Le inchieste di LIMEN
SANITÅ RAGUSANA
Quinta puntata
IN BREVE
Nelle scorse interviste abbiamo raccolto la forte denuncia del sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, e ripercorso le principali inchieste giudiziarie che hanno segnato la sanità siciliana. Abbiamo inoltre analizzato le criticità della gestione regionale della sanità con l’onorevole Nello Dipasquale, approfondito le problematiche del capoluogo ibleo con il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, ed esplorato una possibile via per una politica sanitaria provinciale condivisa insieme all’onorevole Stefania Campo. Infine, con la sindaca di Modica, Maria Monisteri Caschetto, abbiamo esaminato come le difficoltà di un contesto di dissesto finanziario possano trasformarsi in un virtuoso laboratorio di cittadinanza attiva.
Nella quinta tappa, LIMEN accende i riflettori sulla salute intesa come bene collettivo attraverso un’intervista esclusiva all’Assessore alla Sanità di Ragusa, Giovanni Iacono.
La situazione delineata rivela una profonda contraddizione: l’eccellenza e la professionalità dei tre presidi ospedalieri ragusani convivono con criticità strutturali che ostacolano la piena tutela del diritto alla salute.
Iacono individua nell’«eccessiva ingerenza della politica» uno dei principali ostacoli all’applicazione della riforma dell’assistenza territoriale. Il rapporto GIMBE inserisce questa diagnosi nel più ampio panorama nazionale e internazionale, caratterizzato da criticità legate alle risorse, alle crescenti disuguaglianze e a liste d’attesa così lunghe da spingere i cittadini alla rinuncia alle cure.
Lo sguardo si sposta poi verso Cava Santa Domenica. Il parco urbano del capoluogo ibleo è il simbolo di un percorso di pianificazione avviato nel 2018, che unisce la corretta gestione dei fondi pubblici alla partecipazione attiva della società civile. Le criticità politiche dell’organizzazione sanitaria restano irrisolte, ma questa virtuosa esperienza indica una direzione precisa: progettare luoghi di cura e servizi sociosanitari fianco a fianco con la comunità. È così che Ragusa muove i primi passi per affermarsi come vera e propria Health City.
Una sola inchiesta, tre livelli di lettura.
Visti i temi cruciali trattati, LIMEN offre differenti livelli di approfondimento. I lettori con meno tempo a disposizione potranno fermarsi alle sintesi e ai passaggi essenziali; chi desidera un’analisi esaustiva potrà invece esplorare l’intervista integrale all’Assessore Giovanni Iacono e il punto di vista di LIMEN. Un approccio pensato per coinvolgere qualsiasi lettore, preservando al contempo la complessità indispensabile per comprendere lo stato attuale e le prospettive future della sanità locale.
L’INCHIESTA
INCHIESTA · 3 ARTICOLI
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«La sanità soffre l’eccessiva ingerenza della politica e scelte di cui la rappresentanza politica non ha neanche le competenze.»
Ci incontriamo in un bar che domina il parco urbano di Cava Santa Domenica. La valle è sotto di noi, nel cuore di Ragusa. Giovanni Iacono ha già risposto alle nostre domande con precisione, fornendo dati statistici e riferimenti per mettere a fuoco le difficoltà della sanità ragusana. Eppure, davanti al parco, il racconto prende un’altra direzione. Per capire dove comincia la cura bisogna guardare anche fuori dagli ospedali.
Iacono, assessore alla Sanità, alle Politiche della salute e allo Sviluppo di comunità del Comune di Ragusa, con incarichi nazionali e regionali in Federsanità–ANCI, parte da una contraddizione: nei tre presidi ospedalieri della provincia lavorano professionisti di alto livello, esistono eccellenze, ma il diritto alla salute continua a incontrare ostacoli. «Ci sono sicuramente disfunzioni e inefficienze, come ci sono, senza che facciano rumore, situazioni di eccellenza».
Poi indica il nodo: «La sanità soffre, in generale, l’eccessiva ingerenza della politica e in scelte di cui la rappresentanza politica non ha neanche le competenze». Precisa: «Non mi riferisco ai sindaci. Paradossalmente, i sindaci fanno la parte minore della politica». Le scelte decisive, spiega, si compiono soprattutto a livello regionale.
Nella sua lettura, strumentalizzazioni e interferenze ostacolano una riforma dell’assistenza territoriale che potrebbe migliorare i servizi. Sul passato management dell’ASP di Ragusa il giudizio è netto: «Lo dico chiaramente: per incompetenza, e non voglio dire altro…». Gli attribuisce errori nella programmazione della Casa di Comunità e nella distribuzione della rete ospedaliera, mentre le conseguenze raggiungono chi aspetta una risposta sanitaria.
«Se solleciti ti viene risposto di attendere… Ti scontri con una situazione in cui ti chiedi: ma di fatto, chi decide?». La domanda attraversa anche la Conferenza dei sindaci, sede nella quale Iacono porta le criticità. Le rassicurazioni possono arrivare prima della soluzione. Per il paziente, intanto, il tempo continua a passare.
Il 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato il 7 ottobre 2026, allarga questa attesa alla dimensione del Paese. Secondo i dati ISTAT del 2024 riportati nel documento, il 9,9% della popolazione, oltre 5,84 milioni di persone, ha rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno. Pesano i tempi troppo lunghi, le difficoltà economiche, gli ostacoli di accesso. Il dato nazionale descrive il contesto in cui si collocano anche le difficoltà ragusane.
«Quando i tempi sono lunghi i cittadini sono costretti a rivolgersi al privato o a dover rinunciare in caso di difficoltà economiche», osserva Iacono. Segnala recuperi nelle attese per chirurgia e ricoveri a Ragusa, insieme a criticità in diagnostica per immagini, cardiologia e oculistica. Il punto più doloroso resta la persona che rinuncia alla visita perché non può pagare. «Non è problema di inefficienza gestionale ma di disuguaglianza sociale».
Il divario sanitario si allarga a livello nazionale. Secondo le proiezioni OCSE per il 2025 elaborate dalla Fondazione GIMBE, la spesa sanitaria pubblica in Italia si ferma al 6,2% del PIL, a fronte di una media del 7,1% registrata nei Paesi di riferimento. Il Paese continua così a investire nella salute una quota di ricchezza inferiore rispetto ai principali partner internazionali, alimentando un disavanzo strutturale che si riflette inevitabilmente anche sui territori e sul dibattito locale riguardo alla sostenibilità e all’accesso alle cure.
Iacono invita però a distinguere: «Non è quindi vero che per la sanità vengono spesi meno soldi!». Anche GIMBE registra l’aumento degli stanziamenti nominali; ne esamina però il valore alla luce dell’inflazione e dei costi assorbiti dalla pandemia. Più euro iscritti nei bilanci possono convivere con servizi insufficienti. Per misurare il risultato bisogna arrivare fino alla visita medica ed alla continuità dell’assistenza sanitaria.
La possibilità di cambiare passa dal territorio. Iacono richiama il DM 77 del 2022, le Case e gli Ospedali di Comunità, la presa in carico delle malattie croniche. Medici di famiglia, specialisti e infermieri dovrebbero lavorare insieme, intercettando i bisogni prima che raggiungano il pronto soccorso. «La Casa di comunità è un insieme di servizi territoriali e presuppone un cambio anche di natura culturale che veda come primi protagonisti i Cittadini».
Qui la riforma incontra i primi ostacoli: «Sono state fatte le mura ma… da sole non curano». Il rapporto GIMBE richiama una distinzione essenziale anche per gli investimenti europei del PNRR: completare strutture e rendicontare obiettivi non dimostra, da solo, che siano migliorati accesso e qualità delle cure. Servono personale stabile, servizi operativi, percorsi che colleghino ospedale e territorio. Il successo deve diventare visibile nella vita dei pazienti.
È a questo punto che la vallata entra nell’intervista. L’Assessore Iacono parla di Health City, la città che assume la salute come bene collettivo. «Quando parliamo di salute non ci riferiamo soltanto al benessere fisico, ma anche a quello psicologico, culturale». Urbanistica, mobilità, verde pubblico, ambiente e scuola, spiega, possono favorire il benessere oppure comprometterlo. Le decisioni di un Comune entrano così nella salute quotidiana delle persone.
Il contesto internazionale offre una chiave di lettura essenziale per comprendere la realtà ragusana. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, una città sana si sviluppa attraverso un percorso costante di miglioramento degli ambienti fisici e sociali e di coinvolgimento attivo delle comunità nei processi decisionali. Una analisi dell’OMS dedicata agli spazi verdi urbani evidenzia significativi vantaggi per la salute e la coesione sociale, in particolare quando gli interventi di riqualificazione vanno di pari passo con la partecipazione civica. Nel contesto della Cava, questo legame prende vita attraverso l’esperienza di Vanessa Boscarelli.
LIMEN l’ha incontrata sul sentiero principale, mentre conversava con quattro amici. Vanessa si muove in sedia a rotelle e conosce una città fatta di salite, marciapiedi alti, scivoli bloccati. «Ragusa è una grande barriera architettonica», ha raccontato. Nel parco può passeggiare, fermarsi a parlare, trascorrere il tempo con gli altri. Una possibilità ordinaria, che per lei acquista un valore enorme. La salute comprende anche questa autonomia, il sollievo di sentirsi parte della propria città.
Iacono riconosce la distanza ancora da colmare: «Quando Vanessa dice che Ragusa è “una grande barriera architettonica” dice la verità. Lei lo vive come tante altre persone». Poi ricostruisce il percorso: «Dal 2018 lavoriamo per migliorare il livello di salute dei nostri concittadini». Il parco è uno dei risultati di quella programmazione, orientata alla cura e all’accessibilità. Ricorda anche l’asilo nido di Marina di Ragusa che mancava, e il polo dell’infanzia realizzato. «C’è ancora tanto da fare», avverte.
Il recupero della valle racconta come la preparazione dei progetti e la capacità di reperire e gestire fondi pubblici possano tradursi in un luogo fruibile. I reportage di LIMEN hanno ricostruito il lavoro avviato nel 2018 e il percorso di democrazia partecipativa: visite al cantiere, incontri con associazioni e cittadini, aspettative raccolte per orientare attività e gestione del parco. La società civile ha aiutato gli amministratori a comprendere come la comunità desiderasse vivere quello spazio.
Quella partecipazione continua nei suggerimenti di Vanessa sulla segnaletica e sui parcheggi riservati vicino agli ingressi. L’esperienza di chi usa un luogo rivela ciò che deve ancora essere migliorato.
È la stessa comunità che l’Assessore Iacono richiama per l’assistenza territoriale: cittadini capaci di contribuire alle scelte, professionisti ascoltati, amministratori responsabili dei risultati. Nel monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza del 2024, GIMBE segnala la Sicilia inadempiente nell’area della prevenzione. Costruire salute prima della malattia resta una necessità concreta.
Una strada possibile consiste nel portare questo metodo nella programmazione sanitaria iblea: mettere in relazione i servizi sociali dei Comuni e quelli sanitari dell’ASP, organizzare équipe territoriali effettive, coinvolgere cittadini e operatori nella verifica di accessibilità, tempi e continuità delle cure. «Abbiamo il dovere di dare attuazione alle riforme in atto con il coinvolgimento, costruttivo, di tutti, dai soggetti istituzionali ai cittadini, altrimenti nessuna riforma otterrà risultati», dice Iacono.
Le questioni politiche che frenano il buon funzionamento della sanità ragusana restano lontane dall’essere risolte. Eppure il percorso intrapreso dal Comune di Ragusa offre un’esperienza che altre amministrazioni possono seguire: programmare, usare bene le risorse, ascoltare le persone, verificare ciò che cambia nella loro vita.
Ragusa, forse, sta cominciando a riconoscere la città della salute che ha già iniziato a costruire. La valle, diventata parte della sua identità, ne offre una prima esperienza. La prova successiva attende fuori dal parco: far sì che chi ritrova il diritto di vivere la propria città trovi anche, quando si ammala, una cura che arrivi in tempo.


