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Le parole di Cassì alla prova dei fatti
Il fact-checking non serve a stabilire se l’intervistato abbia ragione o torto in assoluto. Serve a separare i fatti dalle interpretazioni.
E l’intervista a Peppe Cassì offre diversi punti sui quali questa distinzione diventa necessaria.
«A Ragusa le liste d’attesa sono lunghe, il Pronto soccorso non riesce a smaltire le esigenze o comunque a garantire la velocità di intervento prevista nei casi urgenti»
PARZIALMENTE VERO. Per le liste d’attesa, esiste un arretrato documentato. Nel luglio 2024 l’ASP di Ragusa registrava 2.218 ricoveri o interventi e 12.307 prestazioni ambulatoriali da recuperare. L’Azienda ha però dichiarato di averne smaltito, entro la fine dell’anno, rispettivamente l’83,27% e il 98,69%. Questi dati confermano l’esistenza del problema, ma non dimostrano che oggi tutte le prestazioni presentino attese eccessive.
Anche il sovraccarico del Pronto soccorso di Ragusa è plausibile: nel 2023 gli accessi aumentarono del 18%, contro l’8% provinciale. Tuttavia, il cruscotto dell’ASP mostra, in tempo reale, soltanto quanti pazienti siano in attesa o in trattamento, non i tempi medi né la percentuale di urgenze assistite entro gli standard.
L’a frase ‘affermazione di Cassì è dunque sostanzialmente fondata nel descrivere una situazione di difficoltà, ma la parte relativa ai ritardi nei casi urgenti richiede dati che l’ASP non rende pubblicamente disponibili in forma storica e verificabile.
«Quando vengono banditi dei concorsi purtroppo la struttura di Ragusa non è appetibile come altre»
PLAUSIBILE, MA NON DIMOSTRATO. La difficoltà dell’ASP di Ragusa nel reperire e trattenere medici è documentata. Nel gennaio 2026 l’Azienda ha dovuto prorogare 49 incarichi libero-professionali, segnale della persistente necessità di ricorrere a personale non strutturato. Già in precedenza erano state segnalate gravi carenze nei Pronto soccorso provinciali.
Non risultano però pubblicati dati comparativi sufficienti per affermare che l’ospedale di Ragusa sia meno “appetibile” di altri.
La scarsa attrattività riguarda a livello nazionale soprattutto alcune discipline — emergenza-urgenza, anestesia e chirurgia — come riconosciuto dallo stesso Ministero della Salute. La dichiarazione descrive quindi una criticità credibile, ma attribuirla specificamente all’ospedale di Ragusa resta, allo stato dei dati disponibili, un’opinione non pienamente verificabile.
«Gli ospedali della provincia di Ragusa distano 15-20 chilometri uno dall’altro»
IMPRECISO. Se il riferimento è ai tre principali presìdi della provincia — Giovanni Paolo II di Ragusa, Maggiore–Nino Baglieri di Modica e Guzzardi di Vittoria — la distanza di 15-20 chilometri è corretta soltanto in parte.
Collegamento
Distanza
Ragusa–Modica
circa 15-18 km
Ragusa–Vittoria
circa 23-25 km
Modica–Vittoria
circa 30 km
«L’ospedale Giovanni Paolo II si trova in una posizione strategica perchè Ragusa è geograficamente baricentrica rispetto a tutti i comuni della provincia»
SOSTANZIALMENTE VERO. L’ospedale Giovanni Paolo II, situato in contrada Cisternazzi, occupa una posizione effettivamente centrale rispetto alla distribuzione geografica dei dodici comuni del Libero Consorzio.
“Baricentrico”, però, non significa equidistante né ugualmente accessibile da ogni territorio. Per chi arriva dai comuni periferici, come Acate, Pozzallo, Ispica o Monterosso Almo, il percorso può superare i 30 chilometri e richiedere oltre 40 minuti. Inoltre, viabilità, orografia e disponibilità dei trasporti pubblici incidono più della semplice distanza geografica.
La definizione è quindi corretta in senso territoriale generale, ma non basta, da sola, a dimostrare un’accessibilità uniforme per tutti i cittadini della provincia.
«L’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa è incompleto, ma c’è già l’idea progettuale di completarlo. Su questo la Regione Siciliana può fare molto»
SOSTANZIALMENTE VERO. Il Giovanni Paolo II può essere definito incompleto: l’edificio inaugurato nel 2018 rappresenta circa metà dell’impianto originariamente previsto. Nel 2022 è stato inoltre selezionato il progetto per realizzare un nuovo corpo collegato alla struttura esistente. Non si tratta quindi di una semplice “idea progettuale”.
Nel 2025 l’ASP comunicava che il progetto di fattibilità dello “stralcio”, finanziato dalla Regione con 39,6 milioni, era concluso e quello esecutivo in preparazione. Le risorse disponibili, però, potrebbero non consentire la realizzazione dell’intero ampliamento, compreso il secondo piano.
È corretto, infine, attribuire alla Regione un ruolo determinante nel finanziamento e nella programmazione dell’intervento, mentre progettazione e attuazione competono all’ASP.
«C’è una sentenza del TAR che stabilisce che la Stroke unit deve essere fatta a Ragusa. La Stroke unit in questo momento è a Vittoria. L’idea di spostarlo a Ragusa fa letteralmente uscire di senno il sindaco di Vittoria»
VERO IN PARTE. È vero che il TAR di Catania ha imposto l’istituzione di una Stroke Unit a Ragusa. Con la sentenza n. 214 del 25 gennaio 2021, il Tribunale ha dichiarato l’obbligo dell’Assessorato regionale alla Salute di attivarla nel reparto di Neurologia dell’ospedale ragusano, assegnando 180 giorni per adempiere. La decisione dava esecuzione a un precedente giudicato del 2018.
È altrettanto vero che la Stroke Unit operativa dell’ASP si trova tuttora al “Guzzardi” di Vittoria, dove nel 2025 trattava circa 120-130 ictus ischemici l’anno e otteneva riconoscimenti internazionali per la qualità dell’assistenza.
La sentenza, però, non ordina di trasferire a Ragusa la Stroke Unit di Vittoria né di chiuderla: impone di istituirne una a Ragusa. Presentare la questione esclusivamente come uno “spostamento” alimenta quindi un conflitto territoriale non contenuto nel pronunciamento del TAR.