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Marocco, una fortificazione di 4.000 anni riscrive la storia del Maghreb

A Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, gli archeologi hanno identificato la più antica struttura difensiva finora conosciuta in Nord Africa al di fuori della Valle del Nilo. La scoperta, alla quale ha partecipato anche il CNR, racconta di comunità capaci già 3.500-4.000 anni fa di progettare grandi opere e organizzare il territorio.

Redazione LIMEN
Redazione LIMEN

IN BREVE

A Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, un’équipe internazionale di archeologi, alla quale partecipa anche il CNR, ha scoperto quella che viene considerata la più antica struttura difensiva finora conosciuta in Nord Africa al di fuori della Valle del Nilo.\n\nSotto una muratura visibile in superficie sono emersi un grande fossato e un terrapieno costruiti tra 3.500 e 4.000 anni fa. Diciassette datazioni al radiocarbonio hanno permesso di ricostruirne con maggiore precisione la cronologia.\n\nLa scoperta aggiunge un nuovo capitolo alla storia di Oued Beht, dove era già stato individuato un grande insediamento agricolo del Neolitico finale. Nel II millennio a.C. le attività si spostarono verso un settore naturalmente più difendibile. Le dimensioni delle opere mostrano una capacità di pianificazione finora poco documentata nel Maghreb nord-occidentale.\n\nMolti secoli dopo il luogo venne nuovamente frequentato e fortificato in epoca medievale. La domanda adesso supera i confini del sito: quanto erano complesse e interconnesse le società che vivevano sulla sponda africana del Mediterraneo?

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Per migliaia di anni è rimasta nascosta sotto le tracce di epoche successive. Oggi, a Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, una sequenza di scavi sta restituendo l’immagine di società molto più organizzate di quanto la scarsità delle testimonianze archeologiche avesse finora permesso di documentare.

Gli archeologi hanno individuato un grande fossato e un terrapieno costruiti tra l’inizio e la metà del II millennio a.C., dunque circa 3.500-4.000 anni fa. Secondo il CNR si tratta della più antica struttura difensiva finora individuata in Nord Africa al di fuori della Valle del Nilo.

La scoperta è il risultato della terza campagna di scavo dell’Oued Beht Archaeological Project, al quale partecipano l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, l’Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine del Marocco, l’Università di Cambridge e l’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Libyan Studies.

Carta del Marocco con la posizione del sito di Oued Beht. Elaborazione: T. Wilkinson / Archivio OBAP
Carta del Marocco con la posizione del sito di Oued Beht. Elaborazione: T. Wilkinson / Archivio OBAP

Prima della fortificazione: un insediamento di dieci ettari

Oued Beht aveva attirato l’attenzione della comunità scientifica già nel 2021.

Su un crinale che domina il corso d’acqua omonimo, nella provincia di Khémisset, era stato individuato un insediamento esteso per circa dieci ettari, databile tra la metà del IV e gli inizi del III millennio a.C.

È una fase precedente rispetto alla costruzione del sistema difensivo appena datato. Qui, durante il Neolitico finale, viveva una grande comunità di agricoltori inserita in un contesto che non appare isolato. Le ricerche hanno infatti individuato elementi che rimandano anche alla penisola iberica e alle dinamiche del Mediterraneo occidentale.

La nuova campagna di scavi ha permesso di chiarire la natura delle strutture che delimitavano un’ampia area nella parte meridionale del sito. Sotto una muratura visibile in superficie sono emersi il fossato e il terrapieno più antichi.

Il sistema sbarrava l’estremità meridionale dell’area sfruttando la conformazione naturale del crinale. La geografia faceva già parte della difesa: pendii e speroni rocciosi riducevano i punti vulnerabili e permettevano di controllare meglio l’accesso.

Diciassette nuove datazioni al radiocarbonio hanno consentito agli studiosi di ricostruire la sequenza delle diverse fasi costruttive e di collocare fossato e terrapieno tra l’inizio e la metà del II millennio a.C.

Una società capace di organizzare grandi opere

È forse questo l’aspetto più importante della scoperta.

Scavare un grande fossato, accumulare un terrapieno e organizzare un sistema difensivo significa mobilitare persone, tempo e risorse. Significa pianificare il lavoro e conoscere il territorio abbastanza bene da trasformarne la morfologia in uno strumento di protezione.

Secondo i ricercatori, le comunità del II millennio a.C. del Maghreb nord-occidentale erano dunque capaci di concepire e realizzare grandi opere su una scala che, per quell’area e per quel periodo, non era stata finora documentata.

Nel corso del tempo cambiò anche la geografia dell’insediamento. Rispetto alla grande occupazione del Neolitico finale, concentrata soprattutto nell’area settentrionale più aperta, nel II millennio a.C. le attività si spostarono verso lo sperone roccioso meridionale: uno spazio più ristretto, ma naturalmente protetto e più facile da difendere.

Non è un dettaglio. Significa che, con il passare dei secoli, cambiarono non soltanto le strutture costruite dagli uomini, ma probabilmente anche il modo di concepire e utilizzare lo spazio.

Sepoltura di epoca medievale rinvenuta nel sito di Oued Beht. Foto: M. Cygan / Archivio OBAP
Sepoltura di epoca medievale rinvenuta nel sito di Oued Beht. Foto: M. Cygan / Archivio OBAP

Il Mediterraneo dall’altra parte

È qui che Oued Beht comincia a raccontare una storia più grande del sito stesso.

Nello stesso periodo, dall’altra parte del Mediterraneo occidentale, nella penisola iberica meridionale, le comunità legate alla cultura di El Argar vivevano in insediamenti fortificati, praticavano la metallurgia e sviluppavano forme articolate di organizzazione sociale.

Il confronto non dimostra che esistesse un rapporto diretto tra quelle fortificazioni e Oued Beht. Ma la contemporaneità pone una domanda: quanto erano realmente separate quelle società?

Puoi renderla più fluida così:

Gli stessi autori dello studio osservano che le nuove evidenze emerse a Oued Beht, insieme a quelle provenienti da altri siti marocchini, potrebbero finalmente rendere archeologicamente riconoscibile quella che definiscono, ancora con cautela, una vera Età del Bronzo del Maghreb nord-occidentale. Una fase contemporanea alla cultura argarica, sviluppatasi soprattutto nel sud-est della penisola iberica — nelle attuali regioni di Almería, Murcia e nelle aree limitrofe — tra circa il 2200 e il 1500 a.C.

Per molto tempo le conoscenze archeologiche sul Mediterraneo dell’Età del Bronzo sono state molto più dettagliate per l’Europa, l’Egeo e l’Oriente mediterraneo che per il Nord Africa occidentale. Il rischio è stato quello di trasformare una carenza di dati in una rappresentazione storica: immaginare cioè società meno articolate semplicemente perché ne conoscevamo meno tracce.

Una fortificazione sopra l’altra

La storia del sito non termina con la preistoria.

Molti secoli dopo, sopra l’antico terrapieno venne costruito un imponente muro in pietra di epoca medievale. Le datazioni e i materiali indicano una nuova fase di frequentazione. Nella stessa area è stato scoperto anche un cimitero.

Non significa che Oued Beht sia stato abitato senza interruzioni per millenni.

Significa qualcosa di diverso e forse altrettanto interessante: comunità vissute in epoche lontanissime tra loro tornarono a scegliere lo stesso territorio.

Il crinale, il fiume, gli speroni rocciosi e la possibilità di controllare gli accessi continuarono ad avere un valore. Cambiavano le popolazioni, le culture e le necessità, ma la geografia rimaneva.

Guardare il Mediterraneo dalla sponda africana

È probabilmente questo il significato più ampio della scoperta.

Oued Beht non aggiunge soltanto un’altra fortificazione alla carta archeologica del Marocco. Costringe a spostare il punto di osservazione.

Siamo abituati a raccontare gran parte della preistoria mediterranea seguendo ciò che accadeva sulle coste europee, nell’Egeo o nel Vicino Oriente. Il Maghreb occidentale è rimasto a lungo molto meno leggibile.

Le nuove ricerche non consentono ancora di ricostruire con precisione la rete delle relazioni tra queste società. Non sappiamo con quale frequenza uomini, oggetti, tecnologie e idee attraversassero lo spazio tra il Marocco e la penisola iberica durante tutte le fasi documentate a Oued Beht.

Ma adesso sappiamo qualcosa in più sulle società che vivevano a sud di quel mare.

Sappiamo che nel Neolitico finale esisteva un grande insediamento agricolo. Sappiamo che nel II millennio a.C. comunità del Maghreb nord-occidentale erano capaci di progettare grandi opere difensive. Sappiamo che, nello stesso periodo, altre società complesse si sviluppavano sull’altra sponda.

Sono dati che non autorizzano scorciatoie, ma cambiano le domande.

Forse la questione non è più soltanto capire quanto il Nord Africa fosse collegato al Mediterraneo preistorico.

La domanda diventa un’altra: quanto della storia del Mediterraneo abbiamo raccontato finora guardandolo quasi esclusivamente dalla sua sponda settentrionale?

A Oued Beht, sotto un muro, un terrapieno e un fossato scavati nella terra quasi quattro millenni fa, emerge così qualcosa di più di una fortificazione.

Emerge un altro punto dal quale osservare il Mediterraneo.

Questa volta dalla sponda africana.

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