di Redazione LIMEN
pubblicato il 2 agosto 2026
Pantelleria. Questa mattina, gli incursori della Marina Militare italiana impegnati nella missione EUNAVFOR MED IRINI sono intervenuti in acque internazionali, a ovest di Pantelleria, per garantire l’applicazione delle sanzioni contro la Russia, in risposta alla guerra di aggressione in Ucraina. Dopo aver intercettato la petroliera Toa Payoh, soggetta a sanzioni europee e facente parte della “flotta ombra” russa, i militari italiani hanno raggiunto la nave con un elicottero del pattugliatore Thaon di Revel, supportati da una nave greca e da un aereo da pattugliamento polacco.
La petroliera, partita il 16 luglio dal porto di Cotonou, in Benin, è stata intercettata al largo di Pantelleria mentre navigava verso Istanbul. L’operazione, condotta in acque internazionali si è svolta nel rispettato dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che permette a una nave militare, in presenza di specifiche condizioni, di verificare la nazionalità e la bandiera di un mercantile.
La missione EUNAVFOR MED IRINI
L’Unione Europea ha istituito la missione EUNAVFOR MED IRINI per contrastare la “flotta ombra” utilizzata dalle compagnie petrolifere russe per eludere il divieto di esportazione del petrolio russo verso i paesi UE. Per aggirare il divieto, la Russia impiega vecchie petroliere che cambiano frequentemente nome e battono bandiere di comodo. In questo modo, Mosca continua a commercializzare petrolio aggirando le restrizioni europee che prevedono un tetto al prezzo del petrolio greggio russo a 47,6 dollari USA al barile. L’impiego della “flotta ombra” permette alla Russia di vendere il greggio alle raffinerie europee a prezzi superiori a quelli massimi imposti dall’Unione Europea, conseguendo così utili da destinare al finanziamento della guerra contro l’Ucraina.

I danni all’ambiente marino provocati dalla “flotta ombra”
L’utilizzo della “flotta ombra” non incide solo sui prezzi dei carburanti, ma comporta anche gravi rischi ambientali: le navi impiegate per eludere l’embargo sono spesso vecchie, insicure. Rappresentano una seria minaccia ecologica. Il 23 dicembre 2024, a 70 miglia a sud di Cartagena, in Spagna, è affondata la nave Ursa Major, probabilmente impiegata per lo smantellamento di una base militare russa in Siria. Un altro episodio di rilievo è quello della Arctic Metagaz, intercettata tra Malta e Libia nella notte tra l’8 e il 9 marzo 2026, dopo una violenta esplosione a bordo di origine ancora sconosciuta. Per circa due mesi la Arctic Metagaz è rimasta alla deriva verso le coste libiche, trasportando un carico consistente di gas liquefatto e circa 900 tonnellate di diesel. Solo all’inizio di maggio, le autorità libiche sono riuscite ad ancorarla a 18 miglia dalla costa, senza divulgare informazioni sul carico né sulle conseguenze ambientali.



