Esplorare, conoscere e raccontare il Mediterraneo

,

Sicilia: la Sanità e la periferia che aspetta

Sanità ragusana, cambiare le regole: Stefania Campo propone medici dove servono, meno ASP e il prefetto per unire i sindaci

Vincenzo Sottosanti
Vincenzo Sottosanti

IN BREVE

Per Stefania Campo, la crisi della sanità ragusana dipende anche da una cattiva distribuzione del personale e dall’ingerenza della politica nelle nomine. La deputata del M5S legge nella scarsa partecipazione alle proteste un segno di rassegnazione: mentre il servizio pubblico si indebolisce, i cittadini finiscono per rivolgersi alle cure a pagamento.Le sue proposte puntano a cambiare l’organizzazione: assegnare i medici secondo il fabbisogno, con un sistema ispirato alle graduatorie degli insegnanti, e sostituire le nove ASP siciliane con due o tre macroaree, per riequilibrare il personale tra città metropolitane e territori periferici. Chiede inoltre nomine per concorso e risorse adeguate per completare l’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa.Campo richiama l’attenzione sugli «invisibili» della fascia trasformata: persone che, secondo la sua denuncia, sfuggono ai conteggi utilizzati per determinare il fabbisogno sanitario, pur ricorrendo ai pronto soccorso.Per superare le divisioni tra i sindaci ragusani indica infine il prefetto come figura capace di convocare le amministrazioni e costruire un fronte comune, oltre le appartenenze politiche.

PUBBLICITÀ
LIMEN – Guarda oltre la superficie

Tre articoli autonomi, una sola inchiesta.

Stefania Campo è deputata del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana per il collegio di Ragusa e vicepresidente della Commissione Attività produttive. Ha ricoperto l’incarico di assessora a Ragusa nella giunta Piccitto tra il 2013 e il 2015.

Nata a Siracusa, è laureata in Architettura e in DAMS ed è insegnante. La sua attività politica intreccia cultura, rigenerazione urbana e diritti sociali. Ha promosso i Percorsi letterari di Sicilia, contribuendo alla norma del 2019 attraverso un lavoro condiviso anche con il deputato del PD Nello Dipasquale. È stata prima firmataria della proposta sulle cooperative di autorecupero, diventata legge nel 2020, e ha sostenuto il festival di arte urbana Festiwall, l’accessibilità delle spiagge alle persone con disabilità e l’assistenza ai bambini con diabete. Nel 2024 ha presentato una proposta per finanziare i Patti per la sicurezza tra Prefetture e Comuni.

Nella sua autobiografia racconta l’esperienza di madre di due figlie e insegnante pendolare, costretta a lavorare lontano dalla famiglia. Appassionata di pittura, realizza opere su materiali poveri e oggetti quotidiani, ispirandosi al surrealismo pop e al fumetto. È autrice di libri dedicati a Montalbano e Quasimodo. La sua tesi di Architettura riguardava un parco urbano a Noto, anticipando l’interesse per gli spazi collettivi.

L’intervista a LIMEN si apre con una domanda posta durante la protesta davanti all’ospedale di Modica: comprendere perché manifestare contro le carenze della sanità pubblica resti importante anche in assenza dei cittadini.

Nel colloquio emerge una disponibilità a collaborare con forze politiche molto distanti dal M5S, per trovare una soluzione unitaria a un problema che riguarda tutti, indipendentemente dalle appartenenze. Campo riconosce la necessità di superare i confini dei partiti e indica nel Prefetto una figura capace di riunire sindaci e rappresentanti dei diversi schieramenti, trasformando le proteste separate in un impegno comune.

Onorevole Campo, perché i cittadini non partecipano, non scendono in piazza a protestare contro l’inefficienza della sanità pubblica,?

Perché c’è un sentimento di rassegnazione e spero che si trasformi in indignazione, Accettare che la sanità pubblica cada a pezzi, che per tutelare la propria salute è necessario rivolgersi al privato, alimenta un sistema deciso a tavolino dalla politica per definanziare sempre più il pubblico, portare avanti ruberie sul pubblico e avvantaggiare il privato.

Noi ci dovremmo assolutamente ribellare, e soprattutto non votare le politiche rivolte sempre di più alle privatizzazioni. Il privato non è il bene, è il male perché stiamo andando verso un sistema dove ci saranno le assicurazioni, dove tutto dovrà essere garantito a livello economico dai cittadini stessi, non più dalla struttura pubblica.

Aiello è sceso in piazza per denunciare gravi carenze di personale al Pronto soccorso di Vittoria, perché il M5S protesta davanti l’ospedale di Modica?

Il problema principale è sempre lo stesso, la carenza strutturale di personale. Anche il presidio di Modica è periferico. Anche questa è una struttura che non viene scelta dai medici.

Come risolvere il problema a livello provinciale?

Occorre mettere a fuoco le peculiarità del territorio. Ad esempio, parlando con i medici abbiamo capito che a Vittoria non è soltanto un problema di carenza di personale e di risorse economiche. Vittoria è un comune particolarmente a rischio perché è sottostimata l’utenza che frequenta le strutture sanitarie. Ci sono circa 5.000 persone che abitano nelle campagne che non sono censite, che fanno dei lavori ad alto rischio e quindi spesso vanno al pronto soccorso.

Si dovrebbe fare un lavoro particolare anche interagendo col tessuto sociale, soprattutto quello delle serre, della fascia trasformata, per capire le esigenze degli “invisibili”. Il fabbisogno lo stabilisce la pianta organica che viene calcolata su una base numerica. Se gli ”invisibili” vengono esclusi avremo una pianta organica sottostimata. A questo, chiaramente, si aggiunge il problema della carenza di personale.

Lei a maggio 2026 ha dichiarato che in provincia di Ragusa mancavano 25 Medici su 35 per i 118. Sono dati ancora attuali?

Sì, i dati sono sempre gli stessi anche perché noi aspettavamo un bando della SEUS, poi questo bando è stato ritirato perché ci sono state parecchie irregolarità e quindi dovrebbe essere prossimo, quindi non c’è stato un incremento di personale ad oggi.

Tra l’altro sappiamo che una grossa fetta di personale della SEUS è stato promosso e ricollocato, mi pare, 500 persone su 2.600. Si va avanti anche per favoritismi perché la sanità è la fetta economica più grossa del bilancio della Regione, gestisce la metà dell’intero budget regionale. Le città metropolitane sono quelle privilegiate.

A proposito di favoritismi, il primo marzo del 2025, ad Ispica, ha parlato di nomine apicali e di logiche di potere per la spartizione politica. È passato un anno e mezzo, a cosa si riferiva?

Il nostro slogan è sempre stato “fuori la politica della sanità”. Fino a quando il manager verrà scelto nei tavoli delle coalizioni partitiche, parliamo pure di metodo Cencelli se vogliamo, risponderà sempre alla politica; metterà la polvere sotto il tappeto, non avrà la forza di denunciare. Fino a quando c’è questo legame stretto tra la politica e la nomina dei manager noi non risolveremo nessun problema. È anche per questo che non si vuole andare verso delle macro-arie. Ogni ASP, più la SEUS che possiamo definire la “decima ASP”, è un piccolo potere che ogni deputato che governa va a gestire.

Questa è un accusa generale. Quali sono i dati che dimostrano che questo sta avvenendo anche nella provincia di Ragusa?

Il manager dell’ASP di Ragusa è frutto di una scelta politica, è frutto di una scelta di Fratelli d’Italia. Anche i direttori. Abbiamo avuto l’inchiesta che ha coinvolto la Democrazia Cristiana, che ha coinvolto Totò Cuffaro. In una delle intercettazioni si nomina anche la provincia di Ragusa dove lui stava scegliendo un direttore generale, che poi ha scelto di fatto. Questo è un dato di fatto. Fra l’altro, c’erano manager che non avevano tutti i requisiti. Noi lo abbiamo denunciato in fase di decisione ma questa cosa non è stata presa assolutamente in considerazione.

Questa denuncia è stata fatta in ambito parlamentare?

Si, in Prima Commissione. al momento delle nomine. Eravamo proprio a inizio legislatura a dicembre 2022, mi pare. Denunciammo la mancanza di requisiti di Ferdinando Croce e di altri manager. L’attuale Direttore Generale, Giuseppe Drago, aveva un contenzioso con l’ASP di Ragusa. Aveva un conflitto personale, e quindi anche lui aveva un problema di requisiti. Noi denunciammo tutto, anche perché c’erano altri candidati che avevano i requisiti per essere nominati manager.

A luglio ha dichiarato che i 35 milioni destinati al Giovanni Paolo II sono insufficienti per completare l’ospedale di Ragusa. Quanto serve?

Ad oggi, servirebbe non meno del doppio.

Oggi il governo Schifani cosa potrebbe fare, e non fa?

Intanto stanziare le giuste risorse per l’ospedale Giovanni Paolo II.

E dove potrebbe trovarle?

La risposta alla sua domanda si trova già nelle variazioni di bilancio. Ci stiamo apprestando a votare delle variazioni da 640 milioni di euro. Sono previste “mancette” per 100 milioni di euro: i Fondi per gli Interventi Territoriali, ovvero feste, sagre ed eventi sportivi.

Ci sono 1 miliardo e 300 milioni di fondi che sono stati sbloccati per la costruzione del ponte sullo stretto, che la Meloni ha rimandato al 2033. Sblocchiamoli! Erano dei fondi per le infrastrutture.

I soldi ci sono, perché non li dobbiamo spendere per completare le strutture mediche? Perché non diamo priorità alle esigenze di sanità pubblica di una città capoluogo baricentrica rispetto ad un’intera provincia?

L’ASP di Ragusa ha recentemente destinato 800 mila euro per 700 incarichi dirigenziali. Cosa dovremmo aspettarci? Questa iniziativa che risultati dovrebbe portare?

Campagna elettorale! Il governo regionale fa promozione a favore di nuovi amici, a discapito del funzionamento del servizio perché poi manca il personale. Quando tutti diventano dirigenti nessuno vuole fare più determinate cose, poi manca il personale che fa funzionare l’ospedale, che fa funzionare il pronto soccorso.

Il sindaco di Gela ha chiesto il licenziamento del direttore generale dell’ASP di Caltanissetta ed il Commissariamento. Se, come lei sostiene, 800 mila euro vengono utilizzati per fare “campagna elettorale”, ritiene che anche per l’ASP di Ragusa andrebbe adottato un provvedimento simile a quello invocato dal sindaco di Gela?

Queste sono cose chiaramente veicolate dalla politica, non penso che il dirigente generale di testa sua abbia utilizzato questi 800 mila euro per incarichi dirigenziali. Il disvalore è quello che essendo figure nominate solo da una parte politica devono rispondere a quella parte politica per queste situazioni di campagna elettorale e si creano degli squilibri. Quindi il manager potrebbe essere uno dei migliori, potrebbe avere tutte le competenze necessarie, il problema è alla testa dell’acqua, parte dalla politica.

Cosa si potrebbe fare per rendere attrattivi anche i presidi periferici come quelli ragusani?

Secondo me i medici non devono scegliere dove andare perché è chiaro che preferiscono sempre le strutture più grandi, le città metropolitane. I medici devono essere assegnati in base al fabbisogno. Io sono insegnante e fino a quando siamo in una graduatoria non possiamo scegliere la scuola, il primo in graduatoria sceglie la scuola e gli altri via via vanno scegliendo i posti che restano vacanti. Deve essere così anche per i medici.

Dalle interviste ai Sindaci di Vittoria e Ragusa è emerso che il problema della mancanza di personale è risolvibile con adeguate risorse economiche, incentivi ed una buona programmazione. Condivide questa analisi?

Il personale è la chiave dei principali disagi che stiamo vivendo ma il problema non è esattamente la mancanza. In realtà è mal distribuito e mal collocato.

Noi abbiamo proposto, anche in passate occasioni, anche nel nostro programma politico delle ultime regionali, di togliere le nove ASP territoriali e di avere due o tre macro aree in maniera tale che non ci siano le città metropolitane in esubero di personale medico e i territori più periferici senza medici. Questo avviene fondamentalmente per due motivi: i grandi ospedali sono più attrattivi perché danno la possibilità di formarsi meglio e chiamano medici con il gettone “fuori sacco” offrendo un triplo guadagno. Perché un medico dovrebbe scegliere Ragusa, Siracusa, Caltanissetta o Enna?

Dove finisce l’inefficienza organizzativa e dove comincia la carenza strutturale del personale?

Ritorniamo al punto di partenza, la carenza strutturale di personale si potrebbe bypassare con un’ottima organizzazione. Ad esempio, la Corte dei Conti ha contestato il meccanismo degli intramoenia che agevola parecchio i medici perché utilizzano le strutture pubbliche per operare nel privato. Questo sistema ha creato un caos enorme perché molte persone prenotano nel pubblico e si ritrovano a fare la visita dopo 5-6 mesi. Per non attendere, spesso prenotano contemporaneamente in intramoenia, vengono visitati dopo 2-3 giorni ma non cancellano la visita pubblica. Si viene a creare così una sovrapposizione di dati, una confusione enorme, che finisce per penalizzare ulteriormente le persone che non possono permettersi le visite a pagamento.

Si è creato un caos per una mancanza di organizzazione, e questo fa comodo a tanti.

Il M5S ha avviato una protesta strutturata, “Sanità per Tutti”, mentre le amministrazioni comunali del Libero consorzio comunale di Ragusa hanno deciso di protestare in “ordine sparso”: a Vittoria il Sindaco Aiello è sceso in piazza, a Ragusa l’Amministrazione Cassì valuta un ricorso al TAR, a Modica la Sindaca Monisteri ha intrapreso un dialogo istituzionale. A Caltanissetta abbiamo invece assistito ad una alleanza tra i sindaci di Gela e Niscemi, di schieramenti politici opposti, che ha dato già i primi risultati. Perché questo non è avvenuto nel ragusano?

La maggior parte dei sindaci dei comuni ragusani più grossi, togliendo Vittoria, fa parte dell’area di centrodestra, compressa la presidente del Libero consorzio, quindi penso che non ci sia stata intanto la volontà da parte di questi sindaci di andare ad attaccare a muso duro il governo centrale, l’entourage politico di cui fanno parte.

L’iniziativa del Movimento 5 Stelle va avanti da un anno. “Sanità per Tutti” è partita nel giugno del 2025 da Palermo, con Giuseppe Conte. Poi abbiamo toccato tantissimi ospedali in tutti i comuni della Sicilia. Da allora, non ci siamo mai fermati di denunciare.

Ma almeno di fronte a problemi collettivi fondamentali, esiste un modo per creare un fronte politico comune?

Quando abbiano avviato “Sanità per Tutti” abbiamo invitato tutte le forze politiche. Sul palco di Palermo sono saliti PD, Sinistra Italiana, AVS, ControCorrente… , noi abbiamo cercato di aggregare per avere una protesta unitaria.

Ma a livello territoriale perché non si è riuscito a creare un “laboratorio” socio-politico partendo dai Comuni, sfruttando il fatto che, a livello nazionale, i sindaci sono rimasti gli unici politici a mantenere una fiducia dei cittadini che si avvicina al 50%?

Quello che chiede lei sarebbe possibile se ci fosse un soggetto esterno: il Prefetto. Il Prefetto potrebbe convocare tutte le forze politiche per spingerle verso una direzione unitaria. Quando l’iniziativa è presa da una singola parte politica chiaramente poi c’è una resistenza alla partecipazione.

Io sono d’accordo. Il problema è così forte e così grande che si devono superare i confini dei partiti. L’iniziativa però, a mio avviso, dovrebbe venire da un soggetto terzo, un soggetto esterno che non abbia una connotazione politica così forte. Se io dovessi organizzare ora un sit-in e invitare Maria Rita Schembari di Fratelli d’Italia, Peppe Cassi… io penso che forse verrebbero per un minuto, per un saluto, e andrebbero via. Non si sentirebbero parte di un sit-in organizzato da un’area politica che non appartiene a loro. Quello che dice lei va benissimo, io sono favorevole ma deve venire da un soggetto esterno, la figura del Prefetto è la figura più alta in provincia.

Se domani il Movimento 5 Stelle dovesse vincere le elezioni regionali e assumere la guida del governo, quali sarebbero i primi provvedimenti in ambito sanitario e, soprattutto, quanto tempo verrebbe concesso ai cittadini per valutarne i risultati?

Il Movimento 5 Stelle è l’unico partito che ha portato in questi anni i provvedimenti a discapito della classe politica. Nessuna classe politica si è mai tagliata lo stipendio da sé…

Si, ma mi indichi un’azione concreta diretta a riorganizzare la sanità siciliana.

L’azione concreta è rinunciare alle nomine politiche, fare nomine per concorso, adottare logiche meritocratiche e lasciare i manager liberi di gestire nel miglior modo possibile le ASP. Un’altra azione concreta è ridurre il numero delle ASP perché non ci servono tutti questi manager. A noi servono medici e infermieri.

PARTNER LIMEN
LIMEN – Guarda oltre la superficie