IN BREVE
Nelle precedenti interviste, abbiamo ripercorso la storia delle principali inchieste giudiziarie che hanno travolto la Sanità e analizzato le attuali criticità della gestione sanitaria regionale.
Nella terza tappa, LIMEN sposta l’analisi a livello locale attraverso un’intervista al sindaco di Ragusa, Peppe Cassì.
Di fronte alla solitaria denuncia del sindaco di Vittoria contro la Regione Siciliana, le iniziative promosse dai Comuni del Libero Consorzio di Ragusa si rivelano frammentate e prive della necessaria incisività.
Mentre Modica e Pozzallo preferiscono la via del dialogo bilaterale con l’ASP, l’amministrazione di Ragusa sceglie la linea dura dello scontro legale, annunciando un ricorso al TAR per denunciare le gravi lacune della programmazione sanitaria regionale.
Nel corso dell’intervista, il Sindaco Cassì analizza le criticità della sanità a Ragusa, evidenziando la gravità di un sistema afflitto da liste d’attesa interminabili e Pronto soccorso in affanno. Tuttavia, è necessario incalzarlo per comprendere le radici profonde di questa crisi. Dalle sue parole emerge chiaramente una aspra “guerra dei campanili” tra i comuni della provincia, pronti a scontrarsi pur di ottenere o mantenere reparti, a prescindere dall’interesse generale dell’a comunità provinciale. Emblematico in tal senso è il caso della contesa sulla Stroke Unit.
Dall’inchiesta emerge un monito inequivocabile: finché persisterà questa frammentazione e si continuerà a ostacolare una visione del territorio come sistema unico e integrato, la provincia di Ragusa resterà confinata in quella condizione di marginalità e isolamento a cui l’ha condannata la politica sanitaria regionale.
Una sola inchiesta, tre livelli di lettura.
Visti i temi cruciali trattati, LIMEN offre differenti livelli di approfondimento. I lettori con meno tempo a disposizione potranno fermarsi alle sintesi e ai passaggi essenziali; chi desidera un’analisi esaustiva potrà invece esplorare l’intervista integrale al Sindaco Peppe Cassì, il fact-checking delle sue affermazioni e il punto di vista di LIMEN. Un approccio pensato per coinvolgere qualsiasi lettore, preservando al contempo la complessità indispensabile per comprendere lo stato attuale e le prospettive future della sanità locale.
L’INCHIESTA
INCHIESTA · 3 ARTICOLI
Tre articoli autonomi, una sola inchiesta. Questa barra resta disponibile in ogni parte per passare direttamente da un capitolo all’altro.
«Dobbiamo ancora riuscire a immaginare il territorio della nostra provincia come un unicum, e non come comuni distinti che, quasi quasi, si fanno la guerra»
C’è un contrasto stridente, quasi doloroso, tra la sapienza antica impressa nel paesaggio ragusano e il declino dei diritti fondamentali di chi lo abita. Osservando i rilievi calcarei dei Monti Iblei, dove i muretti a secco tracciano geometrie perfette e le “Cave” degradano dolcemente verso il Mediterraneo, si comprende come la bellezza di questa terra non è solo un dono della Natura. Il paesaggio ragusano è il frutto di una laboriosità umana secolare che trasmette un’immediata sensazione di ordine, operosità e misura.
Ragusa si distingue come modello d’eccellenza, vantando una delle qualità della vita più alte della Sicilia e un tasso di riscossione dei tributi locali superiore all’80%.
Questo straordinario primato nel panorama regionale e nazionale non è ascrivibile al merito di un amministratore o di un esponente o un partito politico, bensì al DNA della sua comunità.
Dietro questa facciata impeccabile si consuma tuttavia una crisi profonda e silenziosa, quella del collasso della sanità pubblica. È il dramma inaccettabile di una comunità di provincia tra le più civili e virtuose del Meridione, oggi tragicamente privata del diritto fondamentale all’assistenza medica essenziale.
La periferia che non attrae
Dal suo ufficio a Palazzo dell’Aquila, il sindaco Cassì analizza con amarezza le falle del Sistema Sanitario Nazionale, ormai incapace di garantire cure gratuite e di alto livello.
«La situazione sanitaria a Ragusa, come altrove, ci dice che il sistema sanitario nazionale non è più quel sistema di eccellenza capace di garantire cure gratuite anche di alto livello e di qualità», afferma Cassì, con la pacatezza di chi analizza un fenomeno da tempo. «Oggi, il sistema sanitario anche a Ragusa soffre, non c’è dubbio che soffra: liste d’attesa lunghe, Pronto soccorso che non riesce a smaltire le esigenze, o comunque a garantire la velocità di intervento prevista nei casi urgenti».
La radice del problema non è la mancanza di strutture fisiche, ma il vuoto umano. I bandi di concorso per i ruoli apicali nell’ospedale di Ragusa rimangono sistematicamente deserti, creando un cortocircuito in corsia.
I giovani medici preferiscono infatti le strutture di Catania o Palermo, dove i poli universitari offrono un confronto con accademici di alto livello e maggiori prospettive di crescita. Secondo Cassì, per invertire questa tendenza servirebbero incentivi mirati e vantaggi logistici o professionali per chi sceglie di operare negli ospedali di provincia, sebbene i tentativi fatti finora non abbiano dati i risultati sperati.
La Sanità ragusana tra ombre giudiziarie e isolamento politico
Il deperimento dell’immagine della sanità ragusana si intreccia inevitabilmente con un decennio segnato da ombre giudiziarie e ingerenze della politica regionale.
Negli ultimi dieci anni, la sanità ragusana è stata al centro di inchieste per corruzione e truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Sebbene i processi non abbiano portato a condanne giudiziarie significative, l’ASP di Ragusa ha avviato azioni disciplinari rigorose culminate nel licenziamento di cinque dirigenti ritenuti responsabili di illeciti a discapito del sistema sanitario.
Tra le vicende più rilevanti spicca l’inchiesta del 2018 sugli appalti per il nuovo ospedale Giovanni Paolo II, che ha visto coinvolta l’allora direttrice amministrativa Elvira Amata. Sebbene quel procedimento non si sia concluso con una condanna, Amata, attualmente assessora regionale al Turismo in quota Fratelli d’Italia, è stata nuovamente rinviata a giudizio dalla Procura di Palermo per corruzione, nell’ambito di un procedimento avviato il 7 settembre 2026.
Le opposizioni ne hanno invocato le dimissioni e pressato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ma Fratelli d’Italia fa quadrato attorno ad Elvira Amata, mentre l’assessora respinge le accuse affidandosi alla giustizia e confermando la sua ferma intenzione di rimanere in carica. Una linea di difesa legittima sul piano politico e giudiziario, che tuttavia solleva un interrogativo cruciale: quale percezione lasciano simili vicende nella comunità ragusana?
Esiste un legame di causa-effetto tra le inchieste giudiziarie che coinvolgono amministratori sanitari e politici e le criticità croniche della sanità, a prescindere dagli esiti giudiziari. L’evidenza è rivelata dai recenti e impietosi sondaggi che certificano la progressiva erosione della fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel Servizio Sanitario Nazionale.
Il riscontro più evidente e recente arriva dal 58° Rapporto Censis, pubblicato nel dicembre 2024: appena il 27,9% degli italiani nutre fiducia nel sistema sanitario sentendosi «al sicuro», mentre ben il 63,4% manifesta profonda sfiducia, timoroso di non ricevere cure adeguate in caso di necessità. A ciò si aggiunge un dato emblematico: l’84,2% della popolazione è convinto che chi dispone di maggiori risorse economiche possa curarsi più rapidamente e con standard più elevati rispetto alle fasce meno abbienti.
A queste ferite si somma l’emarginazione politica derivante da un impianto regionale marcatamente centralizzato, storicamente sbilanciato a favore dei grandi centri urbani.
«Rispetto alla politica sanitaria regionale, siamo un po’ ai margini», denuncia Cassì, evidenziando come Ragusa, pur possedendo tutti i requisiti necessari, sia stata esclusa dalla realizzazione della Casa di Comunità a causa di un grave errore tecnico di programmazione.
La “guerra dei campanili” e la sentenza sulla Stroke unit
Di fronte a tali criticità infrastrutturali, la risposta del territorio ibleo appare frammentata e priva di una visione strategica condivisa. I sindaci procedono in ordine sparso: Vittoria sceglie la mobilitazione di piazza, Pozzallo predilige trattative bilaterali con l’ASP e Ragusa affida le proprie istanze a ricorsi solitari al TAR.
A seguito di un vivace confronto, nel corso del quale è stato ripetutamente incalzato sulle ragioni di tale frattura, il sindaco Cassì ha infine ammesso la criticità di fondo della questione.
«Dobbiamo ancora riuscire a immaginare il territorio della nostra provincia come un unicum, e non come comuni distinti che, quasi quasi, si fanno la guerra quando l’Azienda Sanitaria fa una scelta finalizzata ad ottimizzare i servizi», avverte Cassì. «Nel nostro territorio abbiamo tre ospedali distanti appena quindici o venti chilometri l’uno dall’altro: è irrazionale pretendere di duplicare l’offerta di tutti i reparti in ciascuno di essi. La strategia vincente consiste nell’istituire centri di eccellenza distribuiti in modo complementare».
La prospettiva tracciata da Cassì emerge con ancora maggiore chiarezza quando gli viene chiesto conto dell’isolamento in cui è stato lasciato il sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, nonostante le sue denunce su criticità che coinvolgono l’intero territorio provinciale.
«Parliamo di Stroke unit. Stiamo parlando di un reparto che ti permette di salvare la vita soltanto se arrivi in tempo. È fondamentale che il reparto si trovi nel luogo della provincia che è baricentrico, che è raggiungibile con lo stesso tempo da Pozzallo o da Acate».
«C’è una sentenza del TAR che stabilisce che la stroke unit deve essere fatta a Ragusa», prosegue Cassì. «Non lo dice il sindaco di Ragusa, lo dice una Sentenza. Da quando la Sentenza è passata in giudicato sono passati anni, e per molto tempo non abbiamo avuto nessun riscontro. Ma perché? Perché la Stroke unit in questo momento è a Vittoria. È un reparto importante con un dirigente di altissimo valore. L’idea di spostarlo a Ragusa fa letteralmente uscire di senno il sindaco di Vittoria, secondo me sbagliando. Non è una questione di Vittoria o Ragusa o Comiso, è una questione strategica, visto che ce n’è una sola in provincia».
L’emblema di questa guerra fratricida si consuma quindi attorno alla Stroke Unit, il reparto salvavita per le ischemie cerebrali attualmente attivo a Vittoria, ma destinato al capoluogo in ottemperanza a un preciso pronunciamento amministrativo. La IV Sezione del TAR di Catania, con la sentenza n. 214 del 2021, ha infatti sancito l’inderogabile necessità di collocare il servizio nel baricentro geografico della provincia. Quella richiamata da Cassì è dunque una sentenza esecutiva che, ad oggi, risulta inattuata.
Il fronte comune come unica via d’uscita
Le dichiarazioni del sindaco di Forza Italia, Cassì, trovano eco nelle parole rilasciate a LIMEN dal deputato regionale del Partito Democratico, Nello Dipasquale. Nonostante appartengano a schieramenti contrapposti, i due esponenti politici delineano una visione condivisa: respingono la logica del doppione ospedaliero, denunciano l’emarginazione subita da parte di Palermo e rivendicano con forza una sanità basata esclusivamente sul merito anziché sulle tessere di partito.
La risoluzione di questa crisi richiede inderogabilmente un “Patto di Compensazione Territoriale” sottoscritto da tutti i dodici sindaci iblei. In ottemperanza alla sentenza del TAR, Ragusa deve assumere il ruolo di Hub provinciale per l’emergenza tempo-dipendente, finalizzando il raddoppio dell’Ospedale “Giovanni Paolo II” grazie ai necessari finanziamenti regionali. Al contempo, per evitare la marginalizzazione e l’impoverimento dei territori periferici, i presidi ospedalieri di Vittoria e Modica dovranno essere riconvertiti e politicamente tutelati come Centri d’Eccellenza dedicati alla chirurgia d’elezione e alla riabilitazione avanzata.
La comunità ragusana che versa oltre l’80% dei propri tributi non può rassegnarsi a un destino di marginalità sanitaria. Solo superando ogni logica di campanile e unendo le forze in un fronte politico e civico coeso nei confronti della Regione, Ragusa e il suo intero territorio potranno esigere che il diritto alla salute torni a rispecchiare l’efficienza, il decoro e la dignità della propria terra.


