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Ragusa protesta contro la Sanità. Dipasquale accusa la Regione: «Si sta facendo di tutto per sostituire la sanità pubblica con il privato»

Intervista a Nello Dipasquale, il fact-checking sulla stagione Crocetta e le considerazioni editoriali di LIMEN.

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti

IN BREVE

La Sicilia conosce da anni molti dei problemi della propria sanità: medici che mancano, Pronto soccorso sotto pressione, liste d’attesa, ospedali da riorganizzare, assistenza territoriale ancora fragile. E conosce anche molte delle possibili soluzioni. Perché allora, governo dopo governo, le stesse emergenze ritornano?

LIMEN ne parla con Nello Dipasquale, deputato regionale del Partito Democratico, ripercorrendo anche la stagione politica della quale fu protagonista.

L’intervista è stata realizzata il 14 settembre 2026. Nelle stesse ore l’ASP di Ragusa completava una riorganizzazione con oltre 700 incarichi professionali e gestionali. Due fatti diversi che finiscono per porre la stessa domanda:

chi governa la sanità e come si misura il risultato delle sue decisioni?

La sanità siciliana si può raccontare in pochi numeri, ma per comprenderla davvero bisogna andare oltre. Nell’intervista integrale a Nello Dipasquale, LIMEN affronta le questioni che oggi pesano maggiormente sul sistema sanitario regionale: carenza di medici e personale, pronto soccorso in difficoltà, liste d’attesa, rapporto tra pubblico e privato, Case di Comunità, organizzazione degli ospedali e assistenza sul territorio.

Dipasquale risponde anche alle domande sulle responsabilità della politica, comprese quelle delle stagioni di governo alle quali ha partecipato, e indica quella che considera una possibile strada: rendere più attrattivi gli ospedali periferici, distribuire le specializzazioni tra i diversi presìdi e costruire una vera rete sanitaria provinciale.

Una sola inchiesta, tre livelli di lettura.

Considerata l’importanza del tema, LIMEN propone diversi livelli di lettura. Chi ha poco tempo potrà fermarsi alle sintesi e ai passaggi essenziali; chi vuole capire fino in fondo potrà invece leggere l’intervista completa all’Onorevole Nello Dipasquale, le verifiche e gli approfondimenti collegati.

Un modo per non escludere nessun lettore, senza rinunciare alla complessità necessaria per comprendere come funziona — e come potrebbe cambiare — la sanità del territorio.

Tre articoli autonomi, una sola inchiesta. Questa barra resta disponibile in ogni parte per passare direttamente da un capitolo all’altro.

«Si sta facendo di tutto per sostituire la sanità pubblica con il privato»

Prima di Palermo, c’è Ragusa. È qui che Emanuele Dipasquale, per tutti Nello, è nato e ha fatto il sindaco dal 2006 al 2012. Poi sono arrivati gli anni all’Assemblea Regionale Siciliana, dove oggi è deputato del PD e questore. La sanità che racconta l’ha vista da più lati: da amministratore, dai banchi della maggioranza e da quelli dell’opposizione. Ascoltarlo significa entrare in questa lunga esperienza, seguire il percorso delle decisioni e cercare di capire perché alcune promesse non siano mai diventate cure.

Per Dipasquale, la crisi della sanità siciliana non nasce da una singola decisione, ma da «un’assenza strutturale della politica siciliana per troppi anni». Una mancanza di visione che avrebbe compromesso diversi servizi pubblici e che, nella sanità, produce conseguenze immediatamente percepibili dai cittadini.

Alcuni disservizi possono anche passare inosservati. Ad esempio, se non prendi l’autobus extraurbano non percepisci l’inefficienza del trasporto pubblico, se aumenta la TARI è difficile capire perché. «Quando arrivi davanti al Pronto soccorso e ti ritrovi ad aspettare un giorno, quando devi fare una TAC, una risonanza magnetica o un’operazione importante e devi aspettare tempi inaccettabili, la cosa cambia».

Secondo Dipasquale, «è mancata una politica sanitaria» capace di programmare il reclutamento e la permanenza del personale: «Quello che si sarebbe dovuto pianificare prima è impegnare le risorse finanziarie necessarie per recuperare medici, convincerli economicamente».

Per spiegare come la Sicilia avrebbe potuto utilizzare la propria Autonomia, Dipasquale guarda all’altro capo dell’Italia: «Se facciamo un confronto con il Trentino-Alto Adige, il medico di Bolzano guadagna più rispetto ai medici del resto d’Italia». Una strada che, secondo lui, avrebbe permesso di attirare professionisti e convincerli a restare: «Noi avremmo potuto integrare le risorse nazionali messe a disposizione per la sanità e sviluppare una strategia regionale. Tutto questo non c’è stato».

Ma il problema, nel suo racconto, non riguarda soltanto le risorse. Riguarda anche una politica che entra nei reparti invece di occuparsi della loro organizzazione complessiva. Per descriverla, Dipasquale usa il proprio nome come esempio: «“Questo reparto non si tocca perché Nello Dipasquale è deputato, e lo difende perché è nella sua città”. È una visione miope. Questo è successo in tutta la Sicilia». La strada che indica è diversa: «Non tutti possono fare chirurgia, non tutti possono erogare determinati tipi di prestazioni». Occorre qualificare gli ospedali e programmare i servizi per garantirne la qualità, senza fare di ogni reparto una bandiera locale.

Le ingerenze che denuncia arrivano fino alla gestione del personale: «Se a questo aggiungiamo che è la politica che mi deve assegnare il caposala, che deve scegliere l’OSS del mio reparto…». Dipasquale si mette nei panni del medico che, tra stipendi insufficienti, difficoltà organizzative e mancanza di strumenti, decide di lasciare il pubblico: «Alla fine mi programmo gli interventi, ho il fine settimana libero, non ho l’emergenza e guadagno di più». Per lui, il confine da ristabilire è netto: «Il politico non deve fare il tecnico. Il politico deve avere la capacità di ascoltare i tecnici e poi trovare la sintesi».

Il problema riguarda anche le Case di Comunità. «Senza medici, senza personale sanitario, le Case di Comunità rimangono aria fritta». Dipasquale richiama quanto avvenuto durante la pandemia: «Durante il Covid abbiamo finanziato tantissimi reparti di anestesia che oggi sono chiusi. Uno era a Vittoria, uno a Ragusa. Oggi non abbiamo neanche gli anestesisti per l’ordinaria amministrazione».

La sua accusa sul rapporto tra pubblico e privato è diretta: «La sanità privata non può sostituire la sanità pubblica. La sanità privata deve essere complementare». Alla domanda se esista oggi il rischio di una sostituzione, risponde: «Certo! Oggi si sta facendo di tutto per sostituire la sanità pubblica. È una cosa che, secondo me, sta proprio nelle corde del centrodestra e della destra. Indebolire la sanità pubblica serve solo a rafforzare la sanità privata».

Dipasquale descrive anche le condizioni che spingono i professionisti ad abbandonare gli ospedali pubblici: «Quando paghiamo male i medici, non gli diamo i presìdi necessari, rischiano aggressioni mentre lavorano, perché i medici devono rimanere nel pubblico?». E aggiunge: «Se sono un medico della sanità pubblica sottopagato, non posso programmare la mia attività ospedaliera, ho difficoltà con i laboratori, non mi viene messo a disposizione quello che mi serve per operare bene, io me ne vado».

Alla domanda se la crescita dello spazio affidato alla sanità privata sia frutto di incapacità o di una scelta precisa, Dipasquale risponde: «No, è una strategia. Perché sono i gruppi di potere che sostengono il centrodestra». Precisa però: «La sanità privata non la dobbiamo distruggere, è di qualità e va valorizzata come supporto esclusivamente complementare alla sanità pubblica».

Sul proprio bilancio politico Dipasquale ammette: «La stragrande maggioranza sono risultati incompleti» e «non posso ritenermi soddisfatto dal punto di vista del risultato politico».

Su questo punto, la sua riflessione si allarga al cambiamento dei rapporti dentro le istituzioni: «L’insoddisfazione dei risultati non è dovuta soltanto al fatto che sono all’opposizione. È cambiato il rapporto tra maggioranza e opposizione. In altri tempi, in tante cose, si trovava una sintesi. Oggi c’è un muro contro un muro». Nel suo racconto, sopratutto dal governo Musumeci in poi, si sarebbe ridotto lo spazio del confronto: la possibilità di trovare un’intesa tra schieramenti diversi sulle questioni fondamentali, a partire dalla sanità, e trasformare le proposte dell’opposizione in decisioni condivise.

Rivendica però le denunce presentate alla magistratura: «Sono sempre stato dell’idea che i politici devono fare i politici ed i magistrati i magistrati. Ma ci sono situazioni in cui un politico non può non denunciare alla magistratura». Cita due casi: «L’ho fatto per i 75 incarichi co.co.co. conferiti in dieci giorni dal CEFPAS», racconta, e per un appalto da dieci milioni di euro del Consorzio Autostrade Siciliane, per il quale ha indicato in anticipo il nome di chi avrebbe dovuto vincere la gara.

L’inchiesta di LIMEN prosegue attraverso tre livelli di lettura più approfonditi. Chi non vuole fermarsi e desidera capire fino in fondo potrà leggere prima l’intervista integrale a Nello Dipasquale, poi il fact-checking della redazione sulle sue dichiarazioni e, infine, l’opinione di LIMEN sull’argomento trattato.


Come leggere l’inchiesta. Puoi seguire i tre articoli in sequenza oppure aprire direttamente la parte che ti interessa. La barra di navigazione in alto rimane presente anche all’interno di ciascun articolo.

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