
Una Sicilia che si scopre navigando o camminando
In Sicilia la montagna può cominciare pochi metri sopra il mare.
Succede alle Eolie, dove i sentieri attraversano antiche colate laviche e salgono lungo i fianchi dei vulcani, mentre il Mediterraneo si allontana progressivamente sotto i piedi.
Succede sull’Etna, dove in poche ore di cammino si passa dai boschi alle distese di cenere, dai colori della vegetazione alle forme apparentemente immobili di un paesaggio che continua a trasformarsi.
E succede negli Iblei, dove il terreno sembra pianeggiante finché, improvvisamente, non si apre una “cava”, una vallata scavata dall’acqua nel corso di centinaia di migliaia di anni, dove la vegetazione mediterranea si alterna a pareti rocciose, sorgenti, necropoli e antichi insediamenti.
Tre paesaggi molto diversi, accomunati da un elemento: per comprenderli davvero bisogna camminare.
È una Sicilia diversa da quella raccontata prevalentemente attraverso le spiagge, i borghi e i monumenti. Un’isola che potrebbe costruire attorno all’escursionismo una proposta turistica capace di collegare territori distanti, valorizzare le aree interne e distribuire i flussi dei visitatori oltre i mesi estivi.
Il Club Alpino Italiano: una rete di sentieri per conoscere l’isola

Un patrimonio nel quale il Club Alpino Italiano svolge da tempo un ruolo fondamentale. E dove la cultura della montagna non riguarda soltanto gli alpinisti, ma chiunque decida di abbandonare l’asfalto per inoltrarsi nella natura.
Il Club Alpino Italiano non si limita a organizzare escursioni. Da oltre un secolo e mezzo contribuisce alla conoscenza della montagna, alla formazione degli escursionisti, alla conservazione dei percorsi e alla tutela dell’ambiente.
Un lavoro che in Sicilia assume un significato particolare.
L’isola possiede infatti montagne che non somigliano alle Alpi. Accanto ai rilievi delle Madonie, dei Nebrodi e dei Peloritani, ci sono vulcani attivi, altopiani calcarei, vallate fluviali e coste rocciose. Ambienti che richiedono competenze differenti, ma che condividono la necessità di essere conosciuti e frequentati responsabilmente.
Ma l’impegno del CAI si misura soprattutto lungo i sentieri.
Tracciare un itinerario significa individuare percorsi sostenibili, verificarne le difficoltà, posizionare la segnaletica, aggiornare le informazioni cartografiche e intervenire quando il terreno cambia. È un’attività che richiede manutenzione continua e che il CAI svolge anche attraverso l’impegno dei suoi volontari.
Dagli ambienti vulcanici alle cave calcaree: una nuova geografia del trekking

Alle Eolie i sentieri raccontano la nascita vulcanica dell’arcipelago.
L’Etna aggiunge un’altra dimensione. Il paesaggio cambia con l’altitudine: vigneti, castagneti, boschi di betulle, deserti di lava e sabbia vulcanica.
Più a sud, negli Iblei, il protagonista non è più il fuoco, ma l’acqua.
Cavagrande del Cassibile, la valle dell’Anapo, Pantalica, Cava d’Ispica e le numerose incisioni dell’altopiano ibleo custodiscono una rete di paesaggi naturali nei quali la storia geologica si intreccia con quella delle comunità umane.
Le tombe rupestri, gli antichi villaggi e i terrazzamenti agricoli dimostrano come le cave siano state nei secoli luoghi di insediamento, attraversamento e sfruttamento delle risorse naturali.
Qui il trekking potrebbe diventare anche uno strumento per valorizzare il patrimonio archeologico e naturalistico del Sud-Est siciliano, inserendolo in una rete di itinerari che comprenda l’area del futuro Parco nazionale degli Iblei.
Leonardo La Pica: «La montagna in Sicilia è molto sottovalutata»

Il fascino di questi ambienti non deve però nascondere le difficoltà che presentano.
In occasione della Giornata internazionale del Soccorso Alpino, Leonardo La Pica, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza dei rischi.
«La montagna in Sicilia è molto sottovalutata», osserva, riferendosi soprattutto alla preparazione fisica e tecnica di chi affronta i percorsi escursionistici.
Nel 2025 il Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano ha effettuato 209 interventi in favore di 239 persone. Il presidente regionale ha inoltre segnalato un incremento delle richieste di soccorso negli anni più recenti.
Secondo La Pica, una maggiore preparazione degli escursionisti potrebbe evitare una quota compresa tra il 20 e il 30 per cento degli interventi.
Il turismo sostenibile comincia dai sentieri
La Sicilia dispone già delle risorse naturali necessarie per diventare una destinazione di riferimento del trekking mediterraneo.
Quello che occorre rafforzare è il sistema che permette di trasformare questi luoghi in esperienze accessibili, organizzate e rispettose dell’ambiente.
L’escursionismo può rappresentare un’opportunità economica soprattutto per i piccoli comuni e le aree interne, contribuendo a distribuire la presenza turistica lungo un arco temporale più ampio.
Stromboli, Etna, Cavagrande: tre modi di sentire la terra

Ci sono esperienze che nessuna fotografia riesce a restituire completamente.
Una di queste è salire lungo i fianchi dello Stromboli. All’inizio il sentiero attraversa la vegetazione mediterranea. L’odore delle piante aromatiche accompagna il cammino, mentre le case bianche del paese diventano sempre più piccole e il mare occupa quasi tutto il paesaggio.
Poi il terreno cambia. La sabbia vulcanica rende il passo meno sicuro. Il vento attraversa i pendii e porta con sé il rumore profondo del vulcano.
Quando arriva il buio, le esplosioni stromboliane possono illuminare improvvisamente il cielo. Per qualche istante, il rosso dei materiali incandescenti si staglia contro il nero della montagna.
È uno spettacolo che suscita meraviglia e, insieme, un senso di vulnerabilità.
Oggi l’esperienza deve necessariamente rispettare le limitazioni di accesso: secondo le disposizioni confermate nel settembre 2026, la salita è libera fino a quota 290 metri sul versante del paese, mentre tra 290 e 400 metri è consentita soltanto con guide autorizzate; oltre tale quota l’accesso escursionistico è vietato.

Affacciarsi sulla Valle del Bove significa osservare un’immensa depressione attraversata da colate laviche che raccontano la storia recente e remota del vulcano.
Il terreno sembra appartenere a un altro pianeta. Le rocce nere assorbono la luce, i versanti assumono sfumature grigie e rossastre, mentre in lontananza, oltre la montagna, compare il mare Ionio.
Scendere lungo i pendii di sabbia e lapilli vulcanici è un’esperienza particolare. Il piede affonda nel materiale incoerente e il terreno scivola leggermente a ogni passo. La discesa richiede equilibrio, attenzione e la capacità di leggere una superficie che cambia continuamente.
Intorno, il silenzio è interrotto soltanto dal vento e dal rumore dei propri passi.

A Cavagrande del Cassibile è invece l’acqua a dominare il paesaggio.
Dall’alto il fiume appare come una sottile linea verde sul fondo di un canyon. Scendendo, il rumore dell’acqua diventa progressivamente più intenso e l’aria cambia. La vegetazione si infittisce, compaiono le ombre degli alberi e il calcare assume sfumature chiare.
Quando si raggiunge il fondovalle, il paesaggio sembra chiudersi alle spalle.
Risalire il corso del Cassibile significa seguire l’acqua tra massi levigati, piccole cascate e piscine naturali. Bisogna osservare ogni appoggio, valutare il terreno e riconoscere i passaggi che non devono essere affrontati.
Le pareti della cava incombono dall’alto. La luce filtra tra le fronde e si riflette nelle acque verdi, mentre il rumore del fiume accompagna ogni movimento.
È un ambiente che invita a fermarsi, osservare e ascoltare.
Ma la risalita verso l’altopiano ricorda quanto sia impegnativo questo paesaggio.
Tre esperienze diverse. Il fuoco dello Stromboli, le distese laviche dell’Etna, l’acqua che continua a scavare le cave iblee.
Tre modi di incontrare la forza della natura e di comprendere quanto il paesaggio siciliano sia ancora vivo.
Forse è proprio questo il valore più profondo del trekking: imparare che un territorio non si conosce soltanto guardandolo.
Bisogna attraversarlo, sentirne la fatica, rispettarne i limiti.
Perché camminare in Sicilia significa percorrere una storia scritta dal fuoco, dall’acqua e dal tempo. E scoprire, passo dopo passo, che il Mediterraneo non finisce sulla riva del mare, ma continua sulle montagne che lo circondano.


