L’Amministrazione comunale ha annunciato l’avvio della concertazione sulla variante al Piano particolareggiato esecutivo del centro storico. Gli incontri sono previsti il 13, 20 e 24 novembre 2026, alle 18, presso il Centro Commerciale Culturale di via Giacomo Matteotti 61.
Contemporaneamente, l’associazione Insieme in Città, presieduta dal professor Giorgio Flaccavento, promuove il concorso «Ragusa si racconta», con preiscrizioni aperte fino al 28 novembre. Giovani artisti e studenti sono invitati a immaginare dodici rappresentazioni della città, idealmente destinate alla facciata di Palazzo INA, in piazza San Giovanni.
Da una parte la pianificazione urbanistica, dall’altra la memoria collettiva. Due percorsi che potrebbero contribuire a ricomporre l’identità di una città profondamente trasformata negli ultimi tre secoli.
Una città circondata dalla natura, ma con poco verde al suo interno

Ragusa Superiore si estende su un altopiano circondato da profonde vallate, pareti calcaree e vegetazione mediterranea. Eppure, al suo interno, il verde sembra quasi scomparire, sacrificato alla continuità degli isolati, alle strade e alle piazze pavimentate.
È come se per generazioni la città avesse identificato il progresso con la conquista dello spazio attraverso il cemento, piuttosto che con la ricerca di un equilibrio tra architettura e natura.
I grandi ponti che attraversano Cava Santa Domenica rappresentano una delle testimonianze più eloquenti di questa storia. Hanno consentito alla città di espandersi e collegare quartieri altrimenti separati, ma hanno anche contribuito a trasformare la vallata in un ostacolo da superare, più che un luogo da vivere.
A differenza di Ibla, dove le architetture sembrano emergere direttamente dalla roccia e dove la stratificazione storica ha prodotto un’identità immediatamente riconoscibile, Ragusa Superiore appare una città ancora alla ricerca di una narrazione capace di tenere insieme il proprio passato e il presente.
La concertazione sul Piano particolareggiato potrebbe essere l’occasione per cambiare prospettiva.
Cava Santa Domenica, il ritorno della natura in città

Un primo segnale arriva proprio da Cava Santa Domenica.
Per decenni, una delle risorse ambientali più importanti del capoluogo è rimasta ai margini della vita cittadina, segnata dall’abbandono, dall’accumulo di rifiuti e dalla presenza di scarichi fognari.
L’apertura del parco urbano, il 26 e 27 settembre 2026, ha restituito alla comunità una parte di questo patrimonio naturale.
Ma il significato dell’intervento supera quello di una semplice riqualificazione.
La città sembra finalmente pronta a fare pace con Madre Natura.
Una riconciliazione che dovrà però essere confermata nel tempo, attraverso una gestione sostenibile, la manutenzione e il completamento del sentiero di collegamento tra Ragusa superiore ed Ibla.
Cava Santa Domenica potrebbe diventare il primo elemento di una rete di spazi naturali e culturali capace di attraversare Ragusa e ricucirne i quartieri.
Giuffrida: «Serve una progettualità d’insieme»

Nell’intervista rilasciata a LIMEN il 28 ottobre, il vicesindaco Giovanni Giuffrida aveva anticipato il significato attribuito dall’Amministrazione alla variante urbanistica.
«Il prossimo obiettivo, personalmente, ritengo sia il centro storico superiore».
Il Piano, secondo Giuffrida, non deve limitarsi a stabilire quali interventi siano consentiti sugli edifici.
«Deve prevedere una progettualità d’insieme, una visione programmatica d’insieme del centro storico».
La proposta più significativa riguarda il cosiddetto diradamento edilizio: demolizioni selettive in alcuni isolati per ricavare nuove piazze, aree verdi, parcheggi e spazi sicuri in caso di terremoto.
«Sono convinto che nel centro storico dobbiamo riportare quelle condizioni di vivibilità che mancano in questo momento», tiene a precisare Giuffrida.
Il Masterplan elaborato dall’Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici (ANCSA), concluso nel dicembre 2025, ha già individuato alcune possibili strategie di questo genere, soprattutto nel quartiere Ecce Homo.
Ma realizzare nuove piazze non basta.
Occorrerà capire se il nuovo Piano sarà capace di introdurre un’autentica strategia ambientale, collegando il verde urbano alle vallate circostanti e favorendo percorsi pedonali, luoghi d’incontro e spazi accessibili alle famiglie.
Il rischio sarebbe continuare a progettare la città secondo una logica prevalentemente edilizia, limitandosi a sostituire alcuni fabbricati con nuove superfici pavimentate.
Flaccavento: «Ragusa si vergognava delle sue origini agricole»

La riflessione urbanistica di Giuffrida trova un interessante contrappunto culturale nell’intervista rilasciata a LIMEN dal professor Giorgio Flaccavento.
Presentando il concorso «Ragusa si racconta», promosso dall’associazione Insieme in Città con il contributo del Comune e dell’Ecomuseo CARAT, Flaccavento ripercorre le trasformazioni della città attraverso uno dei suoi edifici più controversi: Palazzo INA, in piazza San Giovanni.
«Ragusa si vergognava delle sue origini agricole», osserva, ricordando il periodo in cui il progresso industriale sembrava destinato a cancellare ogni testimonianza della precedente economia rurale.
Il concorso, dedicato allo scultore Carmelo Cappello nel trentennale della morte, invita i giovani a reinterpretare l’identità cittadina attraverso dodici opere artistiche.
Palazzo INA potrebbe così trasformarsi, nelle intenzioni del professore Flaccavento, da simbolo di una modernità discussa in un contenitore della memoria collettiva.
«È possibilissimo riqualificarlo, cioè riappropriarci di quel monumento come se fosse un contenitore, un espositore della nostra memoria».
È una riflessione che introduce una questione essenziale anche per il Piano particolareggiato: rigenerare non significa cancellare ciò che non ci piace del passato, ma comprenderlo e trasformarlo in una risorsa per il futuro.
Una città che cambia abitanti: 4.300 case vuote, ma la popolazione cresce

La trasformazione di Ragusa Superiore è anche demografica e sociale.
Secondo il Masterplan ANCSA, nei quartieri di Ragusa Superiore e Cappuccini la popolazione residente è aumentata di 2.590 unità tra il 2009 e il 2025.
Contemporaneamente, lo studio stima circa 4.300 alloggi effettivamente vuoti, sulla base di rilevazioni immobiliari precedenti.
I dati, costruiti su periodi e perimetrazioni differenti, restituiscono comunque un quadro complesso: il centro storico non è semplicemente una città abbandonata, ma un organismo urbano che sta cambiando popolazione, funzioni e relazioni sociali.
Una componente importante di questa trasformazione è rappresentata dai residenti di origine straniera.
Flaccavento osserva come piazza San Giovanni, dopo anni di progressivo svuotamento, stia tornando a vivere anche grazie alle nuove comunità.
«Dobbiamo considerare ragusani non quelli che sono nati a Ragusa, ma tutti quelli che vivono Ragusa. La comunità è viva se sa accogliere gli altri».
Il Piano particolareggiato dovrà quindi affrontare non soltanto il recupero degli immobili, ma anche l’accessibilità delle abitazioni, la disponibilità di servizi e il rischio di concentrare le fragilità sociali in pochi quartieri.
Giuffrida richiama tre progetti presentati nell’ambito del programma PINQuA, per complessivi 42 milioni di euro, destinati al recupero del Carmine e delle aree limitrofe.
Secondo il vicesindaco, risultano ammissibili ma non ancora finanziati. L’obiettivo sarebbe favorire una residenzialità socialmente diversificata, attraverso abitazioni a canone agevolato, servizi e attività economiche.
Tre incontri per progettare una città da abitare
Il calendario della concertazione distingue tre momenti.
Il 13 novembre saranno coinvolti ordini professionali, enti pubblici, partiti e movimenti civici. Il 20 novembre sarà il turno delle rappresentanze economiche, produttive e sindacali. Il 24 novembre parteciperanno la cittadinanza attiva, le associazioni sportive e il Terzo settore.
Intanto, il concorso «Ragusa si racconta» invita i giovani artisti a presentare la propria visione della città, con preiscrizioni entro il 28 novembre.
Le due iniziative sono distinte, ma potrebbero alimentare un confronto comune.
Da una parte gli strumenti tecnici necessari per modificare lo spazio urbano; dall’altra lo sguardo di chi quello spazio dovrà abitarlo nei prossimi decenni.
«Una città per giovani e per bambini. Ecco il futuro», afferma Flaccavento.
È una prospettiva che dovrebbe diventare uno dei criteri attraverso i quali valutare le proposte urbanistiche: più verde, percorsi sicuri, mobilità accessibile, servizi educativi, spazi sportivi e opportunità abitative per le giovani famiglie.
LIMEN | Fare pace con la natura, senza perdere la memoria
La concertazione di novembre arriva in un momento nel quale Ragusa dispone di importanti opportunità per ripensare il proprio futuro.
La riapertura di Cava Santa Domenica, le latomie di Cava Gonfalone e il futuro Parco nazionale degli Iblei rappresentano tasselli di una storia territoriale che potrebbe trovare una nuova coerenza.
Ma la vera sfida sarà evitare che rimangano iniziative separate, prive di una visione comune.
Il Piano particolareggiato potrebbe diventare lo strumento per riconciliare Ragusa Superiore con la natura, mentre il concorso «Ragusa si racconta» offre alle nuove generazioni la possibilità di interpretarne la memoria e immaginarne il futuro.
La partecipazione pubblica avrà valore se riuscirà a trasformare queste aspirazioni in proposte concrete, misurabili e condivise.
Perché Ragusa Superiore non ha bisogno soltanto di nuovi edifici, piazze o giardini. Ha bisogno di riconoscersi nuovamente come comunità.
La domanda, allora, non è soltanto come ridisegnare il centro storico, ma quale città i ragusani desiderano raccontare alle generazioni che verranno.


