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28-30 agosto 2026, un weekend per scoprire Ragusa. “A Festa Ranni”: la Festa di San Giovanni tra barocco, cave e memoria.

di Redazione LIMEN

pubblicato il 23 agosto 2026

Tutto è pronto per la sera del 29 agosto 2026 quando la città di Ragusa cambierà ritmo. Le campane della Cattedrale si mescoleranno al fragore dei fuochi d’artificio e la piazza del Duomo di San Giovanni Battista si trasformerà nel palcoscenico della “Festa Ranni”, la grande festa, uno dei momenti in cui Ragusa sembra sospendere il tempo ordinario e ritrovare la propria memoria collettiva. Una memoria che non riguarda soltanto la religione: racconta il terremoto che distrusse la città, la nascita di una nuova Ragusa, antiche divisioni sociali, rivalità tra quartieri e, infine, la capacità di ricomporre quelle fratture in una comune identità urbana.

Data e luogo: 29 agosto. Ragusa, Piazza San Giovanni

Programma completo dell’evento: Festa San Giovanni Battista 2026

Prima del terremoto: San Giovanni nella Ragusa antica

Il rapporto tra Ragusa e Giovanni Battista è molto più antico della Cattedrale che oggi domina la città superiore. La tradizione ecclesiastica locale fa risalire la devozione al Santo addirittura ai primi secoli del cristianesimo siciliano, ma su questa fase remota le certezze documentarie sono limitate. È invece ben attestata l’esistenza, prima del 1693.

Nel Seicento quella devozione aveva già assunto i caratteri di una grande festa popolare. Quella devozione aveva anche un significato politico e sociale. Ragusa era già divisa tra Sangiorgiari, legati alla chiesa madre di San Giorgio, e Sangiovannari, raccolti intorno a San Giovanni. Dietro la controversia religiosa si intravedevano due differenti componenti della società: da una parte una parte consistente della nobiltà cittadina, dall’altra massari e borghesia agricola emergente. La fede diventava così anche appartenenza, quartiere, rappresentazione del potere.

1693: il terremoto che divise e ricostruì Ragusa

Il terremoto del gennaio 1693 distrusse gran parte della Sicilia sud-orientale e trasformò definitivamente Ragusa. La vecchia chiesa di San Giovanni risultò gravemente danneggiata. Ma dalle macerie nacque una delle caratteristiche più singolari della città moderna.

I Sangiorgiari decisero prevalentemente di ricostruire sul vecchio sito, quello che oggi chiamiamo Ragusa Ibla. I Sangiovannari scelsero invece il pianoro del Patro, più ampio e più adatto a una nuova urbanizzazione. Le fonti comunali descrivono questa frattura anche in termini sociali: nobiltà legata alla città antica da una parte, massari e borghesia dall’altra.

San Giovanni divenne quindi qualcosa di più di un santo venerato: divenne il centro simbolico intorno al quale cominciò a costruirsi Ragusa Nuova.

Nel 1718 iniziò la costruzione dell’attuale grande tempio, completato e consacrato nel 1778.

La conseguenza del terremoto fu dunque paradossale: una catastrofe che aveva distrutto la città finì per moltiplicarla. Ibla conservò la trama medievale adattandola alla monumentalità del tardo barocco; Ragusa Superiore nacque con un impianto urbano più regolare. È proprio questa risposta collettiva alla distruzione del 1693 che costituisce uno dei valori riconosciuti dall’UNESCO alle città tardo-barocche del Val di Noto.

Ragusa possiede 18 monumenti inseriti nel sistema riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità che vale la pena visitare in occasione della Festa di San Giovanni Battista.

La “Festa Ranni” nel 2026: fede, identità e comunità

Oggi San Giovanni non è più il segno di una fazione urbana. È, piuttosto, un linguaggio attraverso il quale Ragusa racconta sé stessa. Il programma del 2026 lo dimostra.

I festeggiamenti sono accompagnati dal pellegrinaggio della reliquia del braccio del Santo non soltanto nelle parrocchie ma anche negli ospedali e nelle case di riposo. È un passaggio significativo nell’evoluzione del culto: alla dimensione spettacolare e processionale, che si concentrerà tra il 28 ed il 29 agosto, si affianca esplicitamente quella della vicinanza agli anziani, ai malati e alle fragilità sociali.

La definizione popolare di Festa Ranni spiega più di molte analisi sociologiche. Nel presentare l’edizione 2026, il sindaco Peppe Cassì ha descritto la ricorrenza come un momento capace di scandire il tempo della comunità; il vescovo La Placa ha invece legato il messaggio del Battista alla costruzione di una città più giusta e solidale, richiamando le difficoltà delle famiglie, la solitudine degli anziani, le inquietudini dei giovani e le nuove povertà. Il culto, quindi, continua a essere religioso ma diventa anche patrimonio culturale, memoria familiare e rappresentazione pubblica dell’appartenenza.

Gli itinerari di LIMEN 28-30 agosto 2026: un weekend per capire Ragusa.

La Festa di San Giovanni offre una rara possibilità: visitare Ragusa non limitandosi a osservarne i monumenti, ma vedendo il patrimonio culturale mentre viene utilizzato dalla comunità che lo ha prodotto.

La visita potrebbe iniziare da Ragusa Superiore, perché è qui che il terremoto del 1693 può essere “letto” attraverso l’urbanistica.

Venerdì 28 agosto. Ragusa “Nuova”

La prima visita è naturalmente la Cattedrale di San Giovanni Battista per osservare la facciata monumentale e poi entrare. Vale la pena visitare anche il Campanile (info orari e biglietti) ed il Museo della Cattedrale. (info orari e biglietti)

Da Piazza San Giovanni si può proseguire verso Palazzo Zacco e gli altri edifici settecenteschi della città superiore, quindi scendere nella Cava Santa Domenica, recentemente riqualificata grazie ad un progetto del PNRR e trasformata in un suggestivo parco urbano. Il contrasto è sorprendente: pochi minuti separano il barocco urbano da una vallata che conserva terrazzamenti, testimonianze di attività agricole, antichi sistemi produttivi, cavità e tracce archeologiche. Il parco dei Cava Santa Domenica costituisce una delle caratteristiche paesaggistiche più originali di Ragusa.

Il tardo pomeriggio e la sera vanno restituiti a San Giovanni. Il 28 agosto è infatti previsto il ritorno processionale del simulacro verso la Cattedrale insieme all’Arca Santa. Non è un semplice evento da fotografare: è il momento migliore per osservare il rapporto fisico tra rito e città, tra il Santo e le strade nate intorno al suo culto.

Sabato 29 agosto. Il giorno della “Festa Ranni”

La mattina deve procedere lentamente. È il giorno in cui la città si prepara alla grande processione e conviene lasciare spazio alle celebrazioni in Cattedrale e all’atmosfera di Piazza San Giovanni.

Dopo pranzo è preferibile non programmare visite lontane dal centro. Dalle 17 circa conviene rientrare nell’area della Cattedrale per trovare una posizione da cui osservare l’uscita. Alle 18.30 comincia la solenne processione con l’Arca Santa, il simulacro, i portatori, i ceri votivi e le bande.

Qui il visitatore dovrebbe provare a comportarsi più da osservatore che da consumatore di eventi. Il silenzio di alcuni devoti, le persone scalze, gli abiti rossi, le candele portate per voto sono aspetti di una religiosità personale che convive con la folla e con lo spettacolo pubblico.

La notte appartiene alla piazza. Il rientro del Santo, il videomapping sulla facciata e i fuochi d’artificio conducono fino allo spettacolo pirotecnico di mezzanotte dal Ponte San Vito.

Domenica 30 agosto. Sotto Ragusa e poi verso Ibla

La mattina successiva offre il contrappunto ideale alla festa. Prima di scendere a Ibla è possibile partecipare ad una visita guidata del CAI – Club Alpino Italiano alle Latomie di Cava Gonfalone, verificando e prenotando preventivamente (info e prenotazioni).

Cava Gonfalone è uno dei luoghi che permettono di capire fisicamente la ricostruzione post-terremoto. È una sorta di architettura al negativo: invece di vedere dove la pietra è stata collocata, si entra nel vuoto lasciato dalla sua estrazione. Sulle pareti rimangono i segni dei picconi. Una parte della Ragusa barocca, in qualche modo, nasce proprio dal materiale sottratto a queste cavità.

Poi si può iniziare la discesa verso Ragusa Ibla, passando da Santa Maria delle Scale. È uno dei punti più belli da cui osservare la città antica distesa sulla collina.

La passeggiata dovrebbe toccare Palazzo Cosentini, con i suoi celebri mensoloni scolpiti, il Duomo di San Giorgio, Palazzo La Rocca, la chiesa di San Giuseppe e infine il Giardino Ibleo. È il completamento ideale del racconto iniziato davanti alla Cattedrale: in un solo weekend si vedono le due risposte che Ragusa diede alla stessa catastrofe, la città nuova di San Giovanni e la città antica ricostruita di San Giorgio.

Il fine settimana del 2026 offre inoltre una coincidenza particolarmente interessante: dal 27 agosto sarà aperto il Ragusa Foto Festival, con esposizioni a Palazzo Cosentini, Palazzo La Rocca, San Vincenzo Ferreri e Giardino Ibleo. Durante le giornate inaugurali del 27-30 agosto le mostre principali sono visitabili per un arco orario esteso (info e costi). La fotografia contemporanea entra così nei palazzi del barocco proprio mentre la città celebra una delle proprie tradizioni più antiche.

Dove dormire

Per vivere soprattutto la festa e muoversi a piedi nel centro superiore conviene scegliere una delle tante strutture ricettive all’interno dell’area urbana di San Giovanni.

Chi preferisce svegliarsi nel paesaggio di Ibla e privilegiare invece l’esperienza paesaggistica e il silenzio della città barocca può soggiornare a Ibla prenotando tramite il Centro Commerciale Antica Ibla (Informazioni).

Per il weekend 28-30 agosto 2026 le rilevazioni disponibili mostrano sistemazioni alberghiere nell’ordine di circa 100-160 euro per camera doppia a notte, con alcune offerte anche inferiori; per esempio, i comparatori mostrano per quelle date strutture intorno ai 110-130 euro, mentre singole offerte possono scendere sotto i 100 euro. I prezzi possono naturalmente aumentare con l’avvicinarsi della festa.

Dove mangiare

San Giovanni può essere anche il filo conduttore gastronomico. Vicino al centro superiore si può cercare una cucina siciliana informale, a Ibla una soluzione tradizionale. Le fasce di prezzo indicate attualmente si collocano prevalentemente fra 10 e 30 euro a persona.

Ma almeno un pasto dovrebbe essere costruito intorno ai prodotti ragusani: scacce, ravioli di ricotta, formaggi dell’altopiano e preparazioni a base di carne. La scaccia ragusana, fatta con una sottile pasta di grano duro ripiegata e farcita, è diventata il primo prodotto insignito della Denominazione Comunale (De.Co.) della Città si Ragusa.

Alcune curiosità da non perdere

Le “bancarelle di San Giovanni” non sono un’aggiunta turistica recente: conservano la memoria dell’antica fiera che accompagnava la festa e nella quale una società rurale poteva acquistare merci difficili da trovare durante il resto dell’anno. Oggi hanno soprattutto una funzione sociale e ricreativa.

Il rosso indossato da alcuni fedeli non è soltanto un colore scenografico: insieme al camminare scalzi e al portare grandi ceri può rappresentare un voto o una grazia ricevuta.

La Ragusa visibile e quella sotterranea sono inoltre intimamente collegate. I palazzi barocchi raccontano ciò che gli uomini costruirono; Cava Gonfalone racconta da dove proveniva una parte della pietra necessaria a costruire. Visitare entrambe significa leggere lo stesso processo storico da due direzioni opposte.

E infine ci sono i ponti. La Cava di Santa Domenica è attraversata dai collegamenti che hanno accompagnato l’espansione moderna della città: guardare Ragusa dalle cave consente di capire perché la morfologia del territorio abbia condizionato così profondamente la sua forma urbana.

Quanto costa un weekend a Ragusa per San Giovanni

Per un soggiorno di due notti, dal 28 al 30 agosto 2026, la seguente è una stima realistica per persona, viaggiando in due e dividendo una camera doppia, escluso il costo per raggiungere Ragusa:

VoceStima per persona
2 pernottamenti in camera doppia€100-160
Pranzi, cene, colazioni e spuntini€100-140
Ragusa Foto Festival e altre visite€10-20
Spostamenti locali/parcheggi€15-25
Imposta di soggiornocirca €2-5
Totale indicativo€230-350

L’imposta comunale attualmente prevista è di 1,50 euro per persona e notte negli alberghi fino a quattro stelle e 2,50 euro nei cinque stelle, con tariffe inferiori per varie strutture extralberghiere.

Una cifra centrale ragionevole è quindi circa 290-300 euro a persona, vale a dire 580-600 euro per una coppia, senza comprendere il viaggio per arrivare a Ragusa. Con B&B economici, scacce e trattorie si può scendere verso 220-250 euro a persona; scegliendo strutture di fascia alta e ristorazione gourmet si superano facilmente i 400 euro.

La città come esperienza

Ragusa non è soltanto una tappa del “tour del barocco”. La sua forza consiste nella possibilità di raccontare, in pochi chilometri, un sistema molto più complesso.

C’è una città distrutta da un terremoto e ricostruita due volte. Ci sono due santi che per secoli hanno rappresentato due comunità rivali e che oggi convivono nell’identità di una sola città. Ci sono chiese e palazzi riconosciuti dall’UNESCO, ma anche vallate, cave, antiche latomie e un paesaggio rurale che continua a spiegare l’origine economica e culturale della comunità.

La Festa di San Giovanni aggiunge l’elemento che spesso manca alle città d’arte: la vita.

Il 29 agosto la Cattedrale non è soltanto un monumento barocco. La piazza non è soltanto uno spazio scenografico. Il simulacro non è soltanto un’opera ottocentesca. Per alcune ore tutto torna ad avere la funzione per cui è stato costruito, tramandato e custodito.

E forse è proprio questa la ragione migliore per arrivare a Ragusa durante la “Festa Ranni”: non assistere semplicemente a una festa religiosa, ma osservare una comunità mentre, attraverso un rito antico, continua a raccontare chi è.

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