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Fondi per Ibla: la storia delle risorse oltre la propaganda

Nel 1981 Giorgio Chessari, del PCI, e Nello Rosso, della DC, furono tra i promotori di una legge regionale per recuperare il centro storico. Quarantacinque anni dopo, un milione e mezzo di euro riaccende la disputa sui meriti politici. Gli atti aiutano a ricostruire la storia e a distinguere i finanziamenti dalla spesa effettiva

Redazione LIMEN
Redazione LIMEN

IN BREVE

La legge regionale siciliana 61/1981 nacque da un accordo politico trasversale per finanziare il recupero urbanistico e infrastrutturale di Ragusa Ibla. In 45 anni ha mobilitato risorse ingenti: oltre 128 milioni fino al 2026.

Le scale, le chiese e le case addossate le une alle altre compongono a Ibla un paesaggio nel quale l’architettura segue le forme del territorio. La conservazione di questo patrimonio passa anche attraverso le condizioni della vita quotidiana: abitazioni da recuperare, reti da mantenere, attività economiche capaci di durare. È attorno a queste esigenze che nacque la legge regionale siciliana n. 61 dell’11 aprile 1981, dedicata al risanamento di Ibla e di alcuni quartieri di Ragusa.

La sua origine precede il voto dell’Assemblea regionale. Nel dibattito del 1° aprile 1981, il relatore Nello Rosso ricordò che il recupero di Ibla impegnava da oltre un decennio studiosi, associazioni culturali e forze politiche.

Il piano particolareggiato elaborato dall’ingegnere Giuseppe Schirinà aveva individuato le direttrici dell’intervento: recuperare gli immobili abbandonati o inabitabili, conservare il patrimonio architettonico e ricucire il rapporto tra il centro antico e la città. Per trasformare quelle indicazioni in cantieri occorrevano finanziamenti.

Il disegno di legge n. 982 era stato presentato il 18 febbraio da sedici deputati. Fra i primi firmatari figuravano Giorgio Chessari, esponente del Partito Comunista Italiano, e Sebastiano «Nello» Rosso, della Democrazia Cristiana. Le loro appartenenze raccontano una convergenza che coinvolse più forze politiche.

Il suo orizzonte comprendeva gli edifici, le infrastrutture e il paesaggio. Tra gli interventi ammessi comparivano il recupero delle abitazioni, il restauro di chiese e opere d’arte, le reti idriche e fognarie, il consolidamento delle latomie e la sistemazione idrogeologica della vallata Santa Domenica.

L’articolo 9 autorizzava 18 miliardi di lire per il quinquennio 1981–1985; altre disposizioni disciplinavano ulteriori misure, comprese le agevolazioni ai privati.

Il 1° aprile 1982 il provvedimento ottenne 49 voti favorevoli su 49 votanti.

La promulgazione seguì l’11 aprile. La legge aveva protagonisti riconoscibili e una responsabilità parlamentare condivisa.

Quanto denaro ha sostenuto questo percorso?

Una ricostruzione pubblicata dal Comune di Ragusa nel 2018 parla di oltre 120 milioni di euro finanziati in trent’anni, con circa il 70% allora già speso. È un dato storico che LIMEN non ha potuto verificare, non costituisce quindi un rendiconto aggiornato.

Per le annualità recenti gli importi sono più facilmente verificabili. Le leggi regionali prevedono un milione di euro nel 2021, un milione e mezzo nel 2022 e un milione e quattrocentomila nel 2023. Per il 2024 e il 2025 il Comune documenta l’assegnazione di un milione e mezzo per ciascun anno: i relativi piani di spesa, per complessivi tre milioni, sono stati approvati dal Consiglio comunale nel giugno 2026. Un ulteriore milione e mezzo è previsto per il 2026.

Le sei annualità così ricostruite sommano 8,4 milioni di euro. Il calcolo riguarda le risorse previste o assegnate. Per sapere quanto sia effettivamente entrato nelle casse comunali e quanto abbia pagato lavori conclusi occorre seguire anche i trasferimenti, le liquidazioni e i rendiconti. Gli atti consultati non consentono di chiudere questo conto per l’intero periodo dal 1981 a oggi.

È sull’ultima annualità che si concentra la polemica politica. Il 22 settembre 2026 la Regione ha annunciato un milione e mezzo per Ragusa e un milione per Ortigia. Il giorno successivo, il deputato del Partito Democratico Nello Dipasquale ha pubblicato su Facebook un video del suo intervento all’ARS contestando all’assessora alle Autonomie locali Elisa Ingala la rappresentazione politica del finanziamento. Il suo argomento è che le somme fossero già state decise dal Parlamento prima dell’arrivo dell’assessora.

Su questo punto, la sequenza documentale gli dà ragione. Il contributo per Ragusa compare nell’articolo 11, comma 21, della legge di stabilità regionale n. 1 del 5 gennaio 2026. Ingala ha assunto le funzioni il 6 maggio. Il successivo provvedimento amministrativo attua quindi uno stanziamento preesistente.

Anche la natura dell’atto merita precisione. Il Dipartimento delle autonomie locali identifica il provvedimento n. 524 del 22 settembre come un decreto del dirigente generale di assegnazione e impegno. È il passaggio amministrativo che dà seguito alla decisione finanziaria. La stessa Regione precisa che le somme saranno erogate dopo la presentazione di un piano dettagliato di utilizzo: l’annuncio dell’assegnazione, da solo, non documenta un pagamento già avvenuto.

L’accusa di essersi attribuita la paternità dello stanziamento trova invece un limite nel testo del comunicato. Ingala vi richiama espressamente la «volontà del parlamento regionale»; la nota chiarisce inoltre che i fondi erano previsti dalla legge di stabilità. Il documento riconosce dunque il passaggio parlamentare.

La notizia dei fondi attributi a Ibla pubblicata da LIVESICILIA il 22 settembre 2026 alle 17:39.

Sebbene il testo della notizia sia corretto e non contenga alcuna rivendicazione personale sull’origine dei fondi, la critica di Dipasquale risulta fondata. La sua protesta, condivisibile anche sotto il profilo giornalistico, si concentra infatti sul linguaggio visivo adottato da alcune testate, come Live Sicilia: una scelta comunicativa che orienta il lettore ad attribuire all’Assessora in quota MPA un merito che non le appartiene.”