di Vincenzo Sottosanti
pubblicato il 2 agosto 2026
ultimo aggiornamento 2 settembre 2026
Previsto da una legge dello Stato quasi vent’anni fa, il Parco Nazionale degli Iblei non è ancora formalmente nato. Tra conflitti di competenza, perimetrazioni, consultazioni e lunghi periodi di stallo, il procedimento è arrivato nel 2026 a una svolta: il TAR di Catania ha dichiarato illegittima l’inerzia amministrativa e imposto la conclusione dell’iter entro 180 giorni.
Il Parco Naturale Nazionale degli Iblei è una delle più lunghe vicende amministrative della storia recente della tutela ambientale in Sicilia. Il progetto interessa un territorio vastissimo della Sicilia sud-orientale, distribuito tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania, dove paesaggi naturali, canyon calcarei, boschi, siti archeologici, campagne e insediamenti umani formano un sistema ambientale e culturale costruito nel corso dei millenni.
Ma la storia del Parco non comincia con un decreto istitutivo. Comincia con una legge rimasta per quasi vent’anni in attesa della sua piena attuazione.
2007: una legge dello Stato prevede il Parco degli Iblei
Il punto di partenza è il decreto-legge 159 del 2007, convertito nella legge 29 novembre 2007 n. 222. La norma prevede l’istituzione in Sicilia di quattro nuovi parchi nazionali: Egadi e litorale trapanese, Eolie, Pantelleria e Iblei.
Per gli Iblei, tuttavia, la legge non determina automaticamente la nascita dell’area protetta. L’istituzione deve avvenire attraverso un decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell’Ambiente, d’intesa con la Regione Siciliana e dopo il coinvolgimento degli enti locali interessati.
Proprio il rapporto tra competenza statale e autonomia regionale diventa immediatamente uno dei primi nodi della vicenda.
2009: il conflitto tra Stato e Regione arriva alla Corte costituzionale
La Regione Siciliana impugna la normativa, rivendicando prerogative connesse al proprio Statuto speciale.
La controversia arriva davanti alla Corte costituzionale, che con la sentenza n. 12 del 2009 respinge le principali contestazioni regionali. La tutela dell’ambiente rientra infatti nella competenza esclusiva dello Stato e questo principio riguarda anche l’istituzione dei parchi nazionali nelle Regioni a statuto speciale. Alla Regione resta comunque un ruolo essenziale nel procedimento attraverso il meccanismo dell’intesa e della leale collaborazione istituzionale.
La sentenza chiarisce il quadro giuridico. Non risolve, però, il problema politico e amministrativo.
Gli anni delle perimetrazioni
Comincia così una lunga fase fatta di tavoli tecnici, consultazioni, proposte e modifiche.
Uno dei problemi più complessi riguarda la perimetrazione: stabilire quali territori debbano essere compresi nel futuro Parco e con quale livello di tutela.
Negli Iblei il problema è particolarmente delicato perché l’area interessata non è uno spazio naturale privo di presenza umana. All’interno del territorio convivono centri abitati, aziende agricole, allevamenti, cave, infrastrutture, attività produttive, aree protette già esistenti e numerosi siti della Rete Natura 2000.
Il confronto coinvolge quindi Ministero, Regione, ISPRA, amministrazioni provinciali e comunali, associazioni ambientaliste e rappresentanti delle attività economiche.
Favorevoli e contrari al Parco avanzano nel corso degli anni osservazioni spesso molto distanti tra loro. È anche attraverso questo confronto che il procedimento continua a modificarsi e a rallentare.
Dal confronto con i territori alla perimetrazione definitiva
Una nuova fase si apre tra la fine del decennio scorso e i primi anni Venti.
La documentazione confluita successivamente nel procedimento davanti al TAR mostra che il confronto tecnico prosegue almeno fino al 2023. Una nota del Ministero dell’Ambiente del 14 febbraio 2023 dà atto della documentazione trasmessa dalla Regione e della decisione regionale di mantenere invariata la proposta di perimetrazione e la disciplina di tutela.
Nel frattempo arriva anche il parere favorevole dell’ISPRA.
È un passaggio fondamentale perché, come emergerà successivamente davanti ai giudici amministrativi, la fase istruttoria può ormai essere considerata sostanzialmente conclusa.
2024: lo schema del decreto arriva alla Regione
Il 1° febbraio 2024 il Ministro dell’Ambiente trasmette al presidente della Regione Siciliana lo schema di decreto per l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, insieme alla relativa cartografia, per acquisire l’intesa prevista dalla legge.
Secondo quanto successivamente ricostruito davanti al TAR, a quel punto perimetrazione e zonizzazione risultano definitive, concordate con ISPRA e Regione Siciliana, ed è stata completata anche la redazione dello schema di DPR istitutivo.
Il procedimento, però, si ferma nuovamente.
Il 1° agosto 2024 l’Assessorato Regionale all’Ambiente chiede al Ministero un nuovo incontro per una verifica complessiva delle posizioni espresse. Il Ministero manifesta la propria disponibilità, ma l’intesa definitiva non arriva.
Dopo diciassette anni dalla legge istitutiva, il Parco continua quindi a esistere negli atti amministrativi ma non ancora nell’ordinamento come ente formalmente istituito.
Dalla diffida al ricorso
L’11 dicembre 2024 l’Ente Fauna Siciliana, insieme ad altre associazioni ambientaliste, invia al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Siciliana una diffida chiedendo di concludere il procedimento.
Di fronte al perdurare dello stallo, la questione arriva davanti alla giustizia amministrativa.
Il ricorso viene inizialmente presentato al TAR del Lazio, che si dichiara territorialmente incompetente poiché il futuro Parco ricade interamente in territorio siciliano. Nell’aprile del 2026 il giudizio viene quindi riassunto davanti al TAR Sicilia, sezione staccata di Catania.
A questo punto la controversia non riguarda più la convenienza politica o economica del Parco. La domanda posta ai giudici è molto più precisa: le amministrazioni possono lasciare senza conclusione, per un tempo indefinito, un procedimento previsto espressamente da una legge dello Stato?
9 giugno 2026: la svolta del TAR di Catania
La risposta arriva con la sentenza n. 1681/2026, decisa nella camera di consiglio del 28 maggio e pubblicata il 9 giugno 2026.
Il TAR accoglie il ricorso.
Per i giudici la formula utilizzata dalla legge del 2007 — secondo la quale i parchi indicati dalla norma “sono istituiti” — ha carattere precettivo e non semplicemente programmatico. Esiste quindi un vero obbligo dell’amministrazione di portare a conclusione il procedimento.
La sentenza assume particolare importanza anche perché prende atto di quanto affermato dalla stessa Avvocatura dello Stato: perimetrazione e zonizzazione risultano definitive e lo schema del decreto istitutivo è già stato predisposto.
Secondo il Tribunale, quindi, la lunga fase di concertazione si è sostanzialmente conclusa e la richiesta regionale di ulteriori interlocuzioni non può giustificare una sospensione a tempo indeterminato.
Il TAR dichiara perciò illegittimo il silenzio amministrativo e ordina all’Assessorato regionale competente di concludere il procedimento, adottando gli atti necessari alla definitiva istituzione del Parco, entro 180 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza.
I giudici prevedono anche ciò che dovrà accadere in caso di ulteriore inerzia: è già individuato come commissario ad acta il direttore generale per il Patrimonio naturalistico e mare, o un suo delegato, che avrebbe ulteriori sessanta giorni per compiere gli atti necessari esercitando anche poteri sostitutivi.
Settembre 2026: il Parco non è ancora formalmente istituito
La sentenza rappresenta quindi una svolta, ma è importante distinguere tra obbligo di concludere il procedimento e avvenuta istituzione del Parco.
Al 2 settembre 2026, il Parco Nazionale degli Iblei non può ancora essere descritto come un ente definitivamente istituito.
Il termine stabilito dal TAR non è ancora scaduto e il confronto istituzionale continua. Proprio il 2 settembre è emerso che il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha affidato all’Ufficio legislativo e legale della Regione l’esame della vicenda, mentre nel territorio rimangono richieste di un eventuale ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa e contestazioni sulla perimetrazione.
La partita amministrativa, dunque, non è ancora materialmente terminata.
Ma rispetto ai diciannove anni precedenti qualcosa è cambiato profondamente: non si discute più soltanto di una proposta politica lasciata senza scadenza. Esiste ora una pronuncia giudiziaria che riconosce l’obbligo di portare a termine un procedimento previsto dalla legge e stabilisce tempi e strumenti sostitutivi nel caso di nuova inerzia.
Vent’anni dopo, la fase decisiva
Dal 2007 al 2026 la storia del Parco degli Iblei racconta molto più della nascita travagliata di un’area protetta. Il dibattito continua oggi anche nel rapporto tra Spiga Verde, sostenibilità rurale e Parco degli Iblei.
Racconta il difficile rapporto tra Stato e autonomia regionale, il peso delle procedure amministrative, il confronto tra interessi territoriali differenti e la difficoltà di trasformare una previsione legislativa in una decisione concreta.
Per quasi vent’anni il Parco è rimasto sospeso tra legge e realtà.
La sentenza del TAR del 2026 ha modificato questo equilibrio. Non ha materialmente istituito il Parco, ma ha stabilito che il procedimento non può rimanere indefinitamente aperto.
È questo, più di ogni altra cosa, il punto in cui si trova oggi la storia del Parco Nazionale degli Iblei: non più all’inizio di un dibattito, ma alla conclusione di un iter amministrativo iniziato nel 2007.

