L’INTERVISTA
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Emanuele Dipasquale, per tutti Nello, è stato sindaco di Ragusa dal 2006 al 2012 e nello stesso anno è entrato all’Assemblea Regionale Siciliana, dove oggi siede tra i deputati del Partito Democratico. Dal novembre 2022 è deputato questore dell’ARS e fa parte delle Commissioni Attività produttive e Ambiente, territorio e mobilità, oltre che della Commissione Verifica dei Poteri.
La sua non è dunque la lettura di un osservatore esterno: attraversa da oltre vent’anni la politica amministrativa e regionale siciliana, prima alla guida del capoluogo ibleo e poi da una posizione interna alle istituzioni regionali.
Qual è, secondo lei, la causa principale della crisi della sanità siciliana?
Purtroppo c’è un fil rouge che collega la sanità ad altri settori fondamentali. Non se ne parla, ma c’è.
Negli ultimi anni ci siamo trovati di fronte a una totale assenza di visione e di azione in settori fondamentali. Pensiamo ai rifiuti. Oggi vengono a raccontarci (ndr: la maggioranza dell’ARS) che faremo i termovalorizzatori, al di là del fatto che si possa essere d’accordo o contrari. La maggioranza ha avuto dieci anni: i termovalorizzatori potevano essere realizzati. E io dico di più: hanno avuto venticinque anni.
Perché negli ultimi trent’anni il centrodestra ha governato per venticinque anni, fatta eccezione per i cinque anni dell’esperienza Crocetta.
I servizi dei trasporti pubblici, come ad esempio quello dell’AST, se li sono “mangiati”.
Per quanto riguarda i rifiuti, hanno bloccato il sistema, arrivando a portarli all’estero. Non hanno realizzato vasche per il conferimento dell’indifferenziato. Abbiamo portato l’immondizia fuori dalla Sicilia a costi enormi.
Stiamo pagando il conferimento dei rifiuti con l’FSC. E a questo si aggiungono la sanità e altri settori. Ci troviamo di fronte a un’assenza strutturale della politica siciliana che dura da troppi anni.
Questo ha compromesso diversi settori, tra i quali quello della sanità. È chiaro che la sanità, a differenza dei trasporti o della gestione dei rifiuti, è il settore che ha l’impatto maggiore sui cittadini.
Perché, alla fine, l’aumento della tassa sui rifiuti puoi anche non percepirlo: non ti rendi conto di quale sia il meccanismo che porta a un aumento della TARI. Per quanto riguarda i trasporti, se non utilizzi i mezzi pubblici non percepisci né i costi di cui la collettività si fa carico né i disservizi nella gestione di un’azienda come l’AST.
Quando, invece, arrivi davanti al Pronto soccorso e ti ritrovi ad aspettare un giorno; quando devi fare una TAC, una risonanza magnetica o un’operazione importante e devi attendere tempi inaccettabili, la situazione cambia.
Quella che si è venuta a creare è una situazione maturata negli anni. C’è quindi un problema politico complessivo, generale, nel quale si inserisce una mancanza di visione.
A Ragusa lei ha denunciato un Pronto soccorso con sei medici rispetto ai diciassette previsti. Quale misura adotterebbe subito per riportare personale negli ospedali?
Alla domanda che mi pone manca qualcosa che oggi non permette di dare una risposta semplice. È mancata una politica sanitaria.
Quello da fare, e che si sarebbe dovuto pianificare prima, è impegnare le risorse finanziarie necessarie per recuperare medici, convincerli economicamente a preferire la sanità pubblica.
Noi siamo una Regione a Statuto speciale, la Regione Siciliana ha l’autonomia nella gestione della Sanità. Se facciamo un confronto con il Trentino-Alto Adige, il medico di Bolzano guadagna più rispetto ai medici del resto d’Italia. Noi non ci siamo riusciti a fare questo tipo di politica.
Noi avremmo potuto integrare le risorse nazionali messe a disposizione per la sanità e sviluppare una strategia regionale. Tutto questo non c’è stato.
Servono quindi incentivi economici e professionali specifici per rendere più attrattivi gli ospedali periferici come quelli di Ragusa, Vittoria e Modica?
La Sicilia ha bisogno di una riforma sulla sanità. Negli ultimi trent’anni, per 25 anni -e negli ultimi dieci in maniera continuativa- ha governato il Centro-destra, e non è riuscita a farla. Il problema è che oggi non puoi dare una risposta ai cittadini per domani, perché la devi costruire.
La strategia deve ancora essere costruita! Deve prevedere, e fare in modo, che la sanità privata resti complementare alla sanità pubblica.
Ma oggi, come si può intervenire per fare fronte alla necessita di un Pronto soccorso che opera con sei medici, quando dovrebbero essercene diciassette?
Chi può fare le cose è chi governa. Le inadempienze accumulate negli ultimi dieci anni non permettono di trovare oggi una soluzione definitiva per domani. Per recuperare il tempo perso occorre recuperare le risorse necessarie per mettere i medici ed il personale sanitario nelle condizioni di rimanere negli ospedali delle medie realtà.
La questione è semplice: ci vogliono risorse e strategie, strategie pensate per far rimanere medici e personale sanitario nei piccoli ospedali.
È realistico pensare che ogni ospedale della provincia possa offrire tutti i servizi?
Ovviamente non si possono garantire tutti i servizi in ogni ospedale. Il rischio è di offrire servizi scadenti. Ci vuole il coraggio di fare quello che non si è voluto fare in questi ultimi dieci anni: qualificare gli ospedali pubblici. Non tutti possono fare chirurgia, non tutti possono erogare determinati tipi di prestazioni.
Se qualifichiamo gli ospedali pubblici, specialmente quelli di provincia, possiamo anche programmare tante cose. Per esempio, se un ospedale viene qualificato per la cardio-chirurgia, viene messo nelle condizioni di erogare prestazioni di qualità in quel determinato ambito. In questo modo migliora la qualità dei servizi erogati, si riesce a far fronte alle esigenze dei cittadini. Ma per fare questo serve una pianificazione.
Diciamolo chiaro… cos’è successo negli ultimi anni? “Questo reparto non si tocca perché Nello Dipasquale è Deputato, e lo difende perché è nella sua città!”. È una visione miope. Questo è successo in tutta la Sicilia.
Le Case di Comunità possono davvero alleggerire ospedali e Pronto soccorso oppure, senza personale sufficiente, rischiano di rimanere strutture incomplete?
Si, la situazione è proprio questa. Prendiamo in considerazione cosa è successo con i reparti di anestesia. Durante il Covid abbiamo finanziato tantissimi reparti di anestesia che oggi sono chiusi. Uno era a Vittoria, uno a Ragusa. Oggi non abbiamo neanche gli anestesisti per l’ordinaria amministrazione. Senza medici, senza personale sanitario, le Case di Comunità rimangono “aria fritta”.
Quindi, anche in questo caso, il problema è la disponibilità di risorse o c’è dell’altro?
No, è tutto questo.
È l’assenza di una strategia politica che ha creato questa condizione in tutte le piccole provincie. Durante il periodo di Razza, si sono riempiti di personale gli ospedali di Catania (ndr. Ruggero Razza è stato Assessore alla Salute della Regione Siciliana dal novembre 2017 all’ottobre 2022). Poi hanno continuato con Palermo, qualcosa hanno fatto ad Agrigento. Le piccole Provincie… muoiono.
Liste d’attesa: quali interventi possono produrre risultati concreti già nei prossimi dodici mesi?
Grazie alle nostre pressioni, alle pressioni dell’opinione pubblica, qualcosa è stato fatto. Le risorse che sono state impegnate hanno avuto effetto sulle liste d’attesa attraverso il lavoro complementare con le strutture private.
Quale dovrebbe essere il rapporto tra sanità pubblica e privata accreditata? Dove finisce l’integrazione utile del privato e dove comincia il rischio che questo sostituisca progressivamente il pubblico?
È semplicissimo. La sanità privata non può sostituire la sanità pubblica. La sanità privata deve essere complementare.
Ma quale è oggi la situazione? La percezione generale e che sia già in corso una sostituzione…
Certo! Oggi si sta facendo di tutto per sostituire la sanità pubblica. È una cosa che, secondo me, sta proprio nelle corde del centro-destra e della destra. Indebolire la sanità pubblica serve solo a rafforzare la sanità privata.
Quando paghiamo male i medici, perché devono rimanere nel pubblico?
Da Cuffaro a Crocetta la Sanità siciliana ha navigato nel caos. Dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’imprenditore della sanità privata Aiello alle dimissioni da Assessore alla Sanità di Lucia Borsellino. Cosa non ha funzionato?
L’ho detto prima, manca una politica regionale a sostegno della sanità pubblica.
Quello che manca è il contenuto, manca una strategia complessiva, strutturale per migliorare…
Ma c’è stato anche il governo Crocetta. Ci sono state delle azioni, delle decisioni politiche specifiche?
No, non c’è stato un fatto specifico. C’è stata la mancanza di tutta una serie di azioni. Perché quando noi rendiamo la sanità pubblica impraticabile per gli operatori di fatto rafforziamo la sanità privata. I migliori se ne vanno.
Se sono un medico della sanità pubblica sottopagato, non posso programmare la mia attività ospedaliera, ho difficoltà con i laboratori, non mi viene messo a disposizione quello che mi serve per operare bene… io me ne vado.
Se a questo aggiungiamo che è la politica che mi deve assegnare il caposala, che deve scegliere l’OSS del mio reparto… ma perché non me ne devo mandare a lavorare nel privato? Alla fine mi programmo gli interventi, ho il fine settimana libero, non ho l’emergenza e guadagno di più. È questo è il problema.
L’assenza della visione e dell’azione politica porta all’indebolimento e alla destrutturazione della sanità pubblica.
Lei denuncia da anni carenze e disservizi della sanità ragusana e siciliana. Se dovesse fare oggi un bilancio della sua azione politica, quali risultati concreti ritiene di avere ottenuto? E quali problemi, invece, sono rimasti irrisolti nonostante le sue battaglie?
Sicuramente la stragrande maggioranza sono risultati incompleti perché dall’opposizione non è facile concretizzare le azioni. Io non so quanti disegni di legge ho presentato. Ho perso il conto.
Penso di aver presentato almeno il 50% dei disegni di legge di tutta la minoranza. Alcuni disegni di legge presentati riguardano anche la Sanità, lo psicologo di base, quello scolastico, il bullismo. Qualche risultato lo abbiamo ottenuto, ma la stra maggioranza delle proposte non hanno avuto buon fine.
Sono contento per le azioni giudiziarie che ho portato avanti. Sono sempre stato dell’idea che i politici devono fare i politici ed i magistrati i magistrati. Ma ci sono situazioni in cui un politico non può non denunciare alla magistratura, L’ho fatto per i 75 incarichi co.co.co. conferiti in dieci giorni dal CEFPAS, l’ho fatto per un appalto di 10 milioni di euro del Consorzio Autostrade Siciliane per il quale sapevo ancora prima della Gara pubblica chi avrebbe vinto, e ho fatto il nome.
Però non posso ritenermi soddisfatto dal punto di vista del risultato politico. Questo, non solo perché sono all’opposizione. È cambiato il rapporto tra maggioranza e opposizione. In altri tempi, in tante cose, si trovava una sintesi. Oggi c’è un muro contro muro.
Se domani il centrosinistra tornasse al governo della Regione, quali sarebbero i primi tre provvedimenti sulla sanità da adottare?
Per la sanità serve mettere su una vera e propria riforma. Se io fossi assessore della sanità innanzitutto chiamerei immediatamente gli attori fondamentali del mondo della Sanità. Il politico non deve fare il tecnico.
Il politico deve avere la capacità di ascoltare i tecnici e poi trovare la sintesi.
In sanità cosa manca? Una strategia? Una politica sanitaria regionale che affianchi quella nazionale? Perfetto! Con chi la elaboro? Io chiamerei per primi i medici di base. Poi chiamerei i primari dei Pronto soccorso. Chiamerei i responsabili della diagnostica, che serve per la medicina di prevenzione che abbiamo dimenticato. Per tanti anni abbiamo puntato alla prevenzione. Oggi, chi è che fa prevenzione?
Ai tecnici chiederei quali sono le esigenze, quali sono le carenze. Dopodiché inizierei a confrontarmi anche con qualche Regione virtuosa. A questo punto abbozzerei una strategia, calcolerei il peso economico e poi aprirei una interlocuzione anche con il privato.
Ma la situazione che si è venuta a creare, lo spazio che è stato affidato alla sanità privata, è il frutto di incapacità, di inerzia della politica, o c’è dell’altro?
Si, certo che c’è dell’altro: c’è una strategia! Perché sono i gruppi di potere che sostengono il centro-destra.
Oggi abbiamo l’urgenza di rimettere la politica al centro. Dobbiamo recuperare la capacità di utilizzare il privato in modo corretto. La sanità privata non la dobbiamo distruggere, è di qualità e va valorizzata come supporto complementare alla sanità pubblica. In questo modo riusciremo a costruire una politica sanitaria che in Sicilia ancora manca.



