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L’opinione di LIMEN

L’apertura di Maria Monisteri Caschetto offre un punto di partenza per trasformare il risanamento del Comune in un laboratorio di partecipazione e sviluppo.

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti
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LIMEN – Guarda oltre la superficie

Tre articoli autonomi, una sola inchiesta.

Modica, dal dissesto a un patto di fiducia

Quando nell’intervista a Maria Monisteri Caschetto il discorso passa dalla sanità al dissesto finanziario, emerge una questione che attraversa entrambe le crisi: il rapporto fra cittadini e istituzioni. La fiducia si misura nella possibilità di trovare assistenza, capire una decisione, conoscere l’impiego delle risorse pubbliche. Cresce quando chi amministra accetta di spiegare e chi domanda riceve risposte sulle quali può tornare a chiedere conto.

Nel confronto con LIMEN, la sindaca di Modica ha dimostrato la massima collaborazione e un’onestà intellettuale che abbiamo potuto apprezzare anche davanti alle domande più insistenti. Ha esposto il proprio punto di vista, riconosciuto difficoltà ancora aperte e spiegato il metodo con cui cerca di affrontarle. Ha fatto riferimento anche a situazioni personali, mostrando quanto conosca da vicino i problemi discussi. In quei passaggi, le questioni sanitarie hanno assunto il peso di esperienze vissute, di bisogni che entrano nelle case e cambiano la vita delle persone.

Questa è la nostra valutazione dell’incontro. L’ascolto e la disponibilità costituiscono un primo elemento sul quale costruire; i risultati amministrativi richiedono poi verifiche, dati accessibili e continuità nel tempo. È proprio la possibilità di tenere insieme questi due piani a rendere interessante il confronto con Monisteri.

La sindaca sceglie il dialogo con l’ASP e con la Regione. La sua efficacia deve diventare riconoscibile anche per chi resta fuori da quegli incontri: quali problemi sono stati rappresentati, quali risposte sono arrivate, quali impegni devono ancora essere rispettati? La vicinanza fra amministratori può acquistare valore pubblico quando produce un accesso ai servizi uguale per tutti e lascia ai cittadini gli strumenti per seguire le decisioni.

L’inchiesta sulla sanità ci ha mostrato quanto sia necessario allargare questo confronto. Il bacino dell’ospedale di Modica attraversa i confini provinciali; le persone cercano cure seguendo strade, distanze e competenze. Organizzare l’assistenza richiede di conoscere questa geografia effettiva, ascoltare chi lavora nei presidi e includere chi fatica a raggiungerli. La fiducia cresce anche quando un bisogno viene riconosciuto prima che diventi una protesta o un’emergenza.

Il dissesto porta la stessa domanda dentro i conti del Comune. La bassa riscossione dei tributi si intreccia con problemi di spesa, debiti e gestione contabile. Ricostruire richiede responsabilità in entrambe le direzioni: ai cittadini spetta contribuire ai servizi, all’amministrazione mostrarne l’utilizzo e rendere comprensibili le proprie scelte. Occorre inoltre distinguere chi sottrae risorse alla comunità da chi attraversa difficoltà economiche e ha bisogno di trovare un percorso sostenibile per adempiere ai propri doveri.

«Io sto cercando di far capire alla gente di appartenere ad una comunità», dice Monisteri. È il passaggio dell’intervista che, a nostro giudizio, può aprire una prospettiva più ampia. L’appartenenza prende forma quando le persone hanno occasioni concrete per partecipare: incontri nei quartieri, bilanci leggibili, aggiornamenti sugli impegni, risposte alle proposte. Anche il dissenso deve trovare posto, perché una comunità partecipa davvero quando può contribuire a modificare una decisione.

Un laboratorio sociale potrebbe cominciare da qui. Comune, cittadini, associazioni, professionisti e imprese potrebbero individuare insieme alcune priorità, assegnare responsabilità e verificare periodicamente i risultati. Il risanamento diventerebbe così un’esperienza pubblica della quale comprendere il percorso e riconoscere i progressi.

La città «laboriosa» richiamata dalla sindaca possiede energie che possono dare sostanza a questa prospettiva. A nostro parere, la sua classe imprenditoriale è in grado di cogliere e sviluppare opportunità legate alla cultura, al turismo, alle produzioni di qualità e all’innovazione. Un contesto di fiducia reciproca, regole comprensibili e interlocutori affidabili può mettere queste capacità in relazione con gli interessi dell’intera comunità.

A parere di LIMEN, la situazione di dissesto che Modica sta attraversando e le qualità personali della sua prima cittadina costituiscono un ambiente ideale per avviare questo laboratorio sociale. La crisi impone di rimettere in discussione abitudini e scelte; la collaborazione e l’onestà intellettuale dimostrate da Monisteri possono aprire il confronto necessario. Dal dissesto finanziario può nascere un nuovo rapporto fra cittadini e istituzioni, capace di guardare oltre le difficoltà dei bilanci e della sanità pubblica, verso le opportunità di sviluppo del territorio. La fiducia diventerebbe allora una condizione sulla quale la comunità modicana e le sue imprese possono costruire insieme il proprio futuro.

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