Fra i tre ponti restano le tracce di una valle a lungo utilizzata dalla città. Nelle latomie si estraeva il calcare, nelle carcare si produceva la calce, sui terrazzamenti si coltivavano gli orti. Poi la frequentazione si è diradata e, per molti ragusani, Santa Domenica è diventata soprattutto un luogo da osservare dall’alto. I percorsi recuperati permettono di tornarvi e di leggere da vicino una storia fatta di pietra, acqua e lavoro, dentro il tessuto urbano.
Il parco era previsto nel programma elettorale presentato da Peppe Cassì nel 2023, quando il finanziamento era già stato ottenuto. Con l’apertura, l’amministrazione porta all’uso pubblico un intervento al quale si era impegnata: un risultato concreto, che riguarda la parte riqualificata della vallata. Il collegamento pedonale completo verso Ibla, anch’esso previsto nel programma, richiede ancora lavori.
«Recuperare “vuoti” significa creare opportunità di sviluppo nell’area attorno allo spazio che abbiamo recuperato», spiega Gianni Giuffrida, vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici. Nella sua lettura, un edificio abbandonato o un’area poco accessibile interrompono anche la vita del quartiere: riducono le occasioni di incontro, i servizi disponibili, le ragioni per percorrere una strada. Assegnare loro una funzione dovrebbe riportare persone e attività anche negli spazi circostanti.
Giuffrida cita l’ex biblioteca comunale, il Teatro Concordia e Villa Moltisanti. Il recupero della prima è concluso; gli altri due cantieri sono ancora aperti. Per il teatro, l’assessore immagina che la programmazione degli spettacoli sostenga una frequentazione capace di alimentare nuove attività nella zona. A Villa Moltisanti sono previsti spazi di lavoro condiviso, mostre ed eventi. «Gli interventi pubblici fungono da “innesco” e da volano per lo sviluppo», afferma. È l’effetto che l’amministrazione si propone di ottenere attraverso opere diverse, ricondotte a una stessa strategia per la città.
I «vuoti» recuperati, dice Giuffrida, acquistano un ruolo nel tessuto urbano quando diventano «luoghi». È il passaggio sul quale si misurerà anche Santa Domenica. Sistemare un percorso permette di attraversarlo; farne un luogo frequentato richiede cura, attività e una gestione che duri. La progettazione integrata tiene insieme questi aspetti: ciò che si costruisce, il bisogno al quale risponde e le condizioni necessarie per continuare a usarlo.

Nella cava, un’area di circa settanta mila metri quadrati potrà accogliere passeggiate, attività sportive, visite scolastiche e occasioni di incontro. Perché diventi parte della vita quotidiana dovrà essere raggiungibile e fruibile anche da chi incontra maggiori difficoltà negli spostamenti. Il Comune annuncia quattro accessi e l’ingresso libero; per le persone con disabilità indica il sottopasso di via Dalla Chiesa e, lungo un tratto più breve, via San Giuliano.
«Il progetto è iniziato con una dotazione finanziaria di 7,15 milioni di euro», precisa Giuffrida. Il quadro iniziale comprendeva 6,5 milioni del PNRR e 650 mila euro del Fondo per l’avvio di opere indifferibili, destinato a fronteggiare l’aumento dei costi. Secondo le informazioni fornite dall’Assessore, l’intervento che apre al pubblico è stato realizzato senza utilizzare quest’ultima quota. L’importo effettivamente speso e le eventuali economie dovranno risultare dal consuntivo.
Il rapporto tra la riqualificazione di un luogo e il modo in cui sarà vissuto è stato al centro anche dell’incontro con la delegazione di Irshava, giunta a Ragusa nell’ambito di TIPS4UA, il Programma promosso dal Comitato Europeo delle Regioni per condividere competenze utili alla ricostruzione dell’Ucraina. Durante i sopralluoghi del 14 e 15 settembre, gli ospiti ucraini hanno visitato anche il cantiere di Cava Santa Domenica. Federico Bennardo, consigliere comunale e promotore della candidatura ragusana, definisce l’iniziativa «uno scambio di competenze tra enti locali» da cui possono nascere rapporti anche fra istituzioni, imprese e società civile.
Giuffrida racconta di avere illustrato ai colleghi ucraini le procedure previste dall’Unione Europea per accedere ai fondi, affidare i lavori e rendicontarli, insieme alla strategia di utilizzo del patrimonio recuperato: «Abbiamo trasmesso la nostra esperienza, abbiamo spiegato come individuiamo l’obiettivo finale e come continuiamo dopo aver raggiunto l’obiettivo attraverso una buona gestione del patrimonio immobiliare». La visita ha permesso di discutere questo metodo mentre il parco era ancora un cantiere. La sua efficacia sociale potrà essere valutata soltanto con l’esperienza della gestione.
Fra le iniziative osservate a Ragusa, Olha Halas, componente della delegazione, ne indica una che vorrebbe riprendere a Irshava: «Credo che sarebbe un ottimo punto di partenza la Consulta Giovanile».
La Consulta Giovanile è l’organismo tecnico-consultivo del Comune che rappresenta i diritti, le idee e le aspirazioni dei giovani del territorio. Le due città, aggiunge Halas, condividono la necessità di «creare reali opportunità di crescita per i nostri giovani, offrire loro un futuro solido ed evitare che lascino le città in cui sono cresciuti». Il suo interesse riguarda la possibilità di dare voce alle nuove generazioni. Anche nella cava, coinvolgerle nelle scelte sulle attività e sugli usi degli spazi potrebbe aiutare a costruire un rapporto duraturo con il luogo.

Un confronto con la cittadinanza è già cominciato. «Gli incontri organizzati con la società civile, con le associazioni, sono iniziati il 6 dicembre scorso e sono serviti tanto, ci hanno permesso di capire ciò che i cittadini vogliono», dice Giuffrida.
Le richieste emerse, dal jogging alle visite guidate, dovranno trovare posto nei bandi in preparazione.
Il Comune intende ricorrere a un partenariato pubblico-privato, contribuendo economicamente e affidando al gestore manutenzione ordinaria, controllo e pulizia.
Sono allo studio anche piccoli chioschi e attività di ristorazione nelle latomie. I bandi chiariranno gli obblighi di gestione e gli spazi per le attività proposte dai cittadini. «Il nostro obiettivo è fare di Cava Santa Domenica non un luogo di passaggio ma di aggregazione sociale, di ritrovo, di eventi», aggiunge l’Assessore Giuffrida.

Resta aperta la questione dei percorsi verso Ibla. Sul costone di San Paolo, i distacchi e i piccoli movimenti rilevati durante il monitoraggio rendono necessari ulteriori consolidamenti. «Una volta completata la stabilizzazione inizieremo a sistemare i sentieri», spiega Giuffrida, che stima ancora un paio d’anni per la loro piena fruibilità. La continuità fra i due centri storici rimane quindi un obiettivo da completare.
L’apertura del 26 settembre consentirà di vedere il risultato dei lavori. Per capire se il progetto abbia raggiunto anche il suo scopo sociale serviranno i mesi successivi: la continuità delle attività, la cura dei percorsi, la possibilità per associazioni e cittadini di contribuire alle decisioni. È su questo terreno che l’amministrazione dovrà mantenere l’equilibrio fra la valle recuperata e la comunità. Finita la festa, chi ha partecipato agli incontri di democrazia partecipativa si aspetta di trovare un luogo da frequentare e nel quale riconoscersi. La riuscita del progetto si misurerà nei giorni ordinari, quando nella cava ci sarà una ragione per tornare anche senza un evento in programma.


