rigenerazione urbana promosso dall’Amministrazione comunale per restituire alla città immobili di valore storico e architettonico. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

La strategia, racconta Giuffrida, ha richiesto innanzitutto la costruzione di una struttura capace di trasformare le idee in progetti finanziabili.

Nel 2019, prima dell’arrivo del PNRR, il Comune cominciò a organizzare un ufficio dedicato alla progettazione e alla partecipazione ai bandi regionali, nazionali ed europei.

Due dipendenti amministrativi, tecnici esterni e, dal 2020, la collaborazione con Giovanni Licitra per rafforzare la gestione amministrativa.

«Ritenevo già allora che, se non avessimo creato una struttura capace di captare finanziamenti regionali e nazionali, non avremmo mai ottenuto risultati».

Il Comune iniziò così a investire in progetti senza avere la certezza di ottenere le risorse per realizzarli.

Una scelta che, secondo Giuffrida, ha consentito di partecipare tempestivamente ai bandi per la rigenerazione urbana, ottenendo finanziamenti destinati a Cava Santa Domenica, Villa Moltisanti e Foro Boario.

Giovanni Licitra aggiunge un elemento particolarmente interessante.

«Tutto è stato misurato in base alle capacità progettuali del Comune di Ragusa».

Non cercare più finanziamenti possibili, dunque, ma assumere impegni compatibili con le risorse tecniche, amministrative ed economiche effettivamente disponibili.

Un’impostazione che ha contribuito anche al percorso della FUA, l’Area Urbana Funzionale che comprende Ragusa, Vittoria, Modica, Scicli, Santa Croce Camerina e Giarratana.

Nel marzo 2026 la FUA di Ragusa è stata la prima coalizione territoriale siciliana a sottoscrivere con la Regione l’accordo operativo per l’attuazione della strategia territoriale del PR FESR 2021-2027, acquisendo il ruolo di Organismo Intermedio.

Una programmazione di oltre 50 milioni di euro che estende la capacità progettuale a un sistema di sei Comuni.

Ma progettare e realizzare un’infrastruttura è soltanto una parte della responsabilità amministrativa.

Un’altra sfida, spesso ancora più complessa, inizia quando il cantiere chiude e subentra la gestione e la manutenzione delle opere realizzate.

La Corte dei conti aveva già segnalato il rischio: costruire senza poter gestire

La Relazione della Corte dei conti del 21 marzo 2025, dedicata allo stato di attuazione degli interventi PNRR, metteva in guardia dal pericolo che, conclusi i progetti, molti enti locali si ritrovassero con opere e servizi privi delle risorse economiche e umane necessarie per funzionare.

È una delle contraddizioni potenziali del PNRR.

Un Comune può ottenere milioni di euro per realizzare un parco, una scuola o un’infrastruttura, ma deve poi essere in grado di sostenerne nel tempo i costi di gestione.

Il finanziamento straordinario costruisce l’opera. È la capacità amministrativa ordinaria a determinarne la sopravvivenza.

Una città che aumenta il proprio patrimonio di infrastrutture aumenta anche la responsabilità di garantirne la manutenzione e il funzionamento.

Centomila euro all’anno per cinque anni. Poi il parco dovrebbe mantenersi da solo

Ragusa, 6 dicembre 2025. Giovanni Giuffrida illustra per la prima volta alla cittadinanza il progetto del Parco urbano di Cava Santa Domenica, durante il primo incontro pubblico dedicato alla riqualificazione della vallata. Un momento di confronto con i cittadini sul futuro di uno degli spazi naturali e paesaggistici più significativi della città. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

L’orientamento illustrato dall’amministrazione prevede di affidare a un soggetto privato, attraverso una forma di partenariato pubblico-privato, la gestione ordinaria di Cava Santa Domenica.

Il gestore dovrebbe garantire pulizia, vigilanza, manutenzione, accessibilità e organizzazione delle attività, sviluppando contemporaneamente iniziative economiche capaci di generare ricavi.

L’ipotesi economica in discussione prevede un contributo comunale di circa 100.000 euro annui per i primi cinque anni, con l’obiettivo di raggiungere l’autonomia finanziaria dal sesto.

Il principio può apparire ragionevole: utilizzare un contributo pubblico iniziale per consentire al gestore di sviluppare attività economicamente produttive e ridurre progressivamente la dipendenza dal bilancio comunale.

Ma un parco naturale urbano non è un centro commerciale.

La sua funzione principale è garantire un servizio pubblico, conservare un ambiente delicato e offrire ai cittadini uno spazio di incontro e benessere.

Le attività economiche devono essere compatibili con queste finalità.

La domanda decisiva è quindi semplice: centomila euro all’anno sono sufficienti per avviare una gestione capace di diventare autonoma entro cinque anni?

Il rischio di trasformare il parco in un’impresa commerciale

Quali attività potrebbero contribuire a raggiungere ricavi apprezzabili dal punto di vista imprenditoriale?

La vallata possiede caratteristiche particolarmente interessanti per un’offerta di turismo sostenibile.

La sostenibilità economica non può essere ottenuta a spese della sostenibilità ambientale e dell’accessibilità pubblica.

Un parco urbano deve rimanere innanzitutto uno spazio disponibile alla comunità, anche per chi non intende acquistare alcun servizio.

L’eventuale affidamento dovrebbe quindi prevedere obblighi rigorosi relativi all’accesso libero agli spazi ordinari, alla qualità della manutenzione, alla tutela ambientale e alla possibilità di svolgere iniziative gratuite.

La rigenerazione del centro storico e il futuro del Carmine

Ragusa, quartiere Carmine. Una veduta dello storico quartiere affacciato sulla vallata di Cava Santa Domenica, caratterizzato da un fitto tessuto di edifici antichi, vicoli e abitazioni che testimoniano le trasformazioni urbanistiche della città. Il quartiere è destinato a un intervento di riqualificazione urbana finalizzato al recupero del patrimonio edilizio, alla valorizzazione dell’identità storica e al miglioramento della qualità degli spazi pubblici. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

Giuffrida non considera Cava Santa Domenica il punto d’arrivo della trasformazione urbana.

Indica piuttosto nel centro storico superiore la prossima grande sfida.

«Occorre demolire gruppi di case abbandonate per realizzare, in tre o quattro punti che abbiamo già individuato, delle piazze».

È la proposta del diradamento urbano: creare nuovi spazi pubblici e aree verdi attraverso interventi selettivi sul tessuto edilizio degradato.

Un’operazione che dovrà necessariamente confrontarsi con i vincoli di tutela del patrimonio storico, la sicurezza sismica e il coinvolgimento dei residenti.

L’altro grande progetto riguarda il quartiere Carmine, sotto il Tribunale.

Nell’ambito del programma PINQuA, il Comune ha presentato tre proposte per complessivi 42 milioni di euro.

Il disegno comprende il recupero degli immobili, nuove piazze, attività commerciali, alloggi a canone agevolato e soluzioni abitative per le persone economicamente più fragili.

La rigenerazione potrebbe contribuire anche alla ricostruzione delle relazioni sociali in un centro storico dove convivono comunità di diversa origine, non sempre adeguatamente integrate.

Ma i finanziamenti necessari non sono ancora disponibili.

Giuffrida auspica uno scorrimento delle graduatorie e chiede continuità a chi governerà dopo Cassì.

«L’augurio è che chi amministrerà dopo di noi dia continuità alle opere già messe in cantiere e che, in qualche modo, il metodo che abbiamo utilizzato in questi otto anni diventi un metodo strutturale interno al Comune di Ragusa».

Il Parco degli Iblei e il territorio che sostiene la città

Ragusa Ibla e il futuro Parco nazionale degli Iblei. Una veduta panoramica dell’antico centro storico di Ragusa Ibla, incastonato tra le profonde vallate e i rilievi calcarei dell’altopiano ibleo. Sullo sfondo si estende un paesaggio caratterizzato da boschi, pascoli, macchia mediterranea e canyon naturali, espressione del patrimonio ambientale e paesaggistico che il futuro Parco nazionale degli Iblei sarà chiamato a tutelare e valorizzare. Foto V. Sottosanti / Archivio LIMEN

C’è un ultimo elemento che lega l’esperienza di Cava Santa Domenica alla più ampia strategia di rigenerazione del territorio.

Riguarda il futuro Parco nazionale naturale degli Iblei.

Per LIMEN, la vallata recuperata potrebbe diventare una porta d’ingresso culturale e naturalistica al territorio del futuro Parco, soprattutto attraverso il completamento dei sentieri che collegano Ragusa superiore a Ibla e, da qui, alla rete delle cave iblee.

Giuffrida esprime una posizione diversa.

«Il parco di Valle Santa Domenica ha sicuramente delle caratteristiche uniche, è un parco vero e proprio nel cuore della città e che, indipendentemente dal Parco degli Iblei, ha una sua natura».

La divergenza riguarda soprattutto la perimetrazione.

«Il Parco degli Iblei, così come è stato definito, non ha una perimetrazione condivisibile. Ritengo che la perimetrazione debba riguardare le sole aree di grande interesse naturalistico».

LIMEN ritiene invece che la tutela non possa essere limitata esclusivamente ai luoghi di maggiore valore paesaggistico.

Un esempio è rappresentato da Cava Misericordia.

Il Parco degli Iblei e la proposta di LIMEN al prossimo sindaco di Ragusa

Sorgente Misericordia, Ragusa. Un tecnico di ARPA Sicilia durante le operazioni di campionamento all’interno della sorgente, effettuate il 19 aprile 2026 per monitorare la qualità delle acque e verificare i livelli di contaminazione della falda che alimenta il sistema sorgentizio della Cava della Misericordia. Foto Vincenzo Sottosanti / Archivio LIMEN
Sorgente Misericordia, Ragusa. Un tecnico di ARPA Sicilia durante le operazioni di campionamento all’interno della sorgente, effettuate il 19 aprile 2026 per monitorare la qualità delle acque e verificare i livelli di contaminazione della falda che alimenta il sistema sorgentizio della Cava della Misericordia. Foto Vincenzo Sottosanti / Archivio LIMEN

Le sorgenti Misericordia e Oro-Scribano hanno contribuito in passato all’approvvigionamento potabile di circa dodicimila ragusani. La contaminazione delle acque ne ha compromesso l’utilizzabilità per il servizio idropotabile.

In un sistema carsico, l’acqua può attraversare il sottosuolo provenendo da territori anche molto distanti dal punto nel quale affiora.

Le aree di ricarica possono comprendere terreni coltivati, allevamenti e insediamenti fortemente antropizzati.

È quindi possibile che la qualità di una sorgente dipenda da attività svolte in aree prive di un particolare pregio paesaggistico.

Proteggere soltanto il luogo in cui l’acqua emerge, senza considerare il territorio che la alimenta, può risultare insufficiente.

La rigenerazione di Ragusa ha bisogno del diradamento del centro storico e del recupero del quartiere Carmine quanto della protezione delle sorgenti che alimentano la città.

Perché la città costruita e il territorio naturale non sono due realtà separate.

Una comunità diventa più resiliente quando impara a conoscere le proprie vulnerabilità, a prevenirne le conseguenze e a trasformare gli investimenti pubblici in benefici duraturi.

Ragusa ha dimostrato di saper recuperare una vallata dimenticata.

La prossima amministrazione dovrà dimostrare di saperla mantenere viva, senza trasformarla in un peso insostenibile per il bilancio pubblico né in uno spazio dominato dalle esigenze commerciali.

Perché il vero successo di Cava Santa Domenica non si misurerà dal numero delle persone presenti il giorno dell’inaugurazione, ma dal numero dei ragusani che continueranno a frequentarla tra dieci o vent’anni.

PARTNER LIMEN
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