Come la corruzione viaggia silenziosa dai palazzi di Palermo al territorio ragusano

L’inchiesta su Gaetano Armao incrocia l’appalto per difendere la costa di Ispica. Le accuse attendono il vaglio dei giudici. La responsabilità politica di tutelare la fiducia dei cittadini chiama già in causa il presidente della Regione.

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti

IN BREVE

L’Università di Palermo ha già preso le distanze da Gaetano Armao: ha avviato un procedimento disciplinare e i suoi corsi sono sospesi fino al 16 ottobre. Adesso tocca ai sindaci di Forza Italia, che restando in silenzio rischiano di disperdere la fiducia conquistata e quanto di buono hanno realizzato nelle proprie città. L’inchiesta per corruzione raggiunge il ragusano attraverso l’appalto da sette milioni di euro per proteggere la costa di Santa Maria del Focallo, a Ispica. Secondo gli atti investigativi riportati dalla stampa, un imprenditore avrebbe consegnato cinquemila euro ad Armao chiedendo interventi sulle pratiche dell’opera. L’episodio resta oggetto di indagine e Armao respinge le accuse. Per LIMEN, a prescindere dagli esiti giudiziari, l’intera comunità siciliana ha il dovere etico e morale di chiedere le dimissioni di Schifani, cominciando dai sindaci del suo partito, anche per tutelare chi amministra con onestà. Il silenzio alimenta uno sdegno che può trasformarsi in rassegnazione. In una provincia segnata dalla partenza di giovani qualificati, lasciare crescere la sfiducia significa rischiare di aggiungere altre ragioni per emigrare e rendere più difficile il ritorno.

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LIMEN – Guarda oltre la superficie

A Santa Maria del Focallo, nel Comune di Ispica, proteggere la costa significa difendere un luogo dove si vive e si lavora. Per residenti e operatori turistici, una pratica ferma in un ufficio ha conseguenze concrete. Adesso quell’appalto compare nelle ricostruzioni dell’inchiesta per corruzione su Gaetano Armao. La distanza fra i palazzi di Palermo e il territorio ragusano si accorcia fino a diventare una questione che riguarda una spiaggia, un’attività economica, il futuro di una comunità.

Il 13 febbraio 2026 la Regione annunciava una nuova tabella di marcia per sbloccare le opere: sette milioni di euro, lavori affidati alla Doronzo Infrastrutture, interventi previsti lungo otto chilometri di litorale. Il comunicato spiegava che il cantiere non era stato avviato per il mancato adeguamento della procedura ambientale. Occorreva riacquisire le autorizzazioni e aggiornare la progettazione esecutiva.

Oggi, un’informativa della Squadra mobile di Palermo, riferisce un ulteriore presunto passaggio di denaro: il 29 ottobre 2025 l’imprenditore pugliese Mario Gaetano Doronzo avrebbe consegnato cinquemila euro ad Armao negli uffici del Senato a Roma. Durante l’incontro si sarebbe parlato proprio dell’appalto di Santa Maria del Focallo. L’imprenditore avrebbe chiesto di accelerare l’autorizzazione a fatturare e una perizia.

Il ruolo di Armao nell’opera ha un riscontro amministrativo pubblico: il decreto di costituzione del Collegio consultivo tecnico lo indica come presidente dell’organismo incaricato di assistere nella risoluzione delle controversie durante l’esecuzione del contratto. Un incarico che colloca l’ex vicepresidente della Regione dentro la gestione di un intervento importante per la costa iblea.

Le accuse devono essere accertate. Armao le respinge; la Procura ha chiesto il suo arresto e l’interrogatorio preventivo è previsto per il 13 ottobre. I fatti contestati non provano ancora un illecito, così come i ritardi del cantiere non dimostrano, da soli, che siano stati causati dalla corruzione.

Resta il problema politico che questa vicenda rende visibile. Quando un’opera necessaria alla sicurezza di un territorio entra nel racconto di presunte mediazioni corruttive, la fiducia dei cittadini subisce un altro colpo. La sensazione che occorra qualcuno capace di raggiungere l’ufficio giusto può diventare più forte della convinzione che bastino regole trasparenti. È su questo terreno che lo sdegno si trasforma in rassegnazione.

Renato Schifani deve rispondere delle scelte con cui ha organizzato il proprio governo e affidato incarichi di fiducia. Armao era il suo consigliere giuridico e aveva presieduto la Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali. Si è dimesso dall’incarico di consigliere dopo le perquisizioni. A questi si aggiungono gli ormai numerosi indagati che fanno parte della “corte” del Presidente.

Per LIMEN, la crisi di credibilità che investe questo rapporto impone a Renato Schifani una responsabilità politica immediata: restituire ai siciliani la possibilità di scegliere una guida capace di ricostruire fiducia.

È soltanto con le dimissioni che Schifani può dare un segnale di trasparenza e credibilità della politica regionale.

Per LIMEN, anche la fiducia nelle istituzioni può pesare sulla scelta di restare. Chi ha studiato e cerca un futuro deve poter credere che competenza e lavoro abbiano un valore, che un diritto non dipenda da una relazione personale. Ogni scandalo seguito dall’ennesima difesa del potere rischia di rendere meno credibile quella promessa.

Per questo, a prescindere dagli esiti giudiziari dell’inchiesta, LIMEN ritiene che l’intera comunità siciliana abbia il dovere etico e morale di chiedere le dimissioni di Schifani. Per primi devono farlo i sindaci aderenti a Forza Italia, il partito del presidente: rappresentano cittadini che hanno bisogno di servizi e risposte, e devono tutelare anche quanti, dentro il loro partito, svolgono incarichi pubblici con onestà.

Il silenzio alimenta lo sdegno che non sempre scende in piazza. Può consumare, giorno dopo giorno, la volontà di partecipare e la speranza di cambiare le cose. In una provincia che da oltre un decennio conosce la perdita di giovani qualificati, lasciare intatta questa sfiducia significa rischiare di aggiungere altre partenze. Chiedere le dimissioni del presidente è, per LIMEN, un atto di responsabilità verso chi resta e verso chi vorrebbe trovare una ragione per tornare.

La fuga dei ragusani

Nel Ragusano, la perdita di giovani e competenze viene da lontano. Uno studio della CNA provinciale, basato su dati AIRE e Istat, riportava un saldo annuale delle iscrizioni AIRE passato da 243 nel 2011 a 635 nel 2017, con un picco di 711 nel 2016. Lo stesso studio descriveva la partenza di persone laureate o specializzate che cercavano altrove condizioni professionali adeguate alla propria preparazione.

Il tema rimane aperto: nel maggio 2026, al convegno promosso a Ragusa da Ragusani nel Mondo, il presidente Salvatore Brinch ha richiamato l’impoverimento provocato dalla partenza di giovani qualificati. La sociologa Delfina Licata ha ricordato che alla ricerca di salari migliori si affiancano realizzazione personale e ambienti capaci di riconoscere il merito.

Esodo di giovani e laureati dalle province siciliane

ProvinciaSaldo laureati 25–39 anni¹
per 1.000 laureati residenti
Espatri di italiani
18–39 anni²
Variazione
degli espatri²
202220232016–20202021–2025
Agrigento−48,1−50,33.8532.914−24,4%
Caltanissetta−62,5−64,71.9461.465−24,7%
Catania−24,5−21,38.0455.990−25,5%
Enna−55,3−57,91.4951.101−26,4%
Messina−33,6−35,33.5814.123+15,1%
Palermo−23,8−25,98.6316.951−19,5%
Ragusa−29,6−32,81.8732.377+26,9%
Siracusa−35,3−36,12.6652.491−6,5%
Trapani−40,2−41,12.2062.042−7,4%
Sicilia−33,2−34,034.29529.454−14,1%

Nel 2023 la provincia di Ragusa ha perso, al netto degli arrivi, 32,8 giovani laureati ogni mille residenti di pari età e titolo di studio, contro i 29,6 del 2022. La perdita resta meno intensa rispetto a Caltanissetta (64,7), Enna (57,9) e Agrigento (50,3).

Sul fronte degli espatri giovanili complessivi Ragusa registra il maggiore aumento fra le province siciliane: le partenze passano da 1.873 nel 2016–2020 a 2.377 nel 2021–2025, con un incremento del 26,9%, mentre nell’insieme della Sicilia diminuiscono del 14,1%. I due indicatori riguardano popolazioni e movimenti diversi: il +26,9% si riferisce a tutti i giovani italiani di 18–39 anni che trasferiscono la residenza all’estero, indipendentemente dal titolo di studio.

¹ Saldo dei laureati. Differenza fra arrivi e partenze dei laureati italiani di 25–39 anni, per mille laureati residenti con le stesse caratteristiche. Un valore negativo indica una perdita netta. Per le province comprende i trasferimenti da e verso altre province italiane e l’estero; il valore regionale esclude i movimenti fra province siciliane. Il 2023 è l’ultimo anno disponibile nelle fonti provinciali verificate.

² Espatri giovanili. Trasferimenti di residenza all’estero di cittadini italiani di 18–39 anni, con qualsiasi titolo di studio. La variazione confronta i totali dei due quinquenni; non è un tasso annuo e non considera i rientri. I dati Istat del 2025 sono provvisori.

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