Esplorare, conoscere e raccontare il Mediterraneo

Nello Dipasquale alla prova dei fatti

Fact-checking: le dichiarazioni di Nello Dipasquale vengono confrontate con la stagione Crocetta, la riorganizzazione ospedaliera, la carenza di personale e la vicenda di Lucia Borsellino.

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti
PUBBLICITÀ
LIMEN – Guarda oltre la superficie

Tre articoli autonomi, una sola inchiesta. Questa barra resta disponibile in ogni parte per passare direttamente da un capitolo all’altro.

Tempo di lettura · 6 min

Le parole di Dipasquale alla prova della stagione Crocetta

Il fact-checking non serve a stabilire se un politico abbia ragione o torto in assoluto. Serve a separare i fatti dalle interpretazioni.

E l’intervista a Nello Dipasquale offre diversi punti sui quali questa distinzione diventa necessaria.

«Negli ultimi trent’anni il centrodestra ha governato venticinque anni, tranne i cinque anni dell’esperienza Crocetta».

La frase fotografa una lunga prevalenza del centrodestra alla guida della Regione, ma presa alla lettera è imprecisa.

Rosario Crocetta governò dal 2012 al 2017. Prima di lui, però, Angelo Capodicasa, esponente dei Democratici di Sinistra, era stato presidente della Regione dal novembre 1998 al luglio 2000.

La sostanza politica dell’affermazione — una lunga prevalenza del centrodestra — rimane. Il calcolo dei venticinque anni su trenta va invece ridimensionato.

«I servizi dei trasporti pubblici, come ad esempio quello dell’AST, se li sono “mangiati”».

Al 17 settembre 2026, la situazione finanziaria dell’Azienda Siciliana Trasporti (AST) è delicata, nonostante il forte intervento di ricapitalizzazione e il piano di risanamento approvato tra il 2024 e il 2025. L’AST stima per il 2026 una perdita di circa 10,11 milioni di euro e ha chiesto alla Regione ulteriori 21 milioni, mentre il Piano di risanamento 2025-2029 deve essere sostanzialmente riscritto.











«Noi siamo una Regione a Statuto speciale, la Regione Siciliana ha l’autonomia nella gestione della Sanità».

La Sicilia è una Regione a Statuto speciale e dispone di ampi poteri di programmazione, organizzazione e gestione del proprio sistema sanitario, ma non di un’autonomia assoluta: deve rispettare i principi stabiliti dallo Stato e garantire i livelli essenziali di assistenza previsti a livello nazionale.

«Se facciamo un confronto con il Trentino-Alto Adige, il medico di Bolzano guadagna più rispetto ai medici del resto d’Italia».

È vero che i medici dipendenti della sanità pubblica altoatesina risultano mediamente meglio retribuiti rispetto ai colleghi delle altre aziende sanitarie italiane. Secondo un’elaborazione su dati MEF riferiti al 2022, la retribuzione media a Bolzano era di circa 149 mila euro lordi annui, contro poco più di 87 mila euro nel campione nazionale. Il dato, però, riguarda la retribuzione complessiva media e non significa che lo stipendio base di ogni medico altoatesino sia superiore del 70%.

«Noi avremmo potuto integrare le risorse nazionali messe a disposizione per la sanità e sviluppare una strategia regionale. Tutto questo non c’è stato».

VERO, con alcune limitazioni. La Sicilia partecipa direttamente al finanziamento del proprio Servizio sanitario regionale: la quota a carico della Regione è pari al 49,11%, mentre il restante 50,89% è sostenuto dallo Stato. In linea generale, le Regioni possono utilizzare risorse proprie aggiuntive per potenziare l’assistenza sanitaria. Il Ministero della Salute precisa, ad esempio, che una Regione in equilibrio economico-finanziario può finanziare con proprie risorse anche prestazioni ulteriori rispetto ai LEA. Va precisato che nel 2025 la Regione Siciliana ha stanziato 10 milioni di euro regionali per fronteggiare la carenza di medici. Il decreto dell’Assessorato alla Salute ha previsto, tra l’altro, incentivi di 12.000 euro lordi annui per medici dei pronto soccorso e circa 9.000 euro per personale medico operante in ospedali classificati come presìdi di zone disagiate, con possibilità in determinate condizioni di arrivare fino a 18.000 euro. Esiste tuttavia un limite importante. La Sicilia è ancora sottoposta al Piano di rientro sanitario. Il Ministero della Salute la include tuttora tra le Regioni interessate e la documentazione regionale del 2026 conferma che, finché permane il Piano, la possibilità di finanziare prestazioni sanitarie ulteriori rispetto ai LEA è sottoposta a forti vincoli.

«Durante il Covid la Regione Siciliana ha finanziato molti reparti di anestesia che oggi sono chiusi. Uno era a Vittoria, uno a Ragusa. Oggi non abbiamo neanche gli anestesisti per l’ordinaria amministrazione»

PARZIALMENTE VERO. Il problema degli anestesisti è documentato, ma la prima parte della frase va corretta. Durante il Covid la Sicilia ha investito ingenti risorse per creare nuovi posti di terapia intensiva e sub-intensiva. In provincia di Ragusa furono programmati interventi a Vittoria, Modica e Ragusa. Oggi però il problema si è spostato dalle mura al personale: l’ASP di Ragusa ha messo a concorso nel 2026 ben 18 posti di Anestesia e Rianimazione, una carenza che la stessa Azienda riconosce incidere direttamente sull’attività chirurgica e sulle liste d’attesa. Non è invece corretto affermare che la terapia intensiva Covid di Vittoria sia oggi chiusa: è stata inaugurata, con otto posti, nel febbraio 2026.

Durante il periodo di Razza, si sono riempiti di personale gli ospedali di Catania. Poi hanno continuato con Palermo, qualcosa hanno fatto ad Agrigento. Le piccole Provincie… muoiono.

I dati non mostrano una distribuzione perfettamente proporzionale delle assunzioni stabili rispetto alle carenze territoriali. Nel 2023 i maggiori incrementi di personale a tempo indeterminato si concentrano effettivamente nei sistemi sanitari provinciali di Palermo, Catania, Trapani e Messina, che presentavano fabbisogni elevati. Ma emergono forti squilibri: Agrigento e soprattutto Caltanissetta dichiaravano carenze consistenti senza registrare un corrispondente aumento degli organici stabili, mentre Ragusa e Siracusa mostrano incrementi relativamente importanti. I dati, inoltre, non consentono di attribuire automaticamente queste differenze a una scelta politica: concorsi deserti, difficoltà nel reperimento di alcune specializzazioni, pensionamenti e stabilizzazioni incidono sul risultato finale. Il problema sembra non essere la volontà politica di non assumere nuovi medici per la provincia di Ragusa.

Ragusa è il caso che permette di vedere meglio il meccanismo

Il caso ragusano è particolarmente utile perché riusciamo a seguire quasi tutta la catena. La carenza dichiarata dall’ASP nel novembre 2023 è di 96 medici.

Nel 2023 l’ASP avvia procedure di assunzione per oltre 100 posti di dirigente medico a TI; nel 2024 nuovo concorso per 85 posti, di cui 20 Emergenza-urgenza e 22 Anestesia. Ma il risultato delle graduatorie nelle discipline più critiche era molto più piccolo:

Medicina d’emergenza-urgenza: 4 idonei.
Anestesia e Rianimazione: 12.
Ortopedia e Traumatologia: 6.
Medicina interna: 15.
Radiodiagnostica: 27.

La stessa direzione dell’ASP riconosceva che, soprattutto per Pronto soccorso e Anestesia, «i concorsi non riescono a soddisfare il fabbisogno», costringendo l’Azienda a utilizzare convenzioni e altre soluzioni.

Un documento discusso all’ARS mostra quanto possa essere grande la differenza fra un posto disponibile e un’assunzione reale. Nell’Urologia del Giovanni Paolo II erano previsti 8 medici, ma ne risultavano in servizio 6. L’ASP mise a concorso 5 posti e il risultato concreto indicato dall’Azienda fu l’assunzione di un solo medico specializzando.

Il problema non è stato risolto negli anni successivi. Nel 2024 Ragusa mette nuovamente a concorso 85 dirigenti medici, compresi 22 anestesisti e 20 medici di Emergenza-urgenza.

E il dato più significativo arriva nel 2026: l’ASP deve mettere ancora a concorso 18 posti a tempo indeterminato di Anestesia e Rianimazione, oltre a Neurologia, Urologia, Ematologia e Reumatologia.

Chiamerei i responsabili della diagnostica, che serve per la medicina di prevenzione che abbiamo dimenticato. Per tanti anni abbiamo puntato alla prevenzione. Oggi, chi è che fa prevenzione?

VERO. Il primo intervento della politica sanitaria deve essere orientato alla diagnostica ed alla prevenzione. La Sicilia presenta criticità documentate nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. Nel 2023 era sotto la soglia ministeriale sia nella prevenzione sia nell’assistenza territoriale; nel monitoraggio più recente, relativo al 2024, l’assistenza distrettuale è tornata sopra la sufficienza, mentre la prevenzione rimane insufficiente. L’assistenza ospedaliera, invece, supera la soglia nazionale. Parlare genericamente di “LEA non garantiti in Sicilia” sarebbe quindi troppo impreciso: il deficit riguarda specifiche aree del sistema. (Fonte dati ministeriali: https://www.salute.gov.it/new/it/news-e-media/notizie/livelli-essenziali-di-assistenza-sintesi-dei-risultati-del-nuovo-sistema-di-0/?tema=Livelli+essenziali+di+assistenza&utm_source=chatgpt.com)

Che cosa dice davvero il fact-checking

Alla fine della verifica, il quadro è molto meno semplice di una contrapposizione tra buoni e cattivi.

Dipasquale ha ragione quando sostiene che la crisi viene da lontano. Ha ragione quando indica nella carenza di personale una questione strutturale. Ha ragione quando dice che non tutti gli ospedali possono fare tutto. Ha ragione quando chiede che il privato rimanga complementare al pubblico.

Ma molti di questi problemi erano già conosciuti — e molte di queste soluzioni già formulate — durante il governo Crocetta.

Il governo Crocetta conseguì risultati finanziari. Tentò una riorganizzazione ospedaliera. Avviò lo sblocco delle assunzioni. Ma i Livelli Essenziali di Assistenza non mostrarono miglioramenti significativi e la carenza di personale rimase enorme.

Nella prima inchiesta sulla Sanità pubblica, LIMEN ha approfondito la politica sanitaria della stagione Crocetta dimostrando che: fare una riforma non significa necessariamente riuscire a trasformarla in un sistema che resiste nel tempo.

PARTNER LIMEN
LIMEN – Guarda oltre la superficie