Sanità ragusana, il diritto di curarsi oltre i confini
Le proposte di Stefania Campo meritano attenzione perché invitano a guardare questa geografia nel suo insieme: personale distribuito secondo il fabbisogno, servizi capaci di raggiungere gli esclusi, sindaci riuniti intorno a una responsabilità comune.
Il paragone con l’assegnazione delle cattedre coglie un problema preciso. Campo propone di riprendere il modello delle graduatorie scolastiche: i candidati scelgono secondo la loro posizione, entro un’offerta di sedi definita dalle necessità del servizio. Applicato alla sanità, questo principio potrebbe aiutare a governare la distribuzione dei professionisti e dare ai presidi periferici una possibilità più concreta di coprire i posti vacanti.
Per LIMEN è una proposta da approfondire: la programmazione sanitaria deve garantire una risposta anche ai territori meno attrattivi.
L’efficacia di una graduatoria dipenderebbe però dai medici disponibili per ciascuna specialità e dalla loro disponibilità ad accettare gli incarichi. Occorre accompagnare l’assegnazione con équipe complete, turni sostenibili, strumenti adeguati, formazione e prospettive professionali.
Un medico deve poter costruire il proprio futuro anche a Ragusa, Vittoria o Modica. Il vero obiettivo è coprire le sedi e rendere possibile restarvi: la continuità dell’assistenza richiede entrambe le condizioni.
Anche l’ipotesi di sostituire le nove ASP con due o tre macroaree va valutata attraverso i suoi effetti sui servizi. Una struttura più ampia avrebbe senso se consentisse di condividere personale e competenze, mantenendo una conoscenza precisa dei bisogni locali. I tempi per raggiungere una visita, la disponibilità delle cure e la continuità dei percorsi dovrebbero misurare il valore della riforma.
È qui che gli «invisibili» richiamati dall’Onorevole Campo diventano decisivi. La pianificazione deve considerare chi vive e lavora nel territorio, comprese le persone che incontrano ostacoli amministrativi, linguistici o materiali nell’accesso alle cure.
La residenza anagrafica, gli accessi già registrati e le richieste di assistenza raccontano parti della domanda sanitaria; occorre individuare anche i bisogni che quelle registrazioni faticano a intercettare.
La presenza di EMERGENCY nel ragusano, con servizi di orientamento sanitario e mediazione rivolti ai braccianti, documenta quanto sia concreto questo problema.
Per LIMEN, la collaborazione tra ASP, Comuni e realtà sociali dovrebbe diventare parte stabile della programmazione: ascolto nelle campagne, prevenzione, servizi territoriali raggiungibili e orari compatibili con la vita delle persone. Anche chi fatica ad arrivare a uno sportello deve entrare nella mappa dell’assistenza.
Il diritto alla salute appartiene alla persona, qualunque siano la cittadinanza, il reddito, la condizione abitativa o lavorativa. La Costituzione lo riconosce come diritto fondamentale dell’individuo; la legge garantisce cure urgenti ed essenziali anche agli stranieri senza un soggiorno regolare. Garantire questo diritto significa rendere concretamente accessibili le cure previste, attraverso percorsi comprensibili e una presa in carico effettiva. La marginalità accresce il bisogno di protezione.
La proposta di coinvolgere il Prefetto offre infine una strada per dare una direzione comune all’«ordine sparso» dei sindaci. Un confronto promosso da una figura istituzionale esterna agli schieramenti locali potrebbe favorire la partecipazione di amministrazioni diverse. La difesa di ogni ospedale troverebbe maggiore forza dentro un progetto provinciale condiviso, costruito con ASP, Regione, professionisti sanitari e rappresentanti delle comunità.
La Prefettura potrebbe facilitare questo raccordo, mentre le decisioni e le responsabilità sanitarie resterebbero alle istituzioni competenti. Il tavolo dovrebbe produrre una ricognizione comune delle carenze, priorità motivate, impegni con responsabili e scadenze pubbliche, verifiche periodiche sui risultati. Le differenze politiche possono restare; servono accordi operativi sui bisogni dei pazienti.
Per LIMEN, la misura della riforma sarà la possibilità concreta di curarsi in ogni parte della provincia: turni coperti, prestazioni disponibili, percorsi accessibili. Quel diritto deve raggiungere anche l’ultima serra lungo una strada di campagna.


