Un accordo politico o militare può segnare la fine di una guerra, ma non dei pericoli per i civili.
4 febbraio 1984, ore 11:50. Un forte boato scuote il piccolo centro ragusano di Santa Croce Camerina. I primi soccorritori arrivati nel luogo dell’esplosione si trovano davanti ad uno scenario raccapricciante. I resti di due corpicini dilaniati sono disseminati intorno ad un bunker della Seconda Guerra Mondiale. A provocare la morte di Giuliano e Salvatore, due bambini di appena otto anni, è stata l’esposione di un ordigno bellico risalente all’ultimo conflitto mondiale. Una tragedia causata da una guerra sconosciuta sia alle vittime che ai loro genitori, e mai dimenticata dalla comunità di Santa Croce Camerina.

Davanti al bunker in cui si consumò la tragedia ogni giorno transitano gli scolari della vicina Scuola Media. Una lapide invita ad “odiare” la guerra e ricorda gli strascichi che ogni conflitto bellico comporta. Un messaggio quanto mai attuale se pensiamo alle conseguenze a cui ucraini e palestinesi resteranno esposti una volta terminati i conflitti in corso.

Foto Vincenzo Sottosanti/ Archivio LIMEN.
Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale furono frequenti gli incidenti provocati da ordigni inesplosi. Migliaia di bambini morirono o rimasero mutilati mentre raccoglievano pezzi di metallo dalle forme insolite tra le macerie, per collezionarli o scambiarli con i coetanei. Un gioco innocente destinato a trasformarsi in tragedia, quando ad attrarre i bambini erano i vivaci colori degli ordigni inesplosi.

Foto Vincenzo Sottosanti/ Archivio LIMEN.
A oltre 80 anni dalla fine dei bombardamenti, l’Italia continua a pagare un prezzo alto per le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Si registrano ancora incidenti causati dalla manipolazione impropria di ordigni bellici rinvenuti casualmente. Tra gli incidenti più gravi, in ordine di tempo, quello verificatosi il 2 giugno 2023 a Vicenza in cui un uomo di trent’anni impegnato nei lavori di ristrutturazione della propria abitazione è morto a causa dell’esplosione di un ordigno della Prima Guerra Mondiale rimasto interrato per oltre un secolo.

Foto Vincenzo Sottosanti/Archivio LIMEN.
Secondo uno studio dell’Università di Padova, svolto in collaborazione con il Comando Forze Operative Nord dell’Esercito Italiano, tra il 2021 e il 2023 sono stati effettuati oltre 7.000 interventi di bonifica di residuati bellici, con il recupero di circa 95.000 ordigni.
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima che durante le due guerre mondiali siano state sgangiate sul territorio italiano circa 378.900 tonnellate di ordigni. Secondo la ricerca, al 2018 erano disseminate in Italia 15.000 tonnellate di ordigni inesplosi e, nonostante i numerosi ritrovamenti, sono ancora migliaia le tonnellate di residuati bellici che attendono di essere bonificati dai militari del Genio Guastatori dell’Esercito Italiano.

