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Modica: il medico che manca, una donna che muore e la fiducia da ricostruire

Una donna muore al consultorio di Modica Alta, nello stesso edificio dove il 118 era presente fino al 31 agosto. Nel viaggio di LIMEN, Maria Monisteri Caschetto conduce il racconto dalla geografia delle cure a quella della fiducia: può una città in dissesto finanziario diventare un laboratorio di cittadinanza?

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti

IN BREVE

La morte di una donna di 67 anni al consultorio di Modica Alta, il 5 ottobre, porta l’inchiesta di LIMEN nel divario fra la promessa di una sanità accessibile a tutti, richiamata da Bernie Sanders, e l’assistenza concretamente disponibile. Dopo la chiusura della postazione locale del 118, viene richiesta un’ambulanza medicalizzata da Pozzallo. La tragedia solleva interrogativi sull’organizzazione dei soccorsi, senza dimostrare che la presenza immediata di un medico avrebbe evitato il decesso.

SANITÅ RAGUSANA

Quarta puntata

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La morte di una donna di 67 anni al consultorio di Modica Alta, il 5 ottobre, porta l’inchiesta di LIMEN nel divario fra la promessa di una sanità accessibile a tutti, richiamata da Bernie Sanders, e l’assistenza concretamente disponibile. Dopo la chiusura della postazione locale del 118, viene richiesta un’ambulanza medicalizzata da Pozzallo. La tragedia solleva interrogativi sull’organizzazione dei soccorsi, senza dimostrare che la presenza immediata di un medico avrebbe evitato il decesso.

L’intervista alla sindaca Maria Monisteri Caschetto, realizzata il 30 settembre, prima della tragedia, attraversa queste fragilità: carenza di personale, difficoltà della guardia medica, strutture pronte ma servizi ancora da completare. Monisteri privilegia il dialogo con l’ASP e propone reparti complementari fra Modica, Ragusa e Vittoria, considerando i percorsi reali dei pazienti.

Il reportage esplora anche la fiducia nelle istituzioni, sulla quale pesano disservizi e vicende giudiziarie. Il dissesto finanziario di Modica apre una riflessione sulla responsabilità reciproca: ai cittadini si chiede di contribuire; agli amministratori di spiegare le scelte e rendere verificabili i risultati. Trasparenza, partecipazione e collaborazione fra sindaci diventano le condizioni per ricostruire un rapporto credibile con la comunità.

Una sola inchiesta, tre livelli di lettura.

Visti i temi cruciali trattati, LIMEN offre differenti livelli di approfondimento. I lettori con meno tempo a disposizione potranno fermarsi alle sintesi e ai passaggi essenziali; chi desidera un’analisi esaustiva potrà invece esplorare l’intervista integrale alla Sindaca Maria Monisteri Caschetto, il fact-checking delle sue affermazioni e il punto di vista di LIMEN. Un approccio pensato per coinvolgere qualsiasi lettore, preservando al contempo la complessità indispensabile per comprendere lo stato attuale e le prospettive future della sanità locale.

Tre articoli autonomi, una sola inchiesta. Questa barra resta disponibile in ogni parte per passare direttamente da un capitolo all’altro.

Tempo di lettura · 11 min

Un drammatico fatto di cronaca

A Modica Alta il 118 c’era fino al 31 agosto. Il 5 ottobre è stato necessario chiamare Pozzallo per tentare di evitare un decesso.

È la mattina del 5 ottobre. Secondo le cronache, una donna di 67 anni è in attesa al consultorio di Modica Alta quando viene colpita da un arresto cardiaco. All’interno della stessa struttura era attiva fino a un mese prima una postazione del 118, poi smantellata dall’ASP di Ragusa. Nonostante l’assenza di un medico nel presidio, un infermiere e un soccorritore sono intervenuti tempestivamente avviando le manovre di rianimazione e mettendosi in contatto con il medico della centrale operativa di Catania, mentre si rendeva necessaria la richiesta di un’ambulanza medicalizzata da Pozzallo.

Per Google maps, il percorso più breve per raggiungere Modica da Pozzalo misura 18 Km ed è percorribile in 25 minuti. Tanti per un arresto cardiaco. I tempi stabiliti dai documenti di programmazione e recepiti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) prevedono per l’arrivo del soccorso sanitario primario 8 minuti in area urbana e 20 in area extraurbana.

Nonostante i tentativi di salvarla, la donna muore.

È in questa distanza fra un”emergenza sanitaria e un medico da far arrivare che l’inchiesta di LIMEN sulla sanità ragusana incontra la cronaca. Dopo Vittoria, dopo Ragusa, dopo le denunce di amministratori e deputati regionali, il percorso raggiunge Modica. La domanda che lo attraversa diventa più urgente: che cosa trova davvero una persona quando entra in una struttura sanitaria pubblica per essere assistita?

Il fascino internazionale del Servizio Sanitario Nazionale italiano

Nelle stesse ore in cui si consuma la tragedia di Modica, dall’altra parte dell’Atlantico, il senatore Bernie Sanders indica agli americani la sanità italiana come un modello da seguire. Sanders auspica per gli Stati Uniti d’America un sistema sanitario capace di assicurare una cura accessibile a tutti.

A Modica, quella promessa si scontra con il divario drammatico tra un presidio del 118 smantellato per esigenze organizzative – che avrebbe potuto garantire un intervento tempestivo – e un’ambulanza medicalizzata costretta a percorrere ben 18 chilometri prima di poter prestare soccorso.

Sebbene non vi sia certezza che la presenza immediata di un medico avrebbe evitato il tragico epilogo dell’arresto cardiaco, la chiusura del presidio del 118 di Modica Alta impone una seria riflessione sull’efficienza e sull’organizzazione del sistema di emergenza sanitaria in Sicilia.

Monisteri: il dialogo con l’ASP alla prova dei fatti

L’intervista a Maria Monisteri Caschetto, realizzata lo scorso 30 settembre, precede drammaticamente i recenti tragici eventi. Le sue dichiarazioni fotografano pertanto una fase precedente, offrendo uno spaccato delle criticità, del dialogo istituzionale e delle decisioni che già tenevano in apprensione la comunità di Modica Alta. Il confronto prende le mosse dalle dure proteste del sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, dalla denuncia di una gestione della sanità regionale definita «fondamentalmente clientelare», accusata di favorire gli interessi degli imprenditori privati a scapito del servizio pubblico.

«Non è il mio costume scendere in piazza, organizzare proteste», dice. Preferisce incontrare la direzione dell’ASP, raccogliere le segnalazioni, mettere a fuoco le criticità. Si definisce un “filtro” fra i cittadini e chi governa i servizi sanitari.

A Vittoria, Francesco Aiello aveva scelto di portare la protesta per la mancanza di medici nel Pronto soccorso locale davanti all’ospedale Guzzardi. A Ragusa, Peppe Cassì aveva richiamato le fragilità della rete e la necessità di superare i campanilismi. A Modica, Monisteri privilegia il confronto diretto. Tre metodi che, per chi aspetta una visita o un soccorso, devono arrivare allo stesso risultato: un’assistenza disponibile.

Nel colloquio emerge una tensione che la sindaca non nasconde. Da una parte sostiene la qualità della medicina pubblica ragusana. Dall’altra racconta posti difficili da coprire, bandi deserti o con pochi candidati, servizi territoriali in cerca di personale.

La qualità e la carenza possono abitare lo stesso ospedale. È una delle realtà che LIMEN ha incontrato lungo l’inchiesta: professionisti capaci, dentro un’organizzazione che fatica a garantire continuità.

Quando descrive la Casa della Comunità, Monisteri racconta una struttura completata e ancora in fase di avvio, dove mancano alcune figure mediche e si ricorre anche a personale ospedaliero. «Non mancano i mezzi, ma il capitale umano». Le stanze sono pronte; il lavoro per renderle un riferimento stabile per i cittadini deve ancora essere completato.

La geografia dei pazienti

Quando il discorso raggiunge la distribuzione dei reparti, Monisteri allarga la mappa. L’ospedale di Modica, spiega, accoglie pazienti di Rosolini, Pachino, Portopalo e dei comuni montani del Siracusano. Alcuni arriverebbero per la vicinanza, altri per cercare specifiche competenze. Anche Vittoria, osserva, serve un bacino che comprende il Calatino.

«Ragusa è baricentrica per quello che è l’ambito provinciale, mentre Vittoria e Modica vanno a pescare in altri bacini d’utenza».

La sindaca afferma di averne riscontro nei numeri. Per misurare questi flussi occorre acquisire i dati dell’ASP. Il criterio che propone, però, merita attenzione. Le persone attraversano i confini amministrativi per cercare una cura. La programmazione regionale deve seguirne i percorsi.

Un ospedale può essere “baricentrico” rispetto ai confini amministrativi di una provincia e meno accessibile rispetto alla popolazione di riferimento. Contano le strade, i tempi, le specialità, la disponibilità dei soccorsi. La geografia sanitaria va letta dal luogo in cui vive il paziente.

Stefania Campo ha aggiunto a questa mappa gli «invisibili»: i lavoratori delle serre e delle campagne, la cui domanda di salute rischia di essere sottostimata.

Il presidio medico e il conforto dei cittadini

È tornando a Modica Alta che le parole di Monisteri acquistano oggi un peso particolare.

La sindaca riferisce che l’ASP ha motivato la riorganizzazione della guardia medica di Modica Alta con accessi limitati e prevalentemente non urgenti. Ma riconosce anche la specificità di un quartiere che, per valutare i bisogni di assistenza, considera «come se fosse un altro comune».

Nel colloquio aggiunge un passaggio: «Ho dato ragione ai cittadini perché avere un presidio sanitario vicino al proprio quartiere è motivo anche di conforto».

Il conforto è sapere dove andare. È riconoscere una porta, sapere chi può aprirla, capire quale aiuto si troverà dall’altra parte. Questa sicurezza ha un valore concreto per chi è anziano, vive solo o incontra difficoltà negli spostamenti.

Monisteri racconta di avere rappresentato il problema anche all’assessore regionale alla Salute. «Non siamo riusciti a trovare dei medici che potessero coprire i turni presso la Guardia Medica di Modica Alta».

Guardia medica e consultorio svolgono funzioni differenti. Non possiamo sovrapporle per attribuire una causa alla tragedia del 5 ottobre.

La memoria che entra nel sistema sanitario

Monisteri torna più volte sulla distanza fra ciò che accade e ciò che viene percepito dai cittadini. Denuncia informazioni non verificate, giudizi costruiti sui social, una rappresentazione della città che ritiene ingiustamente negativa.

Ma la percezione della sanità pubblica siciliana nasce anche fuori dagli ospedali. Vi entrano le esperienze personali, quelle dei familiari, le attese raccontate da altri. E vi entra la memoria pubblica.

La prima puntata dell’inchiesta di LIMEN ha ripercorso vicende giudiziarie e parlamentari nelle quali sanità, interessi privati e potere politico si sono incontrati. La relazione della Commissione antimafia dell’ARS del 2021 riconosceva la professionalità della medicina pubblica siciliana e descriveva episodi rilevanti di corruzione e interferenza anche nel periodo del governo “antimafia” di Crocetta.

Non è bastato l’assessore alla sanità-magistrato antimafia, allievo di Paolo Borsellino, voluto dal governatore Raffaele Lombardo e neanche l’assessora alla sanità-figlia di Borsellino voluta da Rosario Crocetta per contrastare la politica clientelare denunciata dal sindaco di Vittoria. Questa storia accompagna anche il giudizio sui servizi sanitari di oggi.

Le ultime notizie arricchiscono il quadro di ulteriori dettagli. Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione e consigliere giuridico di Renato Schifani fino alle dimissioni presentate lo scorso 2 ottobre, risulta indagato per corruzione; la Procura di Palermo ne ha infatti richiesto l’arresto nell’ambito di un’inchiesta incentrata su autorizzazioni ambientali e su un filone legato alle cure palliative. Pur respingendo ogni addebito e beneficiando della presunzione d’innocenza, Armao lascia dietro di sé un grave danno d’immagine, che compromette irrimediabilmente la credibilità della Regione Siciliana come istituzione. La garanzia costituzionale della non colpevolezza non può infatti attutire la profonda indignazione dell’opinione pubblica, alimentata dalla circolazione virale di immagini compromettenti che immortalano una figura di spicco della politica siciliana mentre occulta denaro in un orologio a pendolo o conta furtivamente banconote nell’abitacolo di un’automobile.

Inoltre, non è passato molto tempo dal procedimento sulla sanità che ha coinvolto Totò Cuffaro, ancora una volta condannato per vicende indirettamente collegate con l’organizzazione della sanità siciliana. L’a’ultima condanna di Cuffaro ha tutti i requisiti per orientare la percezione dei cittadini nei confronti della politica sanitaria regionale. Il 4 maggio 2023 Renato Schifani disse pubblicamente «Se non ci fosse Totò Cuffaro occorrerebbe inventarlo».

Questi fatti non dimostrano la causa della morte di Modica. Nel giudizio pubblico, però, possono sovrapporsi: una paziente muore per un malore nello stesso edificio che fino ad un mese prima ospitava un presidio del 118; altrove un sindaco protesta in piazza per l’impossibilità del Pronto soccorso di funzionare per la mancanza di medici denunciando il sospetto che relazioni di potere abbiano orientato la distribuzione dei medici nel territorio ragusano.

Il cittadino può arrivare a chiedersi se il suo bisogno abbia davvero la precedenza per chi gestisce la sanità in Sicilia.

Il peso di queste notizie è misurato dai sondaggi d’opinione sulla fiducia dei presidenti regionali che vedono Renato Schifani all’ultimo posto nella rilevazione SWG-ANSA del 13 maggio 2026, pubblicata due giorni prima che Totò Cuffaro, suo stretto alleato politico ed amico personale, venisse nuovamente condannato.

Il confronto con la sindaca di Modica suggerisce intanto una necessità: rendere verificabili i risultati, ascoltando anche le domande scomode.

Il dissesto e la possibilità di ricominciare

Quando nell’intervista si affronta il tema del dissesto finanziario di Modica, la prospettiva si allarga improvvisamente. Dalla dimensione circoscritta dei reparti ospedalieri lo sguardo si estende all’intera città, abbracciandone bilanci, servizi essenziali, gestione dei tributi e il profondo senso di appartenenza della comunità.

Monisteri sostiene che dichiarare il dissesto fosse la strada per ricostruire su basi più solide. Afferma di avere preparato il passaggio e garantito la continuità dei servizi.

Il dissesto del Comune e gli organici dell’ASP appartengono a sistemi amministrativi differenti. Il pagamento della TARI non copre un turno del 118. Possono però entrare nella stessa esperienza del cittadino: la fiducia con cui guarda alla capacità delle istituzioni di usare le risorse e rispondere ai bisogni.

Modica ed il possibile laboratorio sociale

Dopo oltre mezz’ora di confronto serrato, Maria Monisteri mi appare una persona dall’onestà intellettuale non comune, profondamente convinta di ciò che sostiene. Indica nel mancato pagamento dei tributi una delle cause della crisi e chiede ai cittadini di fare la propria parte: pagare i servizi, differenziare i rifiuti, sentirsi responsabili del futuro della città. «Io sto cercando di far capire alla gente di appartenere ad una comunità».

Qui si apre la possibilità di un laboratorio sociale. Il risanamento potrebbe diventare l’occasione per rendere comprensibile il rapporto fra ciò che la città incassa, ciò che spende e ciò che riesce a garantire. Una crisi finanziaria non produce da sola questa trasformazione. Può offrire un punto di partenza, se la ricostruzione viene accompagnata da trasparenza, equità e partecipazione.

Ai cittadini si chiede di contribuire. L’amministrazione dovrebbe mostrare come utilizza quel contributo, spiegare le scelte, distinguere l’evasione fiscale dalle difficoltà economiche e consentire il controllo dei risultati. La responsabilità deve circolare in entrambe le direzioni.

A Modica si potrebbe cominciare con incontri pubblici di quartiere, un bilancio leggibile e aggiornamenti periodici sugli impegni assunti.

Per la sanità, il Comune potrebbe promuovere confronti pubblici con ASP e operatori: servizi disponibili, carenze, percorsi di accesso, tempi per le soluzioni. Cittadini e associazioni dovrebbero poter portare esperienze e ottenere risposte consultabili anche da chi non partecipa.

In questo laboratorio, la fiducia sarebbe legata alla possibilità di verificare. Anche di dissentire. Un’amministrazione vicina diventa credibile quando sa accogliere una critica e spiegare che cosa farà, oppure perché una richiesta non può essere soddisfatta.

Tre sindaci, una responsabilità comune

Il percorso di LIMEN consente ormai di riconoscere un terreno condiviso. Aiello richiama l’urgenza delle carenze. Dipasquale chiede una strategia regionale e condizioni che trattengano i professionisti. Campo propone di coordinare il personale medico secondo il fabbisogno e conoscere la popolazione effettiva. Cassì immagina ospedali complementari.

Monisteri condivide la distribuzione delle eccellenze: «Non bisogna duplicare reparti ma creare reparti di eccellenza da distribuire tra i tre presidi». Propone inoltre un vincolo temporale per i medici assunti. È un’ipotesi da valutare, che da sola non risolve la difficoltà di trovare candidati: per restare, un professionista deve poter lavorare bene.

Questa convergenza potrebbe diventare un impegno comune di Modica, Ragusa e Vittoria, aperto agli altri Comuni e costruito ascoltando medici e infermieri. Il Prefetto, indicato da Campo come possibile facilitatore, potrebbe favorire il confronto. Servirebbero priorità pubbliche, responsabilità definite e scadenze: anzitutto la copertura dell’emergenza, poi una rete fondata sui percorsi reali dei pazienti.

Per chi chiede aiuto, la prossimità delle istituzioni si misura anche nella loro capacità di collaborare.

La fiducia nasce affrontando insieme le difficoltà.

«Ma lei sente la cittadinanza vicina?», chiedo a Monisteri.

«Sì, sempre di più vicina».

La sindaca avverte un legame che si rafforza. È la sua percezione, ma indica la strada sulla quale punta per risanare Modica: convincere i cittadini che il futuro della città dipende anche dalle loro scelte quotidiane.

Questo impegno chiede reciprocità. Chi paga i tributi deve poter capire come vengono spesi. Chi segnala un problema deve ricevere una risposta. Chi amministra deve spiegare le decisioni e rendere verificabili i risultati. È attraverso queste esperienze che la fiducia può mettere radici.

La prossimità dei sindaci offre una possibilità concreta: ascoltare i bisogni e seguirli fino agli uffici che possono intervenire. Una possibilità che deve essere garantita anche a chi non ha conoscenze, non sostiene la maggioranza o vive ai margini.

Il rapporto comincia dalla scelta dei rappresentanti. I sindaci e il presidente della Regione Siciliana sono già eletti direttamente; per le liste provinciali dell’ARS gli elettori possono esprimere una preferenza. I partiti conservano, però, un ruolo decisivo nella selezione delle candidature.

Quanto possono incidere i cittadini su quella selezione? E quali strumenti hanno per chiedere conto agli eletti, durante il mandato? Rafforzare la scelta degli elettori, anche per i parlamentari, richiede candidature trasparenti, controlli e libertà del voto: anche le preferenze possono essere condizionate dal clientelismo.

Modica potrebbe mettere alla prova questo rapporto durante il risanamento: rendere pubblici gli impegni, spiegare le difficoltà, mostrare i progressi. I sindaci degli Iblei potrebbero portare lo stesso metodo nella sanità, concordando richieste da sostenere insieme davanti all’ASP e alla Regione, ascoltando chi lavora nei servizi e chi ne ha bisogno.

La donna morta a Modica Alta merita che il suo soccorso venga ricostruito con precisione. Chi domani entrerà in un presidio sanitario deve poter contare su un’organizzazione capace di ridurre le carenze evitabili.

Oltrepassata quella soglia, quel limen invisibile, l’impegno politico si trasforma in un dovere morale e concreto nei confronti della vita di ogni cittadino. Siamo realmente capaci di restituire alle persone il potere di scegliere i propri rappresentanti e di dotarle di strumenti efficaci per esigere il rispetto degli impegni presi?

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