L’INTERVISTA
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Maria Monisteri Caschetto, nata a Ragusa nel 1970, è sindaca di Modica dal maggio 2023. È stata assessora comunale ai Beni culturali, ha presieduto per dieci anni la Scherma Modica, lasciando la guida della società dopo l’elezione a sindaca, ed è componente di Giunta del Comitato regionale del CONI – Sicilia.
Disponibile al confronto anche nei passaggi più incalzanti, Maria Monisteri Caschetto espone a LIMEN il proprio metodo: affrontare le criticità sanitarie attraverso il dialogo diretto con l’ASP. Indica nella carenza di medici uno dei principali ostacoli e sostiene una rete provinciale con reparti d’eccellenza distribuiti tra Modica, Ragusa e Vittoria. Richiama inoltre il bacino d’utenza dell’ospedale modicano, che supera i confini provinciali. Alle Case della Comunità riconosce un ruolo importante, da consolidare con personale sufficiente e una maggiore conoscenza dei servizi.
Sul bilancio comunale, difende la scelta di dichiarare il dissesto come punto di partenza per il risanamento. Indica nella scarsa riscossione dei tributi una delle cause della crisi e presenta il ricorso a una concessionaria come necessario per ottenere i pagamenti dovuti. Ai cittadini chiede di riconoscersi parte della comunità: garantire i servizi richiede anche la responsabilità di contribuire a finanziarli.
Sindaca Monisteri, Francesco Aiello ha promosso una mobilitazione di piazza per denunciare la grave carenza di medici al Pronto soccorso di Vittoria: a fronte dei 17 professionisti previsti dalla pianta organica, ne risultano mancanti 9. Condivide questa linea d’azione per accendere i riflettori su un’emergenza che riguarda tutti i presidi sanitari della provincia di Ragusa?
Non è il mio costume scendere in piazza, organizzare proteste- Per me è normale, quando ci sono delle criticità, intraprendere un dialogo e un confronto continuo con la dirigenza dell’ASP. Preferisco incontrare il direttore generale, il direttore sanitario o amministrativo per risolvere le criticità che rilevo nella mia comunità.
Perché ritiene questa strategia vincente?
Io non credo in manifestazioni pubbliche che devono scrollare un modus operandi. Cerco, nella qualità di sindaco, di filtrare quello che arriva all’ASP. Cerco di mettere meglio a fuoco la problematica, anche in maniera critica, prima di rivolgermi alla direzione sanitaria quando ritengo che ci sia la necessità.
Il sindaco Cassì sostiene la necessità di superare i vecchi campanilismi per promuovere l’idea di un “ospedale di provincia” che collochi Ragusa in una posizione baricentrica. Si tratta di una proposta che merita di essere condivisa?
Modica ha un bacino d’utenza che mi fa dire che non è Ragusa baricentrica.
Perché?
Per la posizione geografica. Modica non afferisce soltanto il lato ragusano ma tanto anche del versante siracusano, quindi Rosolini, Pachino, Portopalo…
Quindi l’utenza di Modica si allarga rispetto ai confini provinciali…
Si, si allarga. Ne ho contezza nei numeri. Le presenze anche della zona montana iblea come Palazzo Acreide, Buscemi, Buccheri…
Che dovrebbero rivolgersi a Siracusa…
Si, dovrebbero essere di Siracusa. Nei fatti stiamo assistendo un orientamento di queste comunità verso il nosocomio di Modica.
Questo avviene per una questione di distanza o perchè si ritiene che i servizi erogati a Modica siano migliori?
Entrambe le cose. Mi permetto di dire che in questo momento c’è una buona nomea della sanità modicana.
Anche a Vittoria e Ragusa non è emersa alcuna lamentela riguardo alla professionalità del personale medico, anzi…
Abbiamo notato che molti arrivano da fuori provincia per la distanza, ma in tanti per alcune branche sanitarie legate a dei nomi che vengono qui a Modica.
Per cui devo dire che, dal punto di vista geografico, c’è Vittoria con delle sue specificità, con dei reparti di eccellenza, ma che pesca anche nel bacino del Calatino. Anche a Vittoria c’è un certo bacino d’utenza extra provinciale.
Ragusa è baricentrica per quello che è l’ambito provinciale, mentre Vittoria e Modica vanno a pescare in altri bacini d’utenza.
È un fenomeno determinato dalla viabilità?
A Modica abbiamo visto che, da quando è entrata in funzione l’autostrada il fenomeno è aumentato. È aumentata l’utenza da Rosolini. Dal versante Palazzolo Acreide e Noto arrivano in tanti all’ospedale di Modica, attratti anche dai servizi che ci sono in città. Questo indubbiamente crea dei problemi, ma non sono portata per i proclami o le manifestazioni di piazza.
Una soluzione bisogna però trovarla…
Anche quando c’è stato il problema della chiusura della Guardia Medica di Modica Alta, la soluzione è stata trovata direttamente con la dirigenza ragusana. C’è stato un dialogo che ha prodotto un risultato basato sui numeri.
In che senso si è trovato un risultato basato sui numeri?
Nel senso che la soluzione sono i numeri. C’è stata una protesta da parte dell’utenza di Modica Alta, di circa 10.000 persone che vivono tra Modica Alta e le zone circostanti. I numeri esibiti dall’ASP hanno dimostrato che gli ingressi sono molto ridotti e da codice bianco.
Quindi, la percezione della comunità era errata rispetto a quello che era il problema?
Sì era errata rispetto ai numeri che rileva oggi l’ASP. Io resto comunque dell’idea che c’è la necessità di avere un presidio di Guardia Medica nella parte alta della città perché dobbiamo considerarla come se fosse un altro comune.
E la cittadinanza come ha reagito?
Oggi l’azienda mi dimostra che ci sono stati dei numeri di ingressi molto ridotti e con codici che non hanno carattere d’urgenza, per cui a quel punto… diventa difficile opporsi al trasferimento presso la Casa della Comunità della Sorda.
Quando si verifica una situazione come quella venutasi a creare a gennaio, quando sette ambulanze restano ferme perché mancavano le barelle, il sindaco cosa può fare?
La prima cosa che ho fatto è stata una telefonata al direttore sanitario dell’ospedale di Modica che mi ha spiegato la situazione e poi mi ha tenuta aggiornata fino alla risoluzione del problema. Nel giro di poco tempo quella problematica è stata risolta. Ripeto, non è con le grida e le proteste che si risolvono i problemi. Occorre sempre riuscire a capire il perché del problema. Nessuno ha la volontà di depauperare un reparto o creare disservizi.
In base alla sua esperienza, il direttore dell’ASP ha il potere di poter gestire le problematiche territoriali senza dover fare puntualmente riferimento all’assessorato regionale?
Alcune sì, altre sono delle carenze fisiologiche. Il problema principale è la carenza dei medici.
Le faccio un esempio: le guardie mediche estive.
Buona parte dei comuni della provincia di Ragusa hanno le loro frazioni marinarie. Le guardie mediche in estate avevamo un presidio infermieristico, ma non medico. Il medico non mancava per la volontà dell’ASP ma perché non c’erano medici.
Le Case di comunità vengono presentate come una grande novità, ma i medici per farle funzionare dove sono?
A Modica è stata completata. Proprio in questi giorni sono stati trasferiti degli ambulatori già preesistenti in città ma mancano alcune figure di medico. L’ASP al momento sta sopperendo mandando personale ospedaliero in modo da creare un hub multispecialistico.
Questo aspetto della riforma sta funzionando?
Ancora è troppo presto per poterlo dire, perché, parlo dell’esperienza modicana, attualmente è in fase di partenza. Il fine con cui nascono queste Case di comunità è eccellente, nascono come punto di riferimento, come presidio sanitario importante e plurispecialistico. Si avvalgono pure della presenza di un oncologo, e questo è molto importante perché i malati non devono più spostarsi, ma hanno il servizio di cura e di visita direttamente nella propria città. Non mancano i mezzi, ma il capitale umano, quella che manca è la figura del medico, dello specialista.
Un problema che si estende anche il Pronto soccorso di Modica…
Ai concorsi si ha un numero di partecipanti inferiore a quella che è la capienza. Al pronto soccorso di Modica si ricorre a specializzandi, o addirittura lavorandi, per i codici bianchi in modo da accorciare i tempi di attesa.
Le Case di comunità servono anche a contenere il ricorso al pronto soccorso. A oggi, disponiamo di un’esperienza sufficiente per valutare l’efficacia di questa strategia?
No, ancora devo dire che la tendenza è quella di andare al pronto soccorso anche per un caso di codice bianco.
È un problema culturale?
Si, e comunque mi prendo la responsabilità da sindaco di iniziare anche a fare questa sorta di comunicazione, di spingere più l’utenza ad avere come riferimento la Casa di comunità, in modo tale da non congestionare il pronto soccorso, dove si deve andare per i codici rossi. È una questione di mentalità e di abitudine.
La casa di comunità è appena un mese che è stata aperta, per cui ancora…
Lei ci crede?
Io ci credo per come è stata progettata la finalità della Casa di comunità. È una questione che si sviluppa su due diversi fronti: Il primo quello di poter avere il personale medico sufficiente per metterla a pieno regime, il secondo quello di abituare l’utenza ad averla come riferimento sanitario.
Guardia medica di Monica Alta. I cittadini come hanno reagito al trasferimento nella Casa di Comunità della Sorda?
Ancora non accettano il fatto che il loro riferimento è la Casa di comunità o l’ospedale. A Modica Alta è rimasto un presidio ASP, un consultorio familiare, c’è la presenza dei medici di base. Fino al 31 agosto c’è stato un presidio infermieristico e l’ambulanza del 118. È ancora una situazione in stand-by, non definita, perché l’ASP sostiene che la presenza di una Casa di comunità e di un ospedale rende particolarmente gravoso tenere del personale sanitario a Modica Alta, in relazione al numero ridotto di ingressi che sono stati registrati in passato.
Il sindaco Cassì sostiene che la soluzione per i problemi della sanità pubblica ragusana si risolvono con un ospedale di provincia distribuendo reparti d’eccellenza nei tre presidi sanitari in base alla qualità del servizio che possono dare. La proposta del sindaco di Ragusa è condivisibile, o ha una proposta alternativa?
Nonostante sia il sindaco di Modica, parlo sempre di territorio ragusano per cui penso che non bisogna duplicare reparti ma creare reparti di eccellenza da distribuire tra i tre presidi. Questo, a parer mio, darebbe dei servizi migliori e non avrebbe il problema neanche del depauperamento del personale medico. Non possiamo pretendere di avere reparti d’eccellenza duplicati in tutti e tre i presidi, sarebbe l’optimum, ma tutti siamo consapevoli che non è possibile.
Sia lei che Cassì appartenete allo stesso partito del Presidente della Regione. In termini estremamente positivi e costruttivi, questo può aiutare per presentare delle istanze che rispecchino oggettivamente le esigenze della comunità locale?
Il fatto che l’assessore alla sanità sia una persona anche a me vicina politicamente, sia un amico, questo fa sì che ci sia un dialogo diretto. Capisco dal confronto diretto con l’assessore che gradisce quando un sindaco rappresenta una criticità, e quello che bisogna fare.
Non dobbiamo pensare che un assessore regionale alla sanità sappia tutto e abbia…
Nel senso, “Ditemi qual è il problema, però proponetemi anche una soluzione”?
Si, esatto, l’assessore cerca collaborazione dai sindaci.
In termini politicamente più “inclusivi”. Un sindaco, a prescindere dall’appartenenza partitica, che tipo di risposte cerca a livello regionale?
L’assessore regionale è la figura politica di riferimento dei sindaci. Io, nel mio piccolo, da sindaco di un Comune, capisco quello che afferisce la mia cittadinanza. Questo significa che se non mi rappresento la criticità e non vengo aiutata a cercare una soluzione, io ho una maggiore difficoltà a relazionarmi con la politica regionale.
Nell’assessore Caruso ho sempre trovato quella disponibilità nel dire “io ci sono, ditemi quale è il problema, cosa possono fare e, voi che vivete il territorio, aiutatemi a portare delle soluzioni”, che vanno poi ad intersecarsi con quelle che sono le politiche sanitarie regionali.
Vista la situazione, perché a Modica Alta non si è trovata una soluzione definitiva?
Ho rappresentato all’Assessore Caruso la situazione della Guardia Medica di Modica Alta, ho rappresentato quello che era il problema che mi si era presentato. Ho dato ragione ai cittadini perché avere un presidio sanitario vicino al proprio quartiere è motivo anche di conforto.
L’assessore ha dato tutta la sua buona volontà, ma non siamo riusciti a trovare dei medici che potessero coprire i turni presso la Guardia Medica di Modica Alta.
Così come, in estate, nelle frazioni balneari…
Si, per tutte le frazioni balneari, abbiamo avuto un solo medico. Avevamo bisogno di almeno otto medici per coprire un minimo le frazioni balneari principali. Un solo medico ha dato la disponibilità per le Guardie Mediche estive del litorale ibleo.
L’Onorevole Stefania Campo propone di adottare per i medici gli stessi criteri di assegnazione delle sedi di servizio previsti per gli insegnanti. È una proposta condivisibile?
Allora io le posso dire che c’è una graduatoria aziendale, che cosa succede? Che vincono il concorso a Modica, e poi chiedono il trasferimento altrove.
Ma come si risolve il problema quando l’ASP di Ragusa mette a concorso circa 200 posti e non si presenta nessuno?
Una cosa che si può prendere in considerazione è bloccare i vincitori di concorso. Se il medico prende ruolo presso l’ASP di Ragusa deve avere un vincolo temporale, così come avviene con i militari. Questa è una cosa che posso sostenere per andare a consolidare la presenza di una determinata presenza sanitaria in quel luogo.
Ma il problema è che ai concorsi dell’ASP territoriale non si presenta nessuno…
Si, c’è stato un continuo di bandi per il reperimento di medici e molti sono stati deserti o semi deserti, con numeri inferiori a quella che era la disponibilità dei posti nell’ASP di Ragusa. Generalmente i medici accettano in base alla residenza. Se il numero dei medici ragusani è inferiore a quelli messi a bando…
Tutto nasce negli anni ’90, quando è iniziato il numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina. È stato il numero restrittivo degli accessi che ha creato la carenza di medici.
Da oltre vent’anni, almeno dalla convenzione stipulata dalla Regione Siciliana con l’ospedale privato Giglio di Cefalù, la politica regionale ha reso sempre più conveniente per i medici lavorare presso strutture sanitarie private. Questo, secondo lei, ha avuto effetti negativi anche nel territorio ibleo?
No. Lei si è chiesto perché in provincia di Ragusa c’è una sola clinica privata? Questo ha fatto si che molti medici ragusani sono rimasti nella sanità pubblica. Nel ragusano la sanità pubblica è eccellente. Il servizio pubblico nel Ragusano è medio-alto, cosa che magari non trovi in altre aree della Sicilia. Per questo qua non attecchisce tanto la sanità privata.
Questo significa che l’organizzazione del sistema sanitario regionale va bene così com’è?
No, intendo dire un’altra cosa. Occorre un cambiamento nel sistema sanitario, anche dal punto di vista di quello che vive il medico ospedaliero, nel senso che molti poi virano per il privato perché hanno delle sicurezze maggiori dal punto di vista non solo retributivo, ma anche nell’organizzazione della vita privata.
Il dissesto finanziario che il Comune di Modica sta attraversando sta, in qualche modo, contribuendo ad alimentare una percezione negativa della qualità della sanità pubblica?
È uno scoraggiamento falso. Io ho cercato in tutte le maniere, dopo aver dichiarato dissesto, di fare capire che era la migliore soluzione per la città. Ho cercato di fare capire che per il bene della città è meglio ricostruire su delle solidi basi, piuttosto che sistemare. Dal momento in cui ho dichiarato dissesto alla città non è mancato nessun servizio. La cittadinanza non soltanto ha avuto garantiti i servizi essenziali, ma ha avuto anche di più di quello che un comune in dissesto può garantire.
Come è riuscita a garantire questo equilibrio tra dissesto ed esigenze della comunità modicana?
Ci sono riuscita perché è stato un dissesto che avevo preventivato. In questo modo mi ero dato un certo vantaggio in modo tale da sapere, già all’indomani, che cosa avrei dovuto fare.
Dal punto di vista sanitario, la comunità non ne ha assolutamente risentito ma è stata alimentata una percezione non corretta. Tutta questa ondata politica di dissenso, di denunce di criticità, senza andare addentro nel problema, senza una conoscenza vera di quella tematica, ha creato una percezione che non corrisponde alla realtà.
E qual è l’amarezza più profonda generata da quelle percezioni distorte che finiscono per radicarsi?
Il fatto di non verificare la veridicità dei fatti. Quando ci sarebbe anche la possibilità di poter appurare la veridicità dei fatti, lo si rifiuta… Quando sento dire: “la notizia è vera perché l’ho letto su FaceBook…”
Si vive in una bolla mediatica…
Esatto! È più il percepito. Da sindaco mi muovo tanto, ho un confronto più ampio con i miei concittadini, capisco bene la situazione della città che rappresento, non solo dal punto di vista sanitario, anche dal punto di vista di pulizia, di fermento culturale. Noi abbiamo il mito dell’efficienza del nord Italia, ma noi non siamo inferiori… Mi lasci dire che tutto il mondo è paese.
Quando si parla di dissesto finanziario, la colpa è sempre imputata a chi amministra, o ha amministrato. Nelle situazioni di crisi, quali sono le responsabilità della cittadinanza e come i cittadini possono contribuire a rimettere in sesto la propria città?
Nella maniera più semplice: pagando i tributi. Amministrare una città è come amministrare una famiglia. Tu hai delle entrate che poi devono essere comunque più o meno proporzionate alle uscite. Purtroppo a Modica abbiamo avuto una percentuale bassissima di contribuzione da parte dei cittadini. Questa è stata una delle tante cause che ha portato al dissesto. Tant’è vero che oggi mi avvalgo di una concessionaria di riscossione tributi.
Cosa chiede ai suoi concittadini?
Quello che chiedo è di essere, non dico esemplari, ma cittadini che abbiano un senso di appartenenza a una comunità.
Fa una certa impressione vedere quanto due comuni limitrofi possano essere tanto differenti. A Ragusa ho trovato un sindaco orgoglioso di rappresentare una comunità virtuosa che paga oltre l’80% dei tributi dovuti, mentre a Modica si chiede di sviluppare un senso di appartenenza alla comunità… È un problema culturale?
No, è un problema che va al ritroso nel tempo. Quando sono arrivata io ho detto: “basta bisogna cambiare passo”. E’ stato molto difficile, è ancora oggi molto difficile. Il fatto è che ci sono delle situazioni in cui non c’è nulla da pensare, c’è soltanto da agire, e la soluzione è soltanto una. Non è che Modica è una città diversa da Ragusa.
Ma lei sente la cittadinanza vicina?
Si, sempre di più vicina.
Cosa prevede per il suo Comune?
Da quando ho dichiarato dissesto vengo invitata spesso a dei convegni dove si parla delle città in dissesto. Nonostante ci troviamo tra comuni con difficoltà finanziarie io mi sento sempre comunque più fortunata degli altri perché Modica è una città laboriosa, una città ricca di imprenditori, una città viva.
E questo cosa significa?
Che io ho la possibilità di poter fare riprendere il comune.
E allora perché l’imprenditore laborioso non paga i tributi?
Io sto cercando di far capire alla gente di appartenere ad una comunità. Mi sto equiparando a quello che sono tutte le città italiane: ti arriva la bolletta della TARI e devi pagare perché è un servizio di cui usufruisci. Fra l’altro a Modica abbiamo un servizio efficiente. La città è oggettivamente pulita.
Io sto cercando di fare capire alla gente di appartenere ad una comunità dove ognuno di noi con il proprio ruolo, con la propria professione, con la propria azione, è importante per risollevare questa città.



